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pubblicato il 15 settembre 2016

Auto a guida autonoma, i test di laboratorio non bastano

Quasi tutti i costruttori stanno sviluppando la tecnologia ma secondo il presidente dell'ACI il collaudo su pista è fondamentale

Auto a guida autonoma, i test di laboratorio non bastano

L'ACI prende posizione sull'auto senza guidatore. Volendo sintetizzare il pensiero dell'Automobile Club d'Italia, le fasi dovrebbero essere quattro: tre test (in laboratorio, in pista, su strada) e infine la messa in circolazione. Il motivo? Semplice, come spiega il presidente ACI, Angelo Sticchi Damiani: anzitutto, cultura, diritto e società non sono ancora pronte all'auto robot ma soprattutto "occorre avere la certezza che questo genere di tecnologie sia error free e che la loro diffusione rappresenti un vantaggio e non un rischio".

Un'unica soluzione

Gli fa eco Marco Mauri, direttore innovazione e sviluppo di ACI Global: "Solo la pista è in grado di unire la scientificità dei test in laboratorio alla possibilità di riprodurre le condizioni standard della mobilità stradale". Attenzione, mette in guardia Mauri, "nessun laboratorio sarà mai in grado di riprodurre le mille variabili che caratterizzano la mobilità su strada". Occorre, dunque, "individuare spazi capaci di unire al rigore scientifico la complessità e la problematicità dell'ecosistema mobilità, eliminandone allo stesso tempo gli aspetti di rischio". "L'ACI - ha concluso il Sticchi Damiani - è pronto a fare la sua parte, mettendo a disposizione il suo know-how, le piste e i Centri di Guida sicura di propria gestione: Monza, Vallelunga, Lainate e Magione".

C'è tanto da lavorare

I timori legati all'auto senza guidatore sono legati ai possibili incidenti: per paradosso, la macchina che va da sé, concepita anche per arrivare a zero sinistri (senza conducente si elimina il fattore distrazione umana), potrebbe talvolta essere essa stessa la causa di un impatto, di un'uscita di strada, del ferimento o della morte di qualcuno. A tale proposito, un recente sinistro che ha coinvolto una Tesla ha fatto scalpore. Negli USA e in Europa (in Francia e in Germania), gli esperimenti su percorsi aperti al traffico continuano, ma metterla a punto non è facile: il robot, per quanto intelligente, non ha la sensibilità di un uomo, non sa distinguere (per ora) tutte le varie situazioni che si verificano in strada. Senza contare la questione morale: le vetture a guida autonoma dovranno prendere decisioni cruciali e spesso dolorose. Per esempio, scegliere come agire quando si trovano davanti all'improvviso un animale, un passante o un gruppo di pedoni.

I giganti si muovono

Per questo nel team Nissan che si occupa di vetture a guida autonoma, c'è anche un antropologo: obiettivo, comunicare le intenzioni dell'auto in situazioni in cui ci sono numerosi pedoni o ciclisti. I colossi impegnati nello sviluppo di queste tecnologia ne sono perfettamente consapevoli e investono somme fortissime per migliorare la qualità delle self driving car. In particolare, Tesla ha annunciato la Versione 8 del suo Autopilot. Il nuovo aggiornamento del sistema di guida autonoma prevede un utilizzo più consistente dei radar di cui le Model S e le Model X sono già dotate e un conseguente sfruttamento minore delle telecamere. Intanto, le Google Car sapranno riconoscere le auto della Polizia. E due giganti come Volvo e Uber cominceranno a breve una sperimentazione sulle vetture senza guidatore. Le pedine sullo scacchiere dell'automotive si muovono freneticamente: la corsa a chi fa la migliore macchina senza guidatore è lanciata.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , guida autonoma


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