Retrospettive

pubblicato il 7 agosto 2016

Ferrari 365 GTB/4 Daytona, l’ultima prima dell’arrivo della Fiat


Ultima auto dell’era “Ferrari al 100%”, è tra le più amate dai collezionisti

Ferrari 365 GTB/4 Daytona, l’ultima prima dell’arrivo della Fiat
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Enzo Ferrari non era uomo che amava molto omologarsi alle mode. Anzi, per nulla. Se poi la moda, anche se sarebbe meglio parlare di filone tecnico, la lancia un certo Ferruccio Lamborghini, allora fare le cose in modo diverso, per il Drake, diventa un imperativo. Anzi, ad essere precisi, più che in modo diverso, uguali a come le ha sempre fatte. A cosa stiamo facendo riferimento? Alla posizione del motore, che Ferrari preferisce davanti all’abitacolo, almeno sulle stradali; concetto che la Lamborghini Miura ribalta di 180°, facendo capire che quella sarà la direzione che tutti seguiranno in futuro per le supercar. Enzo Ferrari però non ha fretta e così, quando è il momento di sostituire la 275 GTB/4, l’archittetura di base rimane la stessa. Motore davanti e trazione dietro. Qualcuno ci vede anche una strategia “conservativa” da parte del Drake: progettare da zero una nuova auto con motore posteriore centrale sarebbe costato senza dubbio molto di più.

Il coraggio di Fioravanti

La storia della 365 GTB/4 Daytona inizia come un “fuori programma”: in Ferrari non c’è gran fretta di rimpiazzare la già citata 275 GTB/4, ma tale Leonardo Fioravanti, nel 1966, mette nero su bianco ciò che la sua fantasia partorisce dopo aver visto il telaio nudo di una 330 GTC. Di cosa si tratta? Di un abito cucito in modo attillatissimo e molto attento all’aerodinamica attorno al telaio della vettura, per seguirne le forme che fino a quel momento erano seducenti solo ai suoi occhi. Il ragazzo è ambizioso e, non senza coraggio, presenta il suo bozzetto a Sergio Pininfarina. E’ amore a prima vista. Pininfarina, che è molto ascoltato da Enzo Ferrari va a Maranello coi disegni in mano. Nel 1967 viene approntato il primo prototipo, nel 1968 il secondo. Ha inizio la storia di una delle supercar più amate e ambite dai collezionisti di tutto il mondo.

Leggerezza nelle forme e nella sostanza

L’obiettivo della squadra di tecnici e designer che si mette all’opera sulla 365 GTB/4 Daytona è quello di perseguire la leggerezza e l’essenzialità, per ottenere un’auto agile e veloce, ma anche facile da guidare; concetti che devono essere rispecchiati anche nel design. Per quello che riguarda il telaio, come da tradizione a Maranello optano per una struttura a tubi ovali saldati e il passo è lo stesso della 275 GTB/4. Cambia invece la carreggiate posteriore, che viene allargata per far fronte alle maggiori prestazioni del motore. In realtà l’aumento di potenza non è così alto come la crescita della cilindrata - da 3,3 a 4,4 litri - farebbe pensare: si passa infatti da 300 a 320 CV. Ad alimentare i 12 cilindri a V del motore della 365 GTB/4 provvedono sei carburatori Weber a doppio corpo, mentre le testate sono avanzatissime per l’epoca, visto che hanno doppio albero a camme in testa.

Il debutto a Parigi

Prima che il velo le venga tolto, la linea della 365 GTB/4 Daytona viene rivista da Sergio Pininfarina in persona, che conserva le ottime intuizioni di Fioravanti, ma assottiglia il muso per renderlo più coerente all’obiettivo iniziale di leggerezza; anche visiva. Nell’autunno del 1968, la Daytona viene presentata al Salone di Parigi e il suo nome è tutto un programma: 365 indica la cilindrata unitaria, quattro sono gli alberi a camme (in testa) totali presenti sotto il cofano. Seppur agli antipodi per l’impostazione tecnica, è nata ufficialmente la “anti Lamborghini Miura”.

La parola ai numeri. Ma non solo


Ieri come oggi, quando si parla di supercar, tutti vogliono sapere quanto vanno forte. E la Daytona viaggia fortissimo, più della Miura (facendo riferimento alla prima, quella del 1966). La velocità massima dichiarata è la stessa, cioè 280 km/h, ma la Ferrari lascia sul posto la Lamborghini nello scatto da 0 a 100 km/h: 5,7 secondi contro 6,7, sempre attenendosi al dichiarato. Al di là del cronometro, le sensazioni di guida sono dalla parte della Ferrari: per quanto unanimemente riconosciuta come uno dei capolavori della storia dell’auto, la Miura soffre di qualche torsione di troppo del telaio e di problemi di portanza dell’avantreno (in velocità, il muso tende ad alleggerirsi). La Daytona è invece precisa, “facile” e anche molto efficace. La bontà di base del progetto è testimoniata peraltro dalle 3 vittorie di classe ottenute alla 24 Ore di Le Mans nel 1972, 1973 e 1974.

Scaglietti come Fioravanti

L’America anticipa le tendenze. E a volte le “impone” alle aziende che lì esportano i propri prodotti. Succede a Ducati con la Scrambler, richiesta dall’importatore locale, succede a Ferrari con la Daytona Spider. Un’operazione che va in porto in modo relativamente facile grazie all’intraprendenza di un altro “stilista-carrozziere”: Sergio Scaglietti, che si mette al lavoro sulla versione scoperta della 365 GTB/4 fin dal suo debutto a Parigi. Come Fioravanti qualche anno prima, anche Scaglietti presenta il frutto del suo lavoro a Pininfarina, che approva e inoltra a Ferrari. Trattandosi di una targa, più che di una spider (perché dotata di vistoso roll-bar strutturale e di una copertura scorrevole, piuttosto che di una capote vera e propria), la sua idustrializzazione non è nemmeno troppo complicata. Ne vengono prodotte poco più di 100, quasi tutte destinate al mercato nordamericano.

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Tag: Retrospettive , Ferrari , auto europee , auto italiane , auto storiche


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