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pubblicato il 21 novembre 2007

Ferrari - McLaren - Renault

Considerazioni su querelles e dintorni

Ferrari - McLaren - Renault

Iniziamo con poche righe per commentare la chiusura - ci auguriamo della telenovela dell'anno.

La nostra posizione: pro verità prima che pro-Ferrari. Semplicemente perché cerchiamo, nell'interpretazione di fatti ed indizi, di utilizzare il buon senso.
Quello che di conseguenza più ci ha lasciato perplessi nei fatti Ferrari-McLaren, è stata la pervicacia con la quale Ron Dennis ha cercato, contro ogni evidenza, di scippare il titolo piloti alla casa di Maranello dopo aver perso quello Costruttori.
In questo è stata aiutata dall'errata impostazione del primo appello - che ha mandato assolta la McLaren - e dal successivo verdetto della FIA, che nel condannare il solo Costruttore, non ha ritenuto di dover prendere in considerazione l'indebito vantaggio tratto dai piloti del team d'Oltremanica nel pilotare la "FerraLaren".
Il Presidente della FIA, Mosley, in tutta la faccenda, non si è mostrato meno criticabile di Ron Dennis, ed anche in occasione dell'ultimo "esposto" sulla benzina, non ha fornito l'immagine di equidistanza che richiede il suo ruolo, dichiarando esplicitamente che il risultato del Campionato Piloti non sarebbe cambiato, anticipando un verdetto non ancora emesso. Cos' facendo ha completamente svuotato il ruolo dei giudici con buona pace, ancora una volta, della tanto sbandierata indipendenza.
Altro colpo a tale supposta indipendenza lo ha dato Bernie Ecclestone, presidente della potentissima FOM - Formula One Management, altro pilastro del potere politico - automobilistico mondiale, il quale aveva minacciato di dimettersi da tale carica qualora il Tribunale FIA avesse accolto l'appello McLaren (intervista sul Times del 13 novembre).
In definitiva ci sono state troppe ingerenze nell'attività dei giudici, indipendentemente dal fatto che siano state a favore della Casa di Maranello.
Concludiamo il nostro commento sottolineando come il "chi la fa l'aspetti" abbia, nel caso di quest'ultima sentenza, colpito gli anglo-tedeschi e relativi, cavillosi avvocati: il ricorso é stato infatti rigettato senza neppure entrare nel merito dello stesso ma, più semplicemente, perché non é stato presentato nei termini e nei tempi prescritti.
Sembra - stando a quanto autorevolmente riferito da Autosprint - che la McLaren si sia fidata di esponenti della stessa FIA che avrebbero assicurato l'accoglimento del ricorso anche se presentato al di fuori dei termini canonici.

No comment.

Passiamo ora al fatto "nuovo". E' stato ufficializzato ciò che da tempo si mormorava a mezza bocca: la Renault, e con Lei Flavio Briatore, da principale fra gli accusatori secondari di Ron Dennis, si trova nella scomoda posizione di dover rispondere di spionaggio ai danni della stessa McLaren, anche se le modalità sembrerebbero essere assai meno clamorose rispetto a quelle della più celebre Spy story dell'anno. Si tratterebbe infatti di utilizzo di informazioni apportate da un ex-ingegnere del Team anglo tedesco assunto alla Renault sin dal 2006, quindi sempre di un passaggio di informazioni da un team all'altro, ma con modalità e, sembrerebbe, contenuti tecnici del tutto diversi.
Negli ultimi anni, come accade da sempre per i piloti, anche i tecnici passano - assai ben pagati - da una squadra all'altra per apportare l'expertise maturato nella vecchia. Nel caso di Renault non si tratterebbe di sfruttamento della passata esperienza e della specializzazione acquisita dal suddetto ingegnere bensì, secondo l'accusa mossa dalla McLaren, di copiatura pressoché integrale di alcuni particolari tecnici inerenti le sospensioni posteriori.
Indipendentemente dalle diverse prestazioni da una parte di Ferrari e McLaren e, dall'altra, della Renault, a quest'ultima, stando al comunicato FIA, è stata mossa un'accusa del tutto analoga a quella della McLaren e cioè "aver agito ai danni di un altro concorrente o dell'interesse dello sport automobilistico ... in violazione dell'art. 151 c, il team è venuto in possesso di documenti ed informazioni confidenziali di proprietà della McLaren...".

La Renault a sua volta si difende:
->Sostenendo "di aver agito in totale trasparenza ... sospendendo il tecnico in questione ed informando la FIA..." e ancora "di aver dato alla McLaren la possibilità di ispezionare i nostri computer, ma loro non lo hanno mai fatto"
->Evidenziando, nell'ammettere che il tecnico aveva divulgato informazioni tecniche dettagliate su determinati particolari della trasmissione e delle sospensioni, l'uso, da parte della McLaren di "un mass damper rivisto e di un sistema di smorzamento della sospensione".

In altre parole viene adombrato l'utilizzo da parte del team anglo-tedesco di un dispositivo ideato ed utilizzato dalla Renault nel 2006 e messo al bando dalla FIA in seguito ad un esposto della stessa McLaren.

Sarà interessante vedere come la FIA dipanerà l'intrico di questa matassa; per quanto riguarda eventuali penalizzazioni Mosley ha comunque già anticipato che in caso di riconosciuta colpevolezza, le classifiche di quest'anno non verrebbero più toccate, ma si comminerebbe alla Renault una penalità sotto forma di sottrazione di punti dal prossimo Campionato; una vera e propria partenza ad handicap che potrebbe influenzare il risultato di fine anno con negativi risvolti su premi in danaro e diritti.

E se la tesi Renault sullo pseudo mass-damper venisse accolta che pena verrebbe riservata alla McLaren? La stessa partenza con handicap?
La situazione che si è venuta a creare, figlia di enormi interessi economici e politici è la dimostrazione dell'avvenuto sovvertimento dei valori primari degli sport competitivi: la voglia di primeggiare in ogni modo e ad ogni costo ha attribuito al risultato in pista un valore accessorio rispetto a quello pubblicitario e monetario che ne consegue.

E' altrettanto vero che fenomeni di questo genere sono da tempo ospiti fissi di altri sport e sono ormai accettati come fisiologici; spaziamo ad esempio dal doping nell'atletica e nel ciclismo, all'andamento di certe partite e di certi campionati, per arrivare alla causa che oppone Oracle ad Alinghi e che rischia di far saltare la Coppa America 2009 e via di questo passo.

Triste a dirsi, ma l'unico decisivo modo per influenzare dal basso questo stato di cose potrebbe essere un bel crollo degli ascolti; adattando una nota pubblicità: "no audience no money".

Ci sembra un gran brutto momento per lo sport che ciascuno di noi tanto ama.

Autore: Giovanni Notaro

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