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pubblicato il 31 agosto 2016

Auto elettriche, le batterie sono ancora un problema

Tante strade e pochi investimenti nella ricerca: il settore delle pile è ancora agli albori

Auto elettriche, le batterie sono ancora un problema

Una società finanziata dal Ministero dell’Energia statunitense ha annunciato nel marzo 2016 una scoperta ritenuta fondamentale nel ramo delle batterie, destinata a stravolgere la visione comune in fatto di tecnologie per lo stoccaggio dell’energia. La dottoressa Ellen Williams, a capo dell’agenzia Arpa-E, parlò addirittura di Sacro Graal. L’enfasi nei confronti della scoperta è del tutto giustificata, perché ad oggi l’evoluzione delle pile è meno veloce e continua di quanto sarebbe lecito attendersi, tanto da rappresentare un ostacolo alla diffusione delle automobili elettriche: le batterie impiegano ancora troppe ore prima di ricaricarsi e garantiscono percorrente solo accettabili. Il perché di questa situazione è al centro di un articolo pubblicato dal sito MIT Tecnhology Review, collegato alla prestigiosa università statunitense Massachusetts Institute of Technology, che fornisce una panoramica sulle ultime evoluzioni in materia di tecnologia.

Ancora per quanto le batterie agli ioni di litio?

Le incertezze legate al progresso delle batterie sono essenzialmente due: ci sono al momento troppe variabili di ricerca e le sovvenzioni non vengono destinate allo studio di nuove tecnologie, ma all’inevitabile (e più redditizio) aumento della capacità produttiva. Ciò accade perché nessuno ha ancora scoperto una tecnologia adatta per sostituire quella oggi più diffusa, agli ioni di litio, utilizzata in forma massiccia sulle batterie di maggior consumo (anche quelle per le automobili). Gli studiosi possono concentrarsi ad esempio sulle batterie del tipo a schiuma, su quelle di flusso o su materiali ancora poco utilizzati. Questa incertezza ha conseguenze negative sulle tempistiche: sarebbe più facile e produttivo indirizzare le risorse verso una sola tecnologia, ma ad oggi questa non è stata ancora trovata. A ciò si aggiungono le fasi di ricerca e sviluppo, perché un’invenzione magari azzeccata dev’essere prima studiata e poi fatta maturare, così da valutarne eventuali aspetti negativi prima dell’arrivo in produzione su larga scala.

Tanti investimenti, ma non tutti alla ricerca

Il secondo problema è di natura economica. Una ricerca condotta da Lux Research ha dimostrano che le aziende specializzate nelle batterie di nuova generazione hanno raccolto investimenti negli ultimi otto anni pari ad una media di 40 milioni di dollari (36 milioni di euro), quando il settore delle batterie genera ricavi per 4 miliardi di dollari. Gerd Ceder, professore di scienza dei materiali presso l’Università della California, ha sottolineato che le aziende del settore automobilistico possono collaudare per anni e anni le batterie prima di metterle in produzione. I fondi necessari vengono “sottratti” alla ricerca, ma devono essere investiti perché ad oggi non esistono impianti sufficienti per produrre su scala industriale batterie per auto: MIT Tecnhology Review cita l’esempio delle tre grandi aziende del settore (Samsung, LG e Panasonic), che preferiscono investire in capacità produttiva anziché in ricerca. Non è frequente inoltre leggere di aziende nel ramo della ricerca fallite o sull’orlo del fallimento, perché costrette a sostenere investimenti che poi non ripagano.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , mobilità sostenibile


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