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pubblicato il 20 settembre 2016

Certificato di Proprietà digitale: l’Unasca smentisce l’ACI

La diatriba ruota intorno ad una sentenza del TAR Lazio che rende nulla la circolare dell'Automobile Club d'Italia

Certificato di Proprietà digitale: l’Unasca smentisce l’ACI

Così è (se vi pare). Ecco il titolo della telenovela che vede l'Unasca contrapporsi all'ACI, e nella quale è difficile capire come stiano esattamente le cose, ognuno raccontando una propria versione. Nelle scorse ore, l'Unione autoscuole ha attaccato l'Automobile Club d'Italia: "Sul Certificato di Proprietà digitale, le cose non stanno come dice l'ACI". Secondo l'Unasca, il Consiglio di Stato, con l'ordinanza dell'8 settembre 2016, ha semplicemente sospeso - fino alla decisione del merito, che avverrà il 9 febbraio 2017 - gli effetti della sentenza del TAR che annullava in parte la circolare con la quale è stato introdotto il Certificato di proprietà digitale. "I motivi di illegittimità indicati dal TAR, dunque, sono a tutt'oggi validi: il CdP digitale realizzato dall'ACI è incongruente con il quadro normativo. Cioè va con il decreto 514/1992 e con gli articoli 93 e 94 del Codice della Strada, che prevedono il rilascio del Certificato di proprietà al momento della prima iscrizione o di ogni altra successiva formalità riguardante l'auto.

Cosa aveva detto l'ACI

Invece, l'ACI, il 12 settembre scorso, sosteneva che il Consiglio di Stato aveva sospeso gli effetti della sentenza del TAR Lazio. Questo "in parte aveva accolto alcune richieste delle associazioni di autoscuole e studi di consulenza automobilistica (Unasca) e delle agenzie di pratiche auto (Sermetra), riguardo alle modalità con le quali, lo scorso ottobre, l'Automobile Club d'Italia ha introdotto il Certificato di Proprietà digitale". Infatti, dal 5 ottobre 2015, il CdP (il documento che attesta lo stato giuridico attuale del veicolo) viene rilasciato dal Pubblico registro automobilistico (gestito dall'ACI) esclusivamente in modalità digitale, sostituendo progressivamente, per le formalità richieste da quella data in poi, il documento cartaceo.

Zero risparmi

Un altro capitolo della telenovela riguarda il presunto risparmio dovuto al Cdp digitale. Secondo l'Automobile Club d'Italia, comporta una serie di vantaggi per il cittadino: non può più essere smarrito o sottratto e, quindi, non dovrà più essere richiesto al PRA il duplicato. In realtà, stando all'Unasca, il Cdp digitale non realizza nessun risparmio per gli utenti, i quali continuano a pagare all'ACI/PRA gli stessi emolumenti di prima - 27 euro - comprensivi del costo dello stampato. "Anzi: la sua virtualizzazione e archiviazione da parte dell'ente rende il Cdp per ciò stesso inutile". Il motivo? "I dati in esso contenuti altro non riproducono che, e parzialmente, quelli già presenti nel medesimo Pubblico Registro Automobilistico". Chiusura con terza stoccata: il certificato digitale "viene superato dalla legge Madia con l'introduzione del documento unico del veicolo, cioè la carta di circolazione di cui alla Direttiva UE 1999/37/CE". Il riferimento è alla riforma voluta dal Ministro per la Semplificazione, Marianna Madia. Per una burocrazia dell'auto più snella.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , aci


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