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pubblicato il 25 novembre 2007

Strisce Blu

Riserva di caccia...

Strisce Blu

Iniziamo con una notizia poco piacevole: la Cassazione, con sentenza 20558 del 6 ottobre di quest'anno, ha sancito il potere degli ausiliari del traffico di elevare le multe per divieto di sosta anche al di fuori delle strisce blu.
Il caso discusso dalla suprema Corte riguardava il ricorso di un automobilista parmense multato da un ausiliario al di fuori delle strisce blu ma all'interno di un'area oggetto di concessione.
La sentenza trova la sua motivazione nel fatto che il potere degli ausiliari "non è limitato a rilevare infrazioni strettamente collegate al parcheggio stesso [...] ma è esteso anche alla prevenzione ed al rilievo di tutte le infrazioni ricollegabili alla sosta oggetto della concessione, in relazione al fatto che nella zona la sosta deve ritenersi consentita esclusivamente negli spazi concessi e previo pagamento della tariffa stabilita".

Tuttavia sussistono alcuni MA, a favore del cittadino.

IL PRIMO MA
Risiede nell'articolo 7, comma 6 del Codice della Strada (d. lgs. 285 30/4/92) il quale stabilisce che "le aree destinate al parcheggio devono essere ubicate fuori dalla carreggiata e comunque in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico".
In altre parole le strisce blu parallele alla carreggiata, non delimitate quindi all'inizio ed alla fine da appositi cordoli conglobati - ad esempio, all'interno dei marciapiedi - sono fuorilegge.
Questa tesi trova conforto in diverse sentenze di altrettanti Giudici di Pace i cui estremi potrebbe essere utile riportare nel testo per eventuali ricorsi; citiamo, ad esempio la sentenza 16237 del 27 marzo 2006 (Giudice di pace Romano - Roma) e le sentenze di diversi Giudici di Pace di Bari: 1824/01 (Giudice Rizzo) e le numero 27015/03, 16353/03, 30229/03 e 14338/04. Estremi di altre sentenze possono essere reperiti con facilità in Internet.

IL SECONDO MA
Riguarda il disposto dell'art. 157 lettera f) del CDS che fa divieto all'automobilista di parcheggiare entro i 5 metri da un incrocio. Molto spesso accade però che aree di sosta, delimitate con strisce blu, siano state delimitate a filo incrocio, in contrasto con il citato articolo.
Evidente quindi che il cittadino diviene contravventore, e quindi multabile, se parcheggia al di là dei 5 metri in zona non delimitata da striscia blu (con tanto di pericolo di rimozione del veicolo), mentre non viene multato e non corre pericoli di rimozione se parcheggia, sempre al di là dei 5 metri, in zona blu, ovviamente pagando il ticket: come dire che la Legge non è uguale per tutti in quanto il Codice può essere non osservato dalla società concessionaria e dai suoi "clienti" mentre deve esserlo dal semplice cittadino.
Questo, a nostro avviso - da verificare nella pratica - potrebbe costituire materia di riflessione nel caso di multa per mancato pagamento del ticket su struscia blu a meno di 5 metri (motivo: la striscia è illegale e quindi anche la multa, pur in presenza di effettiva violazione del CdS). Coloro che venissero invece multati per sosta a meno di 5 metri dall'incrocio non su striscia blu potrebbero tentare un ricorso adducendo a motivo la disparità di trattamento a parità di norma, tuttavia il rischio sarebbe quello di vedersi respingere il ricorso in quanto la violazione é stata comunque commessa.

IL TERZO MA
L'articolo 7 f del CdS prevede che i proventi derivanti dall'esercizio della sosta in ambito strisce blu debbono essere destinati alla costruzione di altri parcheggi... vogliamo commentare?

