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Retrospettive

pubblicato il 16 ottobre 2016

Opel Frontera, non chiamatela SUV

Perché non lo è, visto che si tratta di un fuoristrada vero, di origine “rude” Isuzu

Opel Frontera, non chiamatela SUV
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La moda degli sport utility vehicle è ancora di là da venire, soprattutto in Europa, ma in General Motors hanno un'intuizione: civilizzare un mezzo spartano e progettato per l'offroad e provare a venderlo a un pubblico più ampio. La base di partenza viene identificata nelle Isuzu (marchio nell'orbita del "tentacolare" gruppo americano) MU e Isuzu Wizard, che poi sono la stessa macchina, solo che la prima ha tre porte e la seconda cinque. L'operazione di ammorbidimento di MU e Wizard coinvolge anche il marchio: via Isuzu, benvenuta Opel. Il nome? Frontera. Che suona un po' ispanico e un po' avventuriero, com'è giusto che sia, del resto, dato il genere di vettura. La Frontera viene svelata 25 anni fa al Salone di Ginevra e nel 1992 debutta anche sul mercato italiano. Prodotta in Inghilterra, a Luton, ha una carriera piuttosto lunga che la vede rimanere nei listini Opel fino al 2003, anche se nel 1998 viene sottoposta a modifiche importanti, tanto che si parla di Frontera B.

"Giocattolone" o station wagon rialzata

Se Isuzu propone due carrozzerie, Opel non è da meno: la Frontera viene venduta in variante Sport (3 porte) e Wagon (cinque porte e passo lungo). Sebbene le due auto condividano praticamente tutto, il loro aspetto è molto differente, così come la clientela alla quale si rivolgono. La prima, com'è facile intuire, si rivolge più ai single, caso mai alle coppie, grazie al suo look da "big-toy", un po' anche da buggy ingigantito. La seconda è perfetta per le famiglie che vivono in montagna o in campagna, o che amano andarci spesso, senza farsi troppi problemi quando l'asfalto finisce; anzi, è proprio lì che inizia il bello. Qualcuno, senza dubbio un po' ottimisticamente, nella Frontera Wagon ci vede un po' di Range Rover: trovare le somiglianze, si sa, è questione molto soggettiva, proprio come nel caso delle persone. Detto questo, la Frontera - sia la 3 sia la 5 porte - va ben oltre la nicchia degli appassionati di fuoristrada: il suo successo è più che buono, soprattutto se si pensa che non è certo l'inizio degli anni Novanta il periodo d'oro per questo genere di macchine.

Longheroni e traverse e passa la paura

Come anticipato, la Frontera è un'offroad vera, di quelle che preferisce le mulattiere e le dune di sabbia all'asfalto. Non potrebbe essere diversamente, visto che il telaio Isuzu su cui è costruita è a longheroni scatolati e traverse: il meglio, per superare gli ostacoli del fuoristrada. Anche la trasmissione è di quelle che non temono l'aderenza (quasi) zero: la trazione integrale non è permanente ma inseribile manualmente; su asfalto o comunque quando l'aderenza è ottimale, spingono solo le ruote posteriori. In caso di necessità si possono chiamare in causa anche quelle davanti, insieme magari alle marce ridotte; manca invece il blocco del differenziale centrale.

Solida più che raffinata

La Frontera è più massiccia e resistente ai maltrattamenti che raffinata: la cosa certo non stupisce, se si pensa che il suo DNA è quello di un fuoristrada, per di più giapponese. Le plastiche degli interni, per esempio, sono tutto meno che ricercate nel look, ma dimostrano di saper durare negli anni. Stesso discorso per la meccanica, robusta e affidabile: certo chi volesse acquistare una Frontera oggi, ovviamente usata, dovrebbe prestare molta attenzione allo stato d'usura e sollecitazione della meccanica, perché contando proprio sulla sua robustezza, sono molti gli esemplari, fra quelli che si trovano in vendita, parecchio sfruttati, per non dire altro.

Dalle balestre alle molle

Il "patentino" da fuoristrada vera, oltre al telaio a longheroni e traverse, alla Frontera lo danno di diritto anche le sospensioni posteriori a balestre. Sì, avete letto bene. Una soluzione effettivamente "estrema", per un'auto venduta in Europa, e che non a caso viene abbandonata già nel 1995, quando anche i motori conoscono un bell'upgrade: il 2.4 a benzina da 125 CV della wagon viene rimpiazzato da un 2.2 da 136 CV, mentre il 2.3 a gasolio da 100 CV lascia spazio a un 2.8 da 113 CV; quest'ultimo viene però abbandonato nel giro di un anno, in Italia, perché penalizzato dal "superbollo" che colpisce i motori diesel di cilindrata superiore a 2,5 litri. Tanto di guadagnato, per i clienti italiani, perché al suo posto arriva il 2.5 VM, molto più moderno, omologato Euro 2 e forte di 115 CV.

Nel 1998 la Frontera "B"

A sette anni dal lancio, Opel mette mano pesantemente alla Frontera: nel design ma soprattutto nel telaio, alla ricerca di un comportamento stradale più… Stradale: la fuoristrada tedesca, infatti, complice il peso, l'assetto da offroad e il baricentro alto, è sempre stata ostica tra le curve e non molto confortevole sulle buche, dove il "rimbalzo" era la regola. Cambiano ancora una volta anche i motori: arriva il 3.2 V6 a benzina da 205 CV e il diesel cala da 2,5 a 2,2 litri, ma guadagna l'iniezione diretta e l'intercooler, confermando i 115 CV di potenza.

Autore: Adriano Tosi

Tag: Retrospettive , Opel , auto europee


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