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pubblicato il 31 agosto 2016

Terremoto, Alfano: "Nessuna accisa sulla benzina per la ricostruzione"

Il Ministro si è impegnato a trovare altre risorse per fronteggiare il post-emergenza.

Terremoto, Alfano: "Nessuna accisa sulla benzina per la ricostruzione"

Ricostruzione post terremoto del Centro Italia: servono fondi. Gli italiani lo sanno, ed è scattata subito una splendida corsa alla solidarietà, tanto che attraverso il numero 45500 sono stati finora raccolti 10 milioni di euro. Subito dopo il sisma, sul web si rincorrevano voci di un possibile aumento delle accise sul carburante per far fronte all'emergenza. Ma nelle scorse ore il ministro dell'Interno Angelino Alfano è intervenuto in modo perentorio sull'argomento nel corso della trasmissione InOnda di La7: "Niente accise per il terremoto del Centro Italia". Così, il Governo Renzi si è sbilanciato sull'argomento, e una eventuale retromarcia non gioverebbe all'immagine dell'Esecutivo, oltreché dello stesso Alfano. Che ha aggiunto: "Siamo già al lavoro con il sistema delle Prefetture per assicurare una ricostruzione mafia-free e mazzette-free. L'obiettivo è fare un'opera di bonifica attraverso il sistema delle white list - spiega il titolare del Viminale - in modo tale che sul modello della seconda fase de L'Aquila, ci possa essere un sistema di partecipazione che sia fondato sul merito e non solo su logiche emergenziali di affidamento diretto".

Dove trovare risorse?

Prima delle dichiarazioni di Alfano, alla ipotesi di nuove accise, il Codacons era intervenuto con durezza: "La sola idea di aumentare per l'ennesima volta le accise sulla benzina è inaccettabile. Questo perché nel corso degli anni si è fatto più volte ricorso alla tassazione sui carburanti per reperire risorse finalizzate ad emergenze varie, accise che una volta entrate in vigore non sono state più revocate, portando oggi i listini di benzina e gasolio a essere i più cari d'Europa. Ci opporremo con ogni mezzo a qualsiasi intervento dell'Esecutivo sui prezzi dei carburanti, che avrebbe un impatto enorme sulla collettività ed effetti disastrosi sui consumi". Ma allora, quale soluzione? Secondo il Codacons, "il Governo Renzi ha il dovere di trovare risorse per l'emergenza terremoto e per il sacrosanto sostegno delle popolazioni colpite dal sisma, però deve reperire soldi tagliando gli sprechi della pubblica amministrazione ed eliminando i costosissimi privilegi della classe politica, senza mettere le mani nei portafogli degli italiani".

Tasse per vecchi terremoti

Il fatto è che, riporta The Post Internazionale, "i cittadini italiani sono gli unici, tra quelli dei paesi industrializzati, a non sapere ancora con esattezza quali siano le somme sborsate (tra tasse, balzelli fiscali e accise sulla benzina) per risarcire i danni delle calamità naturali abbattutesi negli ultimi anni. Siamo gli unici in Europa che pagano, attraverso le tasse e le accise, ancora i costi di ricostruzione per terremoti avvenuti oltre 30 anni fa". A parlare è Antonio Coviello, docente di Marketing Assicurativo al Suor Orsola Benincasa di Napoli e ricercatore di terzo livello presso l'IRISS, l'Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo, il quale si batte da tempo per promuovere un sistema assicurativo atto a ripartire i costi relativi alle calamità naturali in un regime di trasparenza per tutti i cittadini. La via d'uscita, secondo Coviello, sarebbe molto più semplice di quanto si pensi: "L'Ania (Associazione assicurazioni) ha calcolato che, in media, con 100, 150 euro l'anno ogni appartamento potrebbe assicurarsi da eventualità calamità. Oggi il cittadino-contribuente italiano non è abbastanza consapevole che anche senza sostenere direttamente il costo di una polizza in realtà spende soldi per gestire gli effetti delle calamità, senza però alcuna certezza sul quanto né sul quando del risarcimento dovuto".

Accise per le guerre "antiche"

È bene ribadire: sì ad aiuti immediati e concreti alle persone colpite dal sisma. Tuttavia, nuove accise paiono davvero fuori luogo, e in questo senso l'auspicio è che Alfano tenga fede a quanto dichiarato. Infatti, paghiamo accise anacronistiche, per guerre "antiche". E comunque, se proprio servono nuove accise, queste dovrebbero essere temporanee, per tamponare l'emergenza: finito il problema, dovrebbe anche scomparire la tassa, ma così non è avvenuto in passato in Italia. Morale, fra imposte e Iva (la tasse sulle tasse), due terzi del pieno vanno allo Stato. Il carburante alla pompa da noi è fra i più cari d'Europa. Ecco l'elenco di accise:

+ 1,90 lire (0,000981 euro) per il finanziamento della guerra d'Etiopia del 1935-1936;
+ 14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
+ 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
+ 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo l'alluvione di Firenze del 1966;
+ 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
+ 99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
+ 75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980;
+ 205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
+ 22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
+ 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;.
+ 0,005 euro per l'acquisto di autobus ecologici nel 2005;
+ 0,0051 euro per far fronte al terremoto dell'Aquila del 2009;
+ da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
+ 0,04 euro per far fronte all'arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
+ 0,0089 euro per far fronte all'alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;
+ 0,082 euro (0,113 sul diesel) per il decreto Salva Italia nel dicembre 2011;
+ 0,02 euro per far fronte ai terremoti dell'Emilia del 2012.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , beneficenza


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