IL QUARTO MA
Riguarda il non meno importante obbligo (cfr. art. 7 comma 8 del CdS) di prevedere che nelle zone adiacenti a quelle individuate per la sosta a pagamento, deve essere data un'alternativa di sosta libera.
Su questo particolare aspetto si è espressa la Cassazione (sentenza 116 del 16 novembre 2006) in un caso nel quale una automobilista ha contestato, vincendo la causa, l'assenza di alternative di sosta gratis non previste dal Comune di Quartu S. Elena.
Tale sentenza, come é immaginabile, ha suscitato scalpore ed ha a suo tempo scatenato entusiasmi e speranze alimentate dai media. In realtà la sentenza, come ben evidenziato anche nel sito vigileamico, pur accogliendo il ricorso dell'automobilista per errata impostazione della linea difensiva del Comune ed imponendo l'archiviazione dei verbali, non entrava nel merito della disputa e rimandava ai giudici di pace di volta in volta competenti l'esprimersi sui singoli casi.
Va anche detto che, immediatamente dopo tale sentenza, l'Assessore alla mobilità del Comune di Roma, Calamante, si è affrettato a sottolineare che il caso discusso riguarda Quartu S. Elena e non Roma e, a sostegno della sua precisazione, ha sottolineato come il richiamato art. 7 del CdS (comma 7 ed 8) "esclude dall'obbligo di prevedere aree prive di tariffazione le zone a traffico limitato, le aree pedonali e le zone di particolare rilevanza urbanistica, stabilite dalla Giunta con apposito atto [...]. Le strisce blu attualmente presenti sul territorio ricadono proprio all'interno delle zone di particolare rilevanza urbanistica stabilite dalla giunta comunale e comunque non coprono il 100% di tali aree. L'Amministrazione - proseguiva Calamante - ha seguito alla lettera le indicazioni del Legislatore definendo le proprie aree di rilevanza urbanistica [...]. Invito tutti a riflettere anche su un altro aspetto. Dal momento che la tariffazione della sosta è uno strumento di regolazione del traffico e che le zone di particolare rilevanza urbanistica sono definite tali dal Legislatore proprio in virtù delle problematiche relative al traffico, non ha senso mettere in discussione questi provvedimenti in città alle quali lo Stato ha conferito i poteri speciali in materia di traffico. Inoltre credo anche che non sarebbe giusto appesantire il lavoro dei Giudici di Pace con ricorsi che non hanno motivo di esistere"

Dichiarazioni sullo stesso tenore sono state rilasciate anche a Milano, Napoli e, sembra anche a Torino, ma il problema riguarda un numero assai più grande di città. Ovviamente ognuno difende il suo, ma sui contenuti di queste dichiarazioni ci sentiamo di formulare alcune osservazioni:

PRIMA
La regolazione del traffico era in effetti lo scopo originario delle strisce blu. Oggi tali delimitazioni servono essenzialmente a far fare cassa ai Comuni ed alle Società concessionarie il cui operato è stato ed è, in taluni casi, oggetto di censura da parte della Corte dei Conti e di sentenze di Giudici di pace in numero sempre maggiore favorevoli al cittadino.

SECONDA
L'art.7 del CdS precisa che "Qualora il comune assuma l'esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l'installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta di cui al comma 1, lettera f), su parte della stessa area o su parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta. Tale obbligo non sussiste per le zone a norma dell'art. 3 "area pedonale" e "zona a traffico limitato", nonché per quelle definite "A" dall'art. 2 del decreto del Ministro dei Lavori pubblici 2 aprile 1968, n° 1.444, pubblicato sulla G.U. n° 97 del 16-4-1968, e in altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla giunta nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico."

