dalla Home

Home » Argomenti » Multe e Ricorsi

pubblicato il 16 agosto 2016

Multe tardive, fare ricorso rischia di essere costoso

A riguardo, il Codice della Strada è ambiguo e la sua interpretazione può ritorcersi contro gli automobilisti

Multe tardive, fare ricorso rischia di essere costoso

Il problema nasce da un Codice della Strada scritto malissimo, pieno di ambiguità e punti controversi: parliamo delle multe tardive. In base all’articolo 201, qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale (con gli estremi precisi e dettagliati della violazione e con la indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata) deve, entro 90 giorni dall’accertamento, essere notificato. Con gli autovelox, i Tutor e gli altri dispositivi elettronici come le telecamere ai semafori e i varchi d’ingresso nelle Zone a Traffico Limitato, la contravvenzione arriva a casa del proprietario dell’auto. E proprio quelle poche parole, "entro 90 giorni dall’accertamento", consentono ai Comuni di giocare sull’equivoco.

Due interpretazioni

Secondo gli Enti locali, infatti, i 90 giorni scattano da quando i Vigili controllano la foto scattata dall’autovelox. In particolare, è Milano a orientare tutti i Comuni in questa direzione. Quindi, per un’infrazione commessa il 1° gennaio 2016, i 90 giorni si contano da quando la Polizia locale mette le mani sulle foto. Può essere pure il 1° ottobre 2016: da qui, i circa tre mesi. Secondo il Ministero dei Trasporti, invece, i 90 giorni scattano dalla data dell’infrazione. Pertanto, restando al nostro esempio, si contano dal 1° gennaio 2016. Una volta trascorsi quei circa tre mesi, se la multa arriva a casa è nulla.

Una "via crucis"

E qui inizia il calvario dell’automobilista che si rivolge in autotutela ai Vigili per chiedere l’annullamento della sanzione: arriva un secco no. Dopodiché, entro 60 giorni dalla notifica, può opporsi al Prefetto competente per il luogo della violazione. Un’opposizione gratuita. Oppure può affidarsi al Giudice di pace entro 30 giorni, ma pagando una tassa sul ricorso di almeno 43 euro. Come va a finire? Attenzione: il Prefetto potrebbe anche seguire l’orientamento dei Comuni, e respingere il ricorso. In questo caso, l’importo da pagare raddoppia in automatico. Idem il Giudice di pace, che in genere conferma l’ammenda originaria. Ma si deve dire addio alla tassa di 43 euro. In materia, a complicare le cose, ci sono decine di sentenze contrastanti, anche perché la controparte (i Comuni) si avvale di avvocati che danno battaglia, disposti anche ad arrivare in Cassazione per spuntarla. Se, tornati dalla vacanza, trovate una busta verde con una multa e intendete ricorrere in quanto è stata violata la norma dei 90 giorni, tenete presente che c’è il rischio di prendere una bella batosta.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , autovelox , multe


Top