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Interviste

pubblicato il 4 ottobre 2016

Ferrari Rex, l’uomo Enzo Ferrari, oltre la sua leggenda [VIDEO]

Abbiamo intervistato Luca Dal Monte, autore della biografia dedicata al Drake più completa di sempre

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“Una vita tormentata e tormentosa, forse più tormentata che tormentosa”: così Luca Dal Monte, autore di Ferrari Rex, introduce l’uomo Enzo Ferrari. Sì perché del Drake, il fondatore del marchio del Cavallino Rampante, si sa tutto quello che lui stesso ha voluto che si sapesse. Nulla di più. Le imprese delle sue auto sulle piste di tutto il mondo sono note a tutti, la meraviglia estetica e tecnologica delle sue macchine anche. Ma pochi, pochissimi, possono affermare di averlo conosciuto. Dei tantissimi libri che sono stati scritti su di lui, nessuno, prima di Ferrari Rex, si addentrava così tanto nell’Enzo Ferrari uomo, il cui carattere non è certo semplice, ma la cui vita, tormentata appunto, contribuisce a rendere ancor più indecifrabile. Episodi come la morte dei suoi compagni di squadra prima, dei suoi piloti poi, e soprattutto quella del figlio Dino, lasciano su di lui un’impronta indelebile. A tutto ciò, si aggiunge l’intelligenza di Enzo Ferrari nel capire che questo mistero attorno alla sua persona contribuisce a rendere ancora più speciale la sua azienda e i suoi prodotti

Enzo Ferrari e Steve Jobs, quante analogie

L’Enzo Ferrari che emerge in Ferrari Rex - frutto di 8 anni di ricerca negli archivi pubblici e privati e di colloqui con persone a lui vicine - è un uomo senza dubbio dal grande pelo sullo stomaco (come tutti i grandi imprenditori e dirigenti d’azienda), ma anche più fragile di quanto venga solitamente riconosciuto; la sua tenacia nel raggiungimento degli obiettivi, nonostante le numerose difficoltà, è stata troppo spesso confusa per arroganza. Una forza che ha permesso alla Ferrari di diventare ciò che è oggi, ovvero uno dei marchi automobilistici - e non solo - più noti e apprezzati al mondo. Un po’ come sarebbe successo anni dopo alla Apple, il cui fondatore e uomo simbolo, Steve Jobs, non a caso ha moltissimi punti in comune con Ferrari: la già citata tenacia, per esempio, ma anche la capacità di motivare gli uomini, di tirare fuori da ciascuno il meglio. Enzo Ferrari stesso, del resto, amava definirsi un “agitatore di uomini e di idee”. Proprio come Steve Jobs: avere la capacità di circondarsi degli uomini migliori, motivarli, lasciarli camminare con le proprie gambe ma tenendo tutto sotto controllo.

Ferrari come costruttore di automobili. Proiettato nel futuro

Le doti straordinarie di Enzo Ferrari come imprenditore si manifestano quando, ancora giovane, riesce a “bypassare” il vincolo posto dall’Alfa Romeo dopo la loro separazione (Enzo Ferrari, in seguito a una breve esperienza come pilota, gestisce le vetture del Biscione con la propria scuderia): per 4 anni non avrebbe dovuto costruire automobili da corsa né usare il proprio nome nelle competizioni. Ferrari fonda la Auto Avio Costruzioni, realizza due vetture e riesce a convincere i dirigenti dell’Alfa Romeo di non aver violato nessuno vincolo, ma di aver solo prestato la propria opera a due ricchi clienti. Qui ha inizio la leggenda di un marchio, guidato da un uomo per cui la macchina (ma anche la vittoria in pista) più bella è sempre la prossima, perché un vincente come lui non è mai contento, vuole mantenersi al top e migliorare costantemente.

Il rapporto di amore e odio con Alfa Romeo

“E come se avessi ucciso mia madre”. La frase è forte e la pronuncia Enzo Ferrari quando batte per la prima volta l’Alfa Romeo in pista. Potrebbe sembrare un eccesso, ma non lo è per chi, come lui, con l’auto ha un rapporto umano. Sì, proprio così: Ferrari è arrivato a dire che non sarebbe mai stato un pilota vincente perché non sarebbe mai stato in grado di maltrattare le macchine come invece facevano i piloti più forti. Ne aveva troppo rispetto. Alfa Romeo rimarrà per sempre tra i suoi primi pensieri. Addirittura, sul letto di morte e con le energie ormai al lumicino, durante il GP d’Inghilterra del 1988 chiede al figlio Piero: “Ma almeno le Alfa Romeo le abbiamo dietro?”. Le Alfa Romeo non correvano più in Formula 1 da diversi anni, eppure uno dei suoi primi pensieri era sempre quello.

Autore: Redazione

Tag: Interviste , Ferrari , auto italiane , interviste , libri


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