Tralasciando quindi le aree pedonali e le zone a traffico limitato vediamo cosa precisa l'articolo 2 lettera A del DL 1.444: "Sono considerate zone territoriali omogenee, ai sensi e per gli effetti dell'art. 17 della L. 6/8/67 n° 765: A) le parti di territorio interessate da agglomerati urbani che rivestano carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi.".
Per quanto attiene invece alle zone di particolare rilevanza urbanistica, il sito Ottopagine.it (articolo Multe da annullare forse si, forse) fa notare come, al di là delle dichiarazioni dei vari Assessori sulla non applicabilità della sentenza della Suprema Corte in questo o quel Comune, sembrerebbe esistere un regolamento di attuazione nel quale viene precisato che "La zona di rilevanza urbanistica - ZRU - è una zona sottoposta a particolare disciplina; all'interno della stessa i veicoli a motore debbono circolare con la massima prudenza e a una velocità non superiore a 30 km/h, la sosta é limitata ai soli residenti muniti di autorizzazione in deroga, ai ciclomotori e ai motocicli fatti salvi i diritti delle persone invalide, dei mezzi di emergenza medica e Polizia. E la zona dovrebbe essere indicata da apposite segnalazioni, cartelli, come nel caso dei centri storici a traffico limitato"

Se tutto questo fosse vero, cosa della quale non dubitiamo, i Comuni interessati, anziché procedere applicando leggi e regolamenti in modo armonico ed omogeneo, avrebbero semplicemente applicato ciò che più loro conveniva, rilasciando concessioni, dipingendo centinaia di chilometri di strisce blu, lasciando in vigore limiti superiori ai 30 Km/h (e quindi sarebbe fuori Legge anche con i rilevamenti automatici di velocità), non avrebbero segnalato chiaramente tali zone e non avrebbero istituito i parcheggi gratuiti previsti dalla Legge.

Delle due l'una: o si applica il pacchetto di norme per intero o, se è impossibile applicarlo nella sua interezza, non lo si applica: il metodo a macchia di leopardo, scegliendo a senso unico quale parte applicare, é vessatorio.

Più i cittadini scoprono tutte queste pecche e parzialità, più diventano giustamente insofferenti e, alle azioni dimostrative come i cappucci a parchimetri, il mancato pagamento del ticket, le varie petizioni e le raccolte di firme, si aggiungono sempre più numerosi i vari ricorsi dei singoli ed ora i recenti tentativi di rivalsa collettiva impostati da varie Associazioni di consumatori e non...

Già a gennaio venne data notizia che il Coordinatore di una certa forza politica presso il XVII Municipio di Roma, aveva aperto un ufficio a disposizione delle vittime di multe da striscia blu illegittima. Quanto dovremo ancora aspettare per verificare la volontà di un qualche politico illuminato che decida di proporre un riordino della materia su basi obiettive?

Se tale politico trovasse il tempo di leggere queste righe, potrebbe anche scoprire che tale quadro normativo, che si rifà a norme risalenti anche al 1967, riferite quindi ad un quadro urbanistico e del traffico "leggermente" differente da quello odierno dovrebbe:
-> essere aggiornato;
-> essere integrato con indicazioni operative che limitino lo strapotere interpretativo dei comuni;
-> comportare stringenti obblighi di rendiconto dell'utilizzo delle somme riscosse a fronte di multe e tariffe orarie affinché sia possibile verificare che quanto riscosso non sia venga destinato al ripianamento dei deficit comunali ma a quanto già previsto dalla Legge in termini di parcheggi e viabilità;
-> disciplinare con chiarezza i rapporti fra comuni e concessionari stabilendo precisi rapporti nella suddivisione degli introiti
-> prevedere la revoca automatica ed immediata della concessione nel caso in cui, ad esempio, la Corte dei Conti avesse a rilevare gravi irregolarità gestionali (mancata attribuzione al comune di quanto spettante, eccesso di spese di funzionamento, gestione irregolare dei dispositivi di controllo semaforici o di velocità ecc.);
-> inibire ai comuni di richiedere nei bandi di gara per l'individuazione dei concessionari prestazioni minime in fatto di introiti derivanti da multe, essendo questa richiesta, di per sé fuorviante rispetto ad un utilizzo corretto dei dispositivi di controllo.

Autore: Giovanni Notaro

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