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pubblicato il 4 ottobre 2016

Petrolio, tagli all’estrazione? Scenari incerti

Dopo l’eventuale accordo dei Paesi produttori gli equilibri economici vacillano

Petrolio, tagli all’estrazione? Scenari incerti

Se il petrolio costa poco, perché il prezzo salga basta produrne meno. In parole povere, è questo il ragionamento seguito dall’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, l’OPEC, che ha raggiunto un’intesa preliminare, nel vertice informale di Algeri, a fine settembre: manca ancora l’ufficialità (la ratifica è prevista per il 30 novembre a Vienna). L’obiettivo è congelare i livelli di produzione al limite di 32,5-33 milioni di barili al giorno per l’intero cartello: circa 700.000 barili quotidiani in meno. Però attenzione: in Austria, durante il vertica ufficiale, dovranno essere assegnati i livelli produttivi consentiti a ciascun Paese, una sorta di quota individuale, e qui potrebbero scontrarsi gli Stati aderenti al cartello (che controllano circa il 78% delle riserve mondiali accertate di petrolio). È tuttavia vero che un primo risultato di questa iniziale "stretta di mano" c’è: ieri, il prezzo del petrolio ha raggiunto il livello più alto dal mese di agosto e ha segnato i 50 dollari al barile.

Le stime

Sul prezzo del barile, le stime sono cambiate d’improvviso. Andiamo a sentire Goldman Sachs: prima del pre-accordo OPEC di Algeri, per il quarto trimestre 2016, il prezzo "pronosticato" era di 43 dollari a barile; adesso, per la prima metà del 2017, si viaggerà fra i 50 e i 53 dollari, perché quell’enorme surplus globale che poteva esserci con una normale produzione, non ci sarà invece col taglio. Era addirittura dalla crisi del 2008 che l’OPEC non arrivava a una decisione simile: è stata spinta al grande passo dall’eccesso di offerta globale e dalle immense scorte che si stanno creando. Secondo Commerzbank, l’intesa preliminare dell’Opec è un "atto disperato": l’eccesso di produzione non verrà eliminato. Oltretutto, pare che la Russia non intenda abbassare il suo livello di produzione. "Tutto dipenderà dalla situazione macroeconomica - ha dichiarato il ministro dell’energia, Alexander Novak -, ma ci concentriamo sul mantenimento dei livelli di produzione attuali".

Chi ci guadagna e chi ci perde

Dopo il pre-accordo di Algeri, gli analisti sono timidi e avanzano poche previsioni su chi possa guadagnarci e chi perderci. Comunque, se a Vienna l’accordo fosse ratificato, a trarne beneficio potrebbe essere anzitutto l’Iran, escluso dai tagli: d’altronde, le esportazioni di oro nero sono già limitate per via delle sanzioni internazionali. Forse, potrebbero essere esentati anche Nigeria e Libia (e magari Venezuela e Iraq). Le banche centrali potrebbero ottenere un vantaggio, grazie al rialzo dell’inflazione, che aiuterebbe le economie in crisi. Inoltre, a gioire potrebbe essere l’intero settore energetico. In parallelo, gli Stati Uniti potrebbero produrre ancora più petrolio di quanto facciano oggi, con il loro "shale oil" o petrolio di scisto.

Automobilisti spaventati

Limitandoci ai conti della serva, sono gli automobilisti con le vetture a benzina e gasolio i più spaventati dai tagli alla produzione: il prezzo del pieno rischia di schizzare alle stelle. Tuttavia, va detto che se l’accordo OPEC fosse messo in pratica con equilibrio, le conseguenze alla pompa non dovrebbero farsi sentire troppo. Non è il caso di fare allarmismo ingiustificato.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , carburanti , dall'estero


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