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pubblicato il 13 novembre 2007

Proton pensa all’"auto islamica”

L'Iran propone ai malesi una progetto inedito

Proton pensa all’"auto islamica”
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Il marketing ci ha insegnato che ci sono le auto per i giovani, per le famiglie, per gli anziani, per i ricchi o al limite per i poveri, ma che si potessero costruire auto dedicate ad un target "religioso" nessuno ci aveva mai pensato prima.

Stando ad una nota pubblicata dall'agenzia stampa di Stato malese Bernama l'idea è saltata fuori in un incontro a Teheran fra le autorità locali e alcuni rappresentanti della Malesia, fra cui il manager della Proton Datuk Syed Zainal Abidin Syed Mohamed Tahir.

Nell'incontro alcuni dignitari iraniani avrebbero chiesto alla Proton, Marchio malese di proprietà governativa che nell'Europa occidentale è presente solo in Gran Bretagna, di mettere a punto un'auto "islamica" , che dovrebbe essere prodotta in Malesia, Iran o Turchia, ma anche essere destinata all'esportazione in tutto il mondo.

A distinguere un'auto "islamica" da una "atea" dovrebbero essere una serie di accessori ispirati dalla pratica quotidiana dell'Islam, come una bussola che indica la direzione della Mecca e un vano per alloggiare il Corano. Se le differenze si fermassero qui, come è più che probabile, verrebbe da chiedersi: ma allora i fuoristrada cosa sono, cattolici o islamici?

La religione è un fatto personale, al pari dei gusti gastronomici o degli orientamenti sessuali. Va bene che il business è business, ma ci sono già troppe differenze nel mondo, vere o presunte. Almeno l'automobile lasciamola da parte.

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