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Attualità

pubblicato il 2 settembre 2016

Elon Musk, l’esplosione e i rischi di implosione

SpaceX sta trascinando con sé Tesla e SolarCity, anche loro alle prese con problemi finanziari

Elon Musk, l’esplosione e i rischi di implosione

L’esplosione del modulo Falcon 9 a Cape Canaveral potrebbe essere un bel problema per Elon Musk, l’artefice di aziende di successo come PayPal e Tesla, ma anche di SolarCity e appunto di SpaceX, la società fondata nel 2002 e che per il 2024 vorrebbe portare una colonia umana su Marte dopo le prime esplorazioni previste per il 2018. La missione del vettore distrutto nel corso delle operazioni preliminari avrebbe dovuto posizionare in orbita il satellite per telecomunicazioni Amos-9 della israeliana Spacecom e finanziato da Facebook con l’obiettivo di portare la copertura di Internet a gran parte dell’Africa sub sahariana.

Un tonfo in borsa

Un episodio eclatante, nella misura in cui il personaggio punta a far parlare di sé, all’interno di una strategia industriale e di comunicazione che mira direttamente agli investitori in un incastro che vede mette insieme finanza, innovazione tecnologica e futuro in un castello che parte dalle 4 ruote, passa per l’energia solare e i treni e arriva fino alle missioni spaziale. Ecco perché il contraccolpo è facilmente misurabile in borsa e dopo l’incidente di Cape Canaveral parla chiaro: SpaceX ha perso l’8,9% e SolarCity ha perso il 9% e Tesla il 5,3%. Significa una perdita virtuale di 390 milioni di dollari, ma tutto sommato non troppo, anche perché tutti questi titoli sono in calo da mesi e il mercato è evidentemente in attesa di una mossa da parte di Elon Musk, soprattutto dopo che Tesla ha acquistato SolarCity, in forte crisi di liquidità (-443 milioni di dollari, pari a circa il 50% nel corso del 2015) per 2,6 miliardi di dollari portando a un ribasso di entrambi i titoli rispettivamente del 4% e dell’8%. Un consolidamento, fortemente criticato dagli analisti, che punta a parare le difficoltà del momento e a risparmiare sui costi alla vigilia del varo sul mercato di due grandi progetti: la Tesla3 e il Solar Roof, con la prospettiva per la società automotive di dover pagare a breve 422 milioni di dollari per i titoli in scadenza.

Profondo rosso

Quest’altro colpo dunque non ci voleva anche perché SolarX è la più grande azienda fornitrice di servizi per lo spazio del mondo, ha un calendario di ben 70 lanci già pronto e per Musk vedere anche il terzo pilastro del suo impero vacillare – e la propria fortuna tagliata sulla carta di 779 milioni di dollari – è un problema in più presso chi scommette il proprio denaro e, con le proprie scelte, è capace di portarne molto altro da parte degli altri investitori. Per tutte queste aziende il business plan è simile: lancio di un prodotto innovativo, quotazione in borsa con aumento esponenziale delle quotazioni e sfruttare questo valore per finanziare lo sviluppo mantenendo il bilancio in perdita con la promessa di un guadagno futuro. Un gioco ad incastro che il tycoon di origini sudafricane ha saputo cavalcare con abilità unica, ma che con una Tesla che lo scorso anno ha chiuso in rosso di 880 milioni di dollari e nel corso del 2016 ha bruciato altri 611 milioni, potrebbe rivortarglisi contro nel momento in cui tutti i pezzi dovessero scollegarsi e cadere a terra. Serve una scossa, di quelle che solo la Gigafactory, con tutte le sue batterie, potrebbe fornire. Ma anche qui parliamo del futuro i cui frutti devono essere raccolti al più presto.

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Tag: Attualità , Tesla Motors , dall'estero


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