Attualità

pubblicato il 22 settembre 2016

Apple-McLaren, perché sì e perché no

L’acquisizione è stata smentita, ma permette di capire qualcosa di più sull’auto di Apple

Apple-McLaren, perché sì e perché no
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Apple compra McLaren: l’indiscrezione riportata ieri dal Financial Times è stata subito smentita da McLaren stessa, ma ha fatto comunque il giro del mondo, suscitando un interesse incredibile, come solo le vicende che riguardano la Mela riescono a fare. La (non?) notizia merita comunque una riflessione, che riguarda le due aziende coinvolte, ma non solo: il punto fondamentale è che costruire automobili è una cosa complicatissima, che nemmeno Apple, cioè una delle aziende con la maggior capitalizzazione al mondo, può fare alla leggera. Vediamo, per punti, quali potrebbero essere punti di forza e di debolezza di un’eventuale accoppiata Apple-McLaren.

Perché sì

1# Eccellenze. Si può amarla oppure odiarla, la Apple, ma nessuno può mettere in dubbio che si tratti di un’azienda capace di innovare: con l’iPhone, tanto per dirne una, ha cambiato il nostro modo di comunicare. Molto più in piccolo (tra gli appassionati di F1 e quelli di supercar), anche McLaren è un marchio che divide - soprattutto a causa della personalità discussa della sua guida storica Ron Dennis - ma ha avuto la forza, per esempio, di introdurre la fibra di carbonio per la costruzione delle scocche delle monoposto di F1. Quando? oltre 30 anni fa… Unire questi due marchi vorrebbe dire dare un’immagine di eccellenza unica, che forse nessun altro potrebbe vantare.

2# Hi-tech. Il punto 2 è strettamente legato al punto 1: una, la Apple, insieme a Google monopolizza il mercato dell’hi-tech (almeno nel mondo occidentale, perché in Cina ci sono players locali che hanno conquistato fette di mercato molto importanti), grazie sì all’attenzione per il design e per la presentazione dei prodotti, ma anche per “l’ambiente” software dal quale i suoi utenti difficilmente vogliono uscire; detto che Apple fa di tutto per trattenerli, con le buone e anche con le “cattive”. Se a questa capacità software si unisce quella hardware della McLaren di trattare i materiali migliori, ecco che l’eventuale Apple-McLaren, che ci immaginiamo elettrica e in fibra di carbonio, potrebbe essere un punto di riferimento per tutti, dal punto di vista della qualità e delle prestazioni.

3# L’immagine della F1. Nella storia della F1, McLaren è la terza squadra per numero di mondiali Costruttori vinti (7). Il titolo manca dal 1998 e a Woking (sede appunto della McLaren) stanno facendo di tutto per riportarselo a casa. Immaginate cosa vorrebbe dire - per l’immagine dell’eventuale macchina Apple-McLaren - se l’obiettivo venisse raggiunto insieme.

Perché no

1# I conti non tornano. McLaren è un costruttore di super nicchia: non arriva a 3.000 auto all’anno. Apple è un produttore di massa: per quanto venda prodotti “aspirazionali”, il mondo è pieno di oggetti “Designed by Apple in California” (e poi assemblati in Cina). Quindi, in un’eventuale operazione con McLaren, Apple dovrebbe accettare il ruolo di comparsa: improbabile.

2# Progettare è un conto, produrre un altro. Siccome Apple non si accontenterebbe mai di vendere poche migliaia di auto all’anno, insieme a McLaren dovrebbe trovare il modo di produrre milioni di pezzi in maniera non solo profittevole economicamente, ma anche qualitativamente ineccepibile. Sì perché un conto è progettare un’auto fantastica, un altro è riuscire a mantenere lo standard allo stesso livello su una produzione di milioni di esemplari, magari provenienti da diversi stabilimenti sparsi in giro per il mondo.

3# Titan è già un Titanic. In realtà il progetto di auto elettrica hi-tech (che peraltro non è mai stato confermato ufficialmente) non è ancora naufragato. E’ innegabile però che Apple stia facendo i conti con qualche difficoltà, come dimostra l’ultima serie di licenziamenti messi in atto a inizio mese.

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Tag: Attualità , McLaren , auto europee , auto inglesi


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