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pubblicato il 26 luglio 2016

Bollo auto storiche, cosa succede ora dopo la sentenza

La Corte costituzionale si è espressa su due Regioni. Ecco qual è la situazione attuale in tutta Italia

Bollo auto storiche, cosa succede ora dopo la sentenza

In Basilicata e Umbria, i proprietari delle auto storiche, quelle con età compresa tra i 20 e i 29 anni, devono pagare il bollo. Lo dice la recentissima sentenza della Corte costituzionale, la numero 199/2016. Infatti, stando ai giudici, la legge 190/2014 ha eliminato ogni esenzione per i veicoli “di interesse storico o collezionistico” immatricolati da meno di 30 anni (e da almeno 20); invece, il beneficio è riservato alle “auto d’epoca”, cioè quelle con più di 30 anni. La diatriba ha origine a inizio anno. Infatti, la legge di Stabilità 2015 ha cancellato l'esenzione del bollo per le auto storiche con età compresa fra i 20 e i 30 anni. La legge del 23 dicembre 2014 non è stata recepita da tutte le Regioni allo stesso modo (qui vi spieghiamo come funziona il bollo auto storiche regione per regione).

La sentenza? Per Basilicata e Umbria

Secondo la Corte costituzionale, le norme previste dalla Regioni Umbria e Basilicata sono scappatoie fiscali: hanno mantenuto un regime di favore sostituendo il bollo auto con una tassa di circolazione forfettaria ed eliminando sanzioni e interessi per i morosi. Regole, come stabilisce la sentenza (e come sostiene il Governo Renzi, che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale), in contrasto con gli articoli 117 e 119 della Costituzione, sui princìpi di potestà legislativa e autonomia finanziaria degli enti locali. Leggi regionali che ledono la competenza legislativa in materia di tributi erariali, esclusiva dello Stato.

Regione che vai, bollo auto storiche che trovi

Dopo la sentenza della Corte costituzionale, gli orientamenti sono due. Secondo il primo, minoritario, adesso tutte le Regioni “ribelli” (che continuavano a non far pagare il bollo alle auto storiche nonostante la legge del Governo) devono abolire l’agevolazione. Ma l’orientamento prevalente è che la sentenza riguardi solo Basilicata e Umbria: per tutte le altre Regioni dove le auto storiche sono esentate, le cose restano come sono. Infatti, sulla questione è intervenuto anche il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani, per il quale si è “in attesa degli sviluppi a livello locale”. Come dire: vedremo nelle altre Regioni cosa accadrà. E aggiunge: “Permangono discriminazioni territoriali con orientamenti difformi da parte delle istituzioni, che penalizzano non pochi automobilisti rispetto ad altri”. C’erano e restano norme a macchia di leopardo: Regione che vai, bollo auto storiche che trovi. E conclude: “L’Automobile Club d’Italia, attraverso anche il know how di ACI Storico, sottolinea ancora una volta la necessità di provvedimenti omogenei che portino ordine in tutto il comparto, con strumenti efficaci e appropriati”. Per esempio? “La lista chiusa di veicoli di interesse storico e collezionistico, redatta dall’ACI e consegnata alle compagnie assicurative e agli altri soggetti interessati, che hanno trovato finalmente uno strumento oggettivo di individuazione delle auto storiche meritevoli di tutela”.

Una legge molto discutibile

Il problema è che la legge del Governo Renzi s’è rivelata sin da subito per quello che è: una norma discutibile e poco chiara. Discutibile perché non appare corretto far pagare il bollo alle auto realmente storiche. Se l’obiettivo era snidare i furbetti con macchine vecchie che circolano con auto storiche senza esserlo per davvero, pur di non pagare il bollo e di agevolazioni assicurative, allora non è giusto andare a penalizzare i tantissimi proprietari di vetture realmente storiche. Con la passione per quegli splendidi veicoli. Si deve andare a punire solo le “contaminazioni”: le auto falsamente storiche, che con chissà quali giri strani divengono tali. Il sistema infatti ha fatto in modo che al proprietario di una tristissima macchinaccia a gas, che magari percorre 20.000 km l’anno, di beneficiare degli stessi “sconti” di auto con trascorsi storici e sportivi importanti che ne giustificavano la certificazione e le agevolazioni. Ed è una legge poco chiara perché va a sovrapporsi a una miriade di norme, secondo cui il bollo è un tributo regionale: proprio per questo diverse Regioni hanno continuato a mantenere l’agevolazione per le auto storiche. Inoltre, come ha appena evidenziato l’ACI, manca un elenco nazionale ufficiale che spieghi le misure adottate da ogni singola Regione.

