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pubblicato il 10 ottobre 2016

Giovani al volante, quanti brutti vizi

Spesso quando commettono imprudenze rafforzano la loro convinzione di essere "immuni"

Giovani al volante, quanti brutti vizi

I numeri sulle giovani vittime al volante sono impietosi. Infatti, in Italia, i morti in incidenti stradali sono stati oltre 3400 nel 2015; per gli uomini, la classe di età con il maggior numero di decessi è quella dei maggiorenni sotto i 24 anni (addirittura 236). Non solo: per i feriti l'età con la frequenze più elevata è quella dei patentati sotto i 29 anni, con un "esercito" di 50.000 feriti. Ma qual è la causa numero uno dei sinistri fra i ragazzi? Dito puntato contro eccesso di velocità e distrazione. In particolare, l'utilizzo improprio del cellulare da parte dei ragazzi, che stanno al volante tenendo in mano l'apparecchio. Addirittura, si parla di "dipendenza" da telefonino, che indurrebbe soprattutto gli under 25 a controllare il dispositivo, per impedire che una sorta di "ansia da mancata lettura della notifica" prenda il sopravvento. Tanto che, per sensibilizzare i ragazzi sul tema, l'ACI ha di recente lanciato un'iniziativa dal titolo "Guarda la strada, non lo smartphone". Idem l'Anas (Quando guidi, guida e basta). Come già evidenziato in passato da Ford, il cellulare usato male al volante è un guaio un po' in tutta Europa. Su un campione di 7.000 giovani europei compresi nella fascia di età 18-24 anni, un giovane guidatore europeo su 4 (in Italia 1 su 5) ammette di controllare con frequenza il telefono mentre guida o di scattarsi i selfie.

Alcol, assassino silenzioso

Ma le statistiche Istat dimenticano volutamente l'alcol, in quanto non vengono raccolti dati a sufficienza. Attenzione: in Europa, l'Organizzazione mondiale della sanità stima che almeno un sinistro su tre sia dovuto all'ebbrezza. Il tutto, mentre il nostro ministero della Sanità ha denunciato il dilagare del fenomeno del binge drinking, cioè il consumo di eccessive quantità (6 o più bicchieri di bevande alcoliche) in una sola occasione al fine di ubriacarsi in modo intenzionale. In Italia, un giovane su 10 ammette di aver guidato sotto l'effetto di alcol e il 6,6 di essere stato passeggero in una macchina con conducente sotto l'effetto di alcolici. Per quanto riguarda le droghe, si brancola nel buio, essendoci grosse difficoltà a determinare con precisione a multare i responsabili e, quindi, a determinare le cause del sinistro.

Arrivano le conferme

Di recente, uno studio Ford ha confermato i dati di cui sopra. Gli studenti universitari europei sono in fondo alla classifica quando si parla di responsabilità alla guida poiché, per loro stessa ammissione, utilizzano il cellulare mentre guidano, non rispettano i limiti di velocità e si mettono al volante dopo aver assunto bevande alcoliche. La ricerca condotta su 6.500 giovani tra i 18 e i 24 anni in Italia, Regno Unito, Germania, Francia e Spagna, svela che il 57% degli intervistati dichiara di aver più volte superato i limiti di velocità consentiti, il 43% di aver inviato messaggi di testo e il 36% di aver effettuato telefonate mentre era alla guida, il 16% di aver guidato senza allacciare le cinture di sicurezza, il 15% di essersi scattato un selfie e il 13% di essersi messo al volante dopo aver assunto alcolici.

Sentirsi invincibili

C'è poi un aspetto psicologico da evidenziare. Secondo l'Ania (Associazione assicurazioni), spesso i ragazzi pensano che l'incidente sia frutto della fatalità o della responsabilità altrui. Questo, sommato al senso di onnipotenza tipico delle classi d'età giovanile, genera un mix deflagrante che porta i giovani a un pensiero sbagliato: l'incidente a loro non capita. Si verifica il "Paradosso del giovane guidatore" (illustrato da A.M. Giannini, F. Lucidi, Icaro 2007): ogni volta che un guidatore inesperto mette in atto un'imprudenza senza pagarne le conseguenze, si rafforza nella sua convinzione di essere immune dai rischi di incidente stradale. Un po' come OmniAuto.it ha denunciato parlando di colpo di sonno al volante: fra le cause, la sopravvalutazione di se stessi.

Quale obiettivo

Naturalmente l'obiettivo non è quello di aspettare che questo circolo vizioso venga interrotto da un incidente, ma quello di mettere in atto strategie di intervento, capaci di contrastare le pericolose tendenze "fataliste" di fronte all'incidentalità stradale. Si avverte, dunque, l'urgenza di un'attività formativa delle giovani generazioni che abbia come obiettivo la costruzione di una cultura della sicurezza stradale ad ampio spettro: dall'analisi delle azioni che comportano un rischio per se stessi e per gli altri, alla promozione degli atteggiamenti utili a prevenirle.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , dalla rete , neopatentati , sicurezza stradale , sondaggi


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