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pubblicato il 1 settembre 2016

Kia Optima PHEV, a tutta carica

Ecco come va l’ibrida plug-in capace di percorrere 54 km a emissioni zero

Kia Optima PHEV, a tutta carica
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Le berline a tre volumi, ormai è risaputo, non sono certo le auto del momento; tutt’altro. Le poche che si vendono, per di più, sono quasi tutte premium. Dunque la domanda sorge spontanea: perché Kia decide di ampliare l’offerta della Optima con l’ibrida plug-in? La risposta è semplice: al di là dei volumi di mercato, ai coreani interessa far vedere ciò di cui sono capaci, senza contare che un pensierino al premium ce lo fanno da tempo, anche se (saggiamente, visto che il percorso è lungo) non lo hanno mai dichiarato in modo esplicito.

Com’è

Metti la spina nella presa di corrente standard di casa, attendi circa 5 ore con (ci fai su una dormita, insomma) e la mattina successiva la Optima PHEV è pronta per fare più di 50 km ad emissioni zero, muovendosi cioè con il solo motore elettrico. Il valore è dichiarato secondo ciclo NEDC, quindi nell’uso vero su strada bisogna aspettarsi qualcosa di meno, ma si tratta comunque di un’autonomia più che sufficiente, per le esigenze della maggior parte degli automobilisti; per fare il classico casa/scuola/ufficio di ogni giorno, ad esempio. Per il resto, che si tratti di un’ibrida plug-in lo noto solo dallo sportello per la ricarica delle batterie (posizionato dietro la ruota anteriore), per la mascherina specifica e per pochi altri dettagli: la Optima conserva il suo look sportivo e compatto. Dentro, c’è tutto quello che ci si aspetta da un’ibrida plug-in. L’indicatore della carica residua delle batterie, per esempio, ma anche la classica strumentazione moralizzatrice, che fa di tutto per farti guidare piano e senza strappi, riuscendoci peraltro, perché non appena fai il “furbo” ti ammonisce spostando la lancetta del quadrante dell’efficienza verso valori decisamente negativi. Per il resto, lo spazio abbonda in tutte le direzioni come sull’Optima normale e solo il bagagliaio è piuttosto piccolo a causa dell’ingombro delle batterie: 307 litri di capacità (meno di auto compatte come Golf e Astra per intenderci).

Come va

In quanto tale, un’ibrida plug-in non è pensata per correre. Però… Però poi sbriciando nel listino ci si accorge che c’è una certa BMW 330e, che è sempre ibrida alla spina, ma accelera da 0 a 100 km/h in 6,1 secondi mentre la Optima ne impiega 9,4. Certo, c’è da aspettarsi che la Optima PHEV costerà meno dei 45.500 euro della Serie 3 ibrida plug-in “base”, però è anche vero che siccome si tratta di prodotti molto particolari, la cui clientela tendenzialmente non guarda il centesimo, forse si sarebbe potuto osare un po’ di più. Tanta differenza sta soprattutto nel caro vecchio motore a benzina, che sulla Optima è un tranquillo 2.0 aspirato a quattro cilindri e iniezione diretta da 156 CV, che punta tutto sul risparmio. Insieme a quello elettrico fornisce un totale di 205 CV e si accontenta di un litro ogni 62,5 km, partendo ovviamente con le batterie al 100%. Una volta che la carica è esaurita, il valore scende ai livelli di un’ibrida normale, efficiente soprattutto in città, contesto nel quale il contributo del motore elettrico nelle ripartenze si fa determinante. A proposito di città, la Optima PHEV ha lo spunto e la brillantezza di un turbodiesel 2.0 in accelerazione e ripresa, ma alle velocità più alte tende a impigrirsi un po’. Perché? Perché per sua natura l’elettrico dà tutto subito, mentre alle alte velocità il suo apporto diminuisce. Quanto alle curve, la PHEV è ben piantata a terra ma non specializzata per il misto stretto: il peso delle batterie c’è e si sente, specialmente nei cambi di direzione.

Curiosità

Quando si cerca la massima efficienza, ogni dettaglio può essere determinante. Un esempio, sulla Optima PHEV, è la funzione HVAC del climatizzatore automatico, in grado di riconoscere quando in auto c'è solo il guidatore e - in tal caso - indirizzare solo a lui l'aria calda o fredda.

Quanto costa

Il listino ufficiale ancora non c’è, ma il prezzo non dovrebbe essere molto lontano dai 35.000 euro, dal momento che la Optima 1.7 turbodiesel è proposta a 29.500. Non pochissimo, ma nemmeno una cifra esagerata, considerato che il livello tecnologico è davvero molto alto e che il risparmio (se la si usa entro i 40-50 km al giorno) è garantito. In tema di garanzie, non varia rispetto alle altre Kia quella sulla macchina: 7 anni/150.000 km. Nel 2017 la PHEV con carrozzeria station wagon.

Scheda

Versione provata: PHEV
Quando arriva: ottobre
Quanto costa: n.d.
Quanto consuma: 1,6 l/100km (ciclo combinato)
CO2: 37 g/km
Potenza: 205 CV
Garanzia: 7 anni / 150.000 km

 

 

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Autore: Adriano Tosi

Tag: Test , Kia , auto coreane , auto ibride


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