La posizione dell’ASI

L’esecutivo Renzi ha introdotto una norma iniqua, che punisce severamente gli appassionati. Il guaio, dice l’ACI, è che “l’esplosione di certificazioni storiche rilasciate negli ultimi anni da chi avrebbe dovuto tutelare il settore ha confuso tutti, a cominciare dal legislatore che è chiamato a trovare nuove soluzioni per ordinare il comparto”. Ma c’è anche l’ASI (Automotoclub storico italiano) che giustamente ha fatto sentire la sua voce sin dall’inizio: è contrario alla legge che abolisce l’agevolazione del bollo per le auto storiche. E quante macchine over 20 e under 30 sono coinvolte? I conti sono stati fatti dall’ASI a fine 2014. Se l’ACI parlava di 800.000 veicoli di interesse storico, l’ASI sosteneva in 13 anni i mezzi esonerati dal pagamento del bollo sono stati 501.000 e che al 31 dicembre 2013 la cifra è scesa a 375.000. Far pagare nuovamente il bollo a questi veicoli potrebbe portare nelle casse dello Stato 56,2 milioni di euro (375.000 x 150 euro di media). Questo se tutte le auto storiche restassero in vita. Nella realtà l’imposizione del bollo è in grado di togliere dalla circolazione molti dei mezzi storici fino alla soglia delle 50.000 unità, per via di rottamazioni ed esportazioni. Così ricalibrato il maggiore introito teorico per l’erario si riduce a 7,5 milioni di euro, cifra irrisoria se paragonata ai 650 milioni di euro che le auto d’epoca muovono annualmente per i costi di manutenzione(375.000 x 2.000 euro medi). A farne le spese saranno meccanici, carrozzieri e piccoli riparatori, oltre a ricambisti e distributori di benzina, tutte categorie già minacciate dalla crisi dell'auto nuova. Più i 12,5 milioni di euro annui del turismo indotto dai raduni di auto storiche (stime ASI). Insomma, la legge del Governo Renzi minaccia di “gettare l'acqua sporca col bambino dentro”.

Quali soluzioni?

Il modo per rimediare c’è: basterebbe adottare determinate soluzioni, come dicemmo a suo tempo. Ecco le nostre proposte, che manterrebbero inalterate le soglie di 20 anni per le auto di “interesse storico” e di 30 per le auto d’epoca, ma con qualche modifica:

- Adozione di una lista delle auto realmente di interesse storico e collezionistico che, a partire dai 20 anni, possono essere iscritte all’ASI, un po’ come quella presentata dall’ACI circa un anno fa.

- Le auto non in lista perderebbero i loro privilegi anche in maniera retroattiva: non sarebbero più storiche. Sarebbero soggette a bollo, assicurazione e passaggi di proprietà tradizionali.

- Solo le auto in lista continuerebbero a beneficiare dei vantaggi oggi noti.

- Le liste dovrebbero essere aggiornate annualmente, aggiungendo le new entry secondo gli stessi parametri.

- Controlli più severi per certificare le auto di reale interesse incluse nella lista, con parametri di originalità e stato d’uso ben precisi.

- Stabilire un chilometraggio massimo consentito annualmente per le auto iscritte ASI, così da evitare che “la fame venga mangiando”, e utilizzando le auto ASI solo per il sano e saltuario piacere di guida.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , auto storiche , bollo auto


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