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pubblicato il 19 ottobre 2016

Downsizing, è giunta al termine la corsa alle piccole cilindrate?

I piccoli motori turbo saranno in difficoltà con il test RDE, quindi le case stanno pensando a tornare alle “vecchie” abitudini

Downsizing, è giunta al termine la corsa alle piccole cilindrate?
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La riduzione della cilindrata è un trend fra i più comuni da inizio anni ’00, quando cominciò a diffondersi il termine inglese downsizing e le case automobilistiche lanciarono i primi motori sovralimentati dalla cubatura ridotta. Fino ad allora i motori a gasolio per le berline medie erano tradizionalmente 1.9, poi sostituiti dai più moderni 1.5 o 1.6. Stesso discorso per i benzina: i 1.6, 1.8 e 2.0 aspirati hanno lasciato spazio ai 1.2, 1.4 e 1.6 turbo, talvolta a tre cilindri, privilegiati in virtù dei minori consumi e dell’impatto energetico più contenuto. Queste convinzioni saranno fatte vacillare dal nuovo test europeo in fatto di emissioni inquinanti, più severo di quello oggi in vigore, basato su test in condizioni reali e non più di laboratorio: il ciclo RDE verrà introdotto dal 1 settembre 2017 e costringe le case automobilistiche a rivedere le strategie in maniera di evoluzione tecnica.

Con l’RDE si torna a cilindrate superiori

La modifica più significativa riguarda proprio l’architettura dei motori, che torneranno ad avere cilindrate superiori. L’agenzia di stampa Reuters anticipa ad esempio che General Motors non sostituirà l’odierno 1.2 a gasolio, ma lancerà un motore dalla cubatura del 25/30% superiore. Lo stesso faranno Renault e Volkswagen: la casa francese intende aumentare la cilindrata di circa il 10% sul motore che sostituirà il 1.6 diesel, mentre il 1.4 a gasolio della Polo verrà sostituito dal 1.6. Il perché di questa decisione è giustificato da argomentazioni essenzialmente tecniche: nel vecchio ciclo di test i motori venivano fatti lavorare in condizioni poco impegnative, a velocità ridotta e con temperature non elevate (quando la resa è superiore), ma i valori ottenuti in sede di omologazione peggiorano sensibilmente una volta che le automobili vengono guidate su strada pubblica. Da qui l’aumento dei consumi e delle emissioni.

Le tecniche odierne non sono più efficaci

Alain Raposo, a capo della sezione motori per il gruppo Renault-Nissan, ha confessato a Reuters che "le tecniche utilizzate per ridurre la cilindrata dei motori non ci permetteranno più di rispettare gli standard in termini di emissioni". Le case automobilistiche sono quindi propense ad incrementare la cilindrata ed a tagliare i motori più compatti, ovvero i benzina sotto i 1.2 litri ed i diesel sotto i 1.5 litri, che promettono vantaggi in fase di omologazione ma non li rispettano quando l’auto viene guidata su strada. Il tema è legato soprattutto alle emissioni di ossido d’azoto (NOx), prodotto in quantità maggiore dai diesel, che sotto sforzo oltrepassano fino al 15% i limiti stabiliti per legge. Da qui l’esigenza di sviluppare motori che sopperiscano a tale mancanza, in attesa che si diffondano soluzioni ibride o elettriche.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , inquinamento


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