Curiosità

pubblicato il 9 agosto 2016

Nomi auto, quando cambiano dall’Europa agli USA

I modelli per il Nord America vengono aggiornati a livello estetico e anche nel nome, come accaduto spesso a varie Alfa e Fiat

Nomi auto, quando cambiano dall’Europa agli USA
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L’arrivo delle automobili europee sul mercato nord americano si rivela talvolta più complicato del previsto, alla luce degli interventi meccanici richiesti per uniformarsi alle locali normative di sicurezza: la legge statunitense, ad esempio, obbliga le case ad installare paraurti secondari, i cosiddetti bumperette, in maniera da salvare quelli principali dopo un urto a bassa velocità. La traversata dell’oceano può accompagnarsi anche a differenti politiche commerciali, messe in atto per sostituire una denominazione poco accattivante o per sceglierne un’altra più orecchiabile, che permetta all’auto di essere più facilmente riconoscibile. Negli Stati Uniti ciò avveniva più spesso, perché le dimensioni e le potenzialità del mercato spingevano le case a sostenere investimenti anche massicci pur di incrementare la percezione dell’auto fra i potenziali clienti: è il caso per esempio della Sterling, nota in Europa come Rover 800, venduta oltreoceano con la speranza di infastidire i più blasonati marchi nel settore del lusso.

Abitudine comune fra le italiane

I nomi italiani, come abbiamo visto poche settime fa, vengono ritenuti un valore aggiunto e sono utilizzati con frequenza delle case automobilistiche. Ecco perché le aziende del nostro paese hanno sacrificato la denominazione originaria (spesso numerica) in favore di nomi più melodici e affascinanti. Verso la fine degli anni ’80 Alfa Romeo scelse il nome Milano per la 75, in maniera da rendere più evidente il legame con la città d’origine. Fiat si comportò in maniera analoga, e nel 1978 mise in vendita negli Stati Uniti la berlina 131: in questo caso il nome era Brava. L’arrivo in Nord America aveva un significato così fondamentale che Lancia scelse per esempio di rinnegare le proprie origini, abbandonando una lettera dell’alfabeto greco (Gamma, Kappa, Lambda) a vantaggio di un nome più tradizionale: la Beta Montecarlo fu rinominata Scorpion. L’Alfa Romeo Alfetta diventò Sport Sedan, quasi per metterne in chiaro la vocazione da berlina sportiva, mentre la Fiat Ritmo si trasformò oltreoceano in Strada. L’auto risale alla fine degli anni ’70 e fu la prima guidata da Barack Obama.

E Rover cambia nome

Gli esempi non sono limitati ai costruttori nazionali, perché l’abitudine venne ripresa anche al di fuori delle Alpi. Volkswagen ad esempio diede il nome Rabbit alla Golf, ma lo fece soltanto per la prima (metà anni ’70) e la quinta serie (metà anni ’00): il modello oggi in vendita si chiama Golf in tutte le parti del mondo. Dal 1978 l’Audi 100 diventò 5000, mentre Ford scelse di cambiar nome in due occasioni: la Mondeo del 1992 fu ribattezzata Contour e la Focus del 1998 diventò ZX3, ma in questo caso il nome cambiava se l’auto era a tre (ZX3), quattro (ZX4) o cinque porte (ZX5). Ancora più estrema fu la decisione messa in pratica da Rover: l’azienda inglese raggiunse gli Usa e cambiò nome in Sterling Motor Cars, vendendo la berlina 800 semplicemente come Sterling. L’esperimento, però, non fornì i risultati auspicati: l’azienda occupò i listini d’oltreoceano solo dal 1987 al 1991 e preferì in seguito abbandonare il mercato.

Differenze anche all’interno dello stesso continente

Il cambio di nome è una pratica comune ancora oggi, seppur priva di molte implicazioni legate al passaggio da un continente all’altro: le auto vendute negli USA ricevono modifiche alla parte tecnica e alla forma dei paraurti, quindi la nuova denominazione si accompagna ad interventi più profondi. Non accade lo stesso nel passaggio dalla Turchia all’Italia. E’ l’esempio della Fiat Aegea, sviluppata e prodotta sul Bosforo ma venduta nello Stivale con il nome Tipo: in questo caso l’auto è del tutto identica. Come identiche sono anche le Mitsubishi Pajero e Shogun, ma la prima è venduta in Europa e la seconda nel Regno Unito. Ancora diverso è vendere la stessa auto con due marchi diversi, in quanto parte dello stesso gruppo industriale o quale frutto di una collaborazione mirata: in tal caso le differenze sono a livello di assetto, rivestimenti interni o piccoli componenti esterni, come ad esempio i loghi e talvolta anche la mascherina. Negli anni ’90 la “nostra” Opel Omega è stata venduta oltreoceano come Cadillac Catera, la Austin Allegro fu venduta dal 1974 come Innocenti Regent e la più recente Dodge Journey è diventata Fiat Freemont.

Autore: Redazione

Tag: Curiosità , usa , dall'estero


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