dalla Home

Motorsport

pubblicato il 25 luglio 2016

Arrivabene: "Non voglio parlare del direttore tecnico del 2017"

Il team principal della Ferrari fa il punto della situazione dopo l'Ungheria. L'intervista di MotorSport.com

Arrivabene: "Non voglio parlare del direttore tecnico del 2017"

Sebastian Vettel ha ritrovato il sorriso. E, forse, questa è la notizia più positiva del weekend ungherese, visto che la Ferrari per il terzo fine settimana di fila non ha messo una Rossa sul podio. Il tedesco si è sciacquato la bocca con chi lo voleva in partenza per la Mercedes nel 2018 e in gara ha ritrovato la verve del quattro volte campione del mondo, anche se non è riuscito ad arpionare Daniel Ricciardo, terzo. Per Seb la Red Bull era più lenta della SF16-h di un paio di decimi al giro. Insomma, Vettel non vede tutto nero, anche se la situazione di Maranello resta difficile. Maurizio Arrivabene è meno indulgente del suo pilota nell’analisi post GP. La fotografia del team principal a freddo è precisa. “Non possiamo essere contenti di un quarto e di un sesto posto, ma la macchina ha mostrato che il potenziale c’è”.

MotorSport.com: Cosa avete imparato in Ungheria: avevi promesso di fare il punto?
Maurizio Arrivabene: “Si è imparato che siamo ancora deboli sul giro secco, anche se la qualifica di sabato è stata un pochino anomala. Ammettiamo che c’è stato un errore da parte nostra su Kimi, mentre in merito alla bandiera gialla di Alonso pare che a togliere il piede in quella situazione pare sia stato solo Vettel... Riprendendo il discorso posso dire che abbiamo una debolezza in prova, mentre in gara ce la caviamo su piste che richiedono un pochino meno di lavoro di aerodinamica”.

MotorSport.com: La Ferrari non dovrebbe essere più cattiva per farsi valere a livello politico nella difesa di certe vicende di gara?
Maurizio Arrivabene: “La faccia cattiva ce la mettiamo. Il discorso è che quando siamo in pista troviamo delle persone che non c’entrano niente con lo Strategy Group o la F1 Commission, ma abbiamo a che fare con i commissari sportivi. Non è che si stia zitti, ma non potete nemmeno pretendere che durante la gara lasci le cuffie al muretto e vada a… picchiare Charlie”.

Maurizio fa una pausa e sorridendo aggiunge scherzando:
“Ci si potrebbe anche pensare, ma non sarebbe troppo carino. Detto questo, se non contassimo niente non ci avrebbero risposto alla velocità della luce, sostenendo che avevano visto le immagini e che il movimento di Verstappen era stato uno solo. Io, invece, sono convinto che i cambi di traiettoria siano stati due. E, comunque, dobbiamo attenerci al loro giudizio. Poi che abbiano bisogno di un paio di occhiali per vedere le immagini è un discorso diverso”.

MotorSport.com: Appena sei arrivato alla Ferrari, una delle prima dichiarazioni che fai fatto era relativa ai regolamenti che sembrano fatti da quattro ubriaconi al bar: per risolvere un problema si aggiungono altre due o tre regole che complicano ulteriormente un quadro che gli appassionati non capiscono più…
Maurizio Arrivabene: “Non posso dire altro che sono d’accordo. La semplificazione delle regole andrebbe fatta, evitando però di lasciare delle zone grigie. Perché le norme, apparentemente sono chiare, il fatto è che poi si trovano le contro-regole che dicono l’esatto contrario. È un po’ come è successo ieri dopo le qualifiche. A parere mio una semplificazione ci vuole non solo per migliorare l’attività in pista, ma anche per far capire le cose alla gente. Con tutte queste norme si arriverà a un punto che alla fine di un Gran Premio non si capirà chi avrà vinto e bisognerà aspettare le classifiche un’ora dopo la bandiera a scacchi. Non credo che questo sia quello che vogliono gli appassionati”.

MotorSport.com: Vedere uno o due movimenti di traiettoria può essere opinabile, come per un arbitro dare un rigore, ma quando undici piloti restano fuori dal 107% in qualifica e si fa finta di niente, non si mette in discussione un dato inconfutabile?
Maurizio Arrivabene: “Evidentemente c’è una regola che conta più di un’altra. Ci tengo a mettere in evidenza che sabato si è fatto riferimento alle eccezionale condizioni. Siccome non abbiamo corso nel deserto dei Gobi, dove è eccezionale che piova, questo fatto l’ho trovata un cosa da Benny Hill, da barzelletta”.

MotorSport.com: Le gare si devono vincere in pista e non sulla carta, ma adesso la F.1 rischia di essere uno sport senza certezza del diritto…
Maurizio Arrivabene: “Su questo tema non ho voluto soffermarmi troppo, ma ho preferito fare solo dell’ironia. Temevo che qualcuno ci avesse potuto sparare addosso parlando di disastro, dicendoci di andare a casa perché l’anno scorso andavamo meglio. Insomma ho evitato di fare della polemica, perché mi sarebbe stato rinfacciato di spostare la polemica sui regolamenti anziché pensare di fare una vettura competitiva. Detto questo ieri abbiamo vissuto una giornata di bassissimo livello, un vero circo equestre. Ieri non si è… visto niente. Ieri sera proprio Vettel ci ha detto che se non avesse rallentato avrebbe centrato la pole o ci sarebbe arrivato molto vicino”.

MotorSport.com: Dal prossimo Gran Premio si potrà centrare la pole position con le bandiere gialle agitate?
Maurizio Arrivabene: “A questo punto se i miei piloti me lo chiederanno gli dirò di farlo e poi ne andremo a parlare con i commissari. Ma a noi il tempo lo avrebbero tolto, attenzione…”.

MotorSport.com: Perché Kimi non è riuscito ad attaccare Verstappen in fondo al rettilineo potendo disporre di gomme Supersoft e dell’ala mobile: te la sentiresti di fare questa critica al pilota?
Maurizio Arrivabene: “Oggi Kimi è stato pazzesco. Ha fatto una gran gara d’attacco, ma all’Hungaroring per fare un sorpasso in fondo al rettilineo ci vuole un margine di almeno un secondo e mezzo, per cui non bastava la differente velocità massima”.

MotorSport.com: Dopo le gare a Red Bull Ring, Silverstone e Hungaroring si può dire che la Red Bull Racing vi è davanti?
Maurizio Arrivabene: “Nella classifica Costruttori sono ancora dietro di noi, mentre in quella piloti sono davanti di un punto. Però se cominciamo a guardarci di fianco e alle spalle sbagliamo, perché invece dobbiamo solo guardare avanti e pensare di fare meglio. Loro sono sicuramente migliorati, per l’amor di Dio questo è indubbio”.

MotorSport.com: Riguardo ad Allison, ci sono le voci che lui vorrebbe tornare in Gran Bretagna per questioni familiari: se lo facesse gli chiedereste di rispettare il contratto di altri due anni o lo lascereste libero?
Maurizio Arrivabene: “Rispondo dicendo che non ci è arrivata alcuna richiesta”.

MotorSport.com: L’anno prossimo è cruciale perché cambiano i regolamenti: ti senti che James Allison sarà il direttore tecnico nel 2017?
Maurizio Arrivabene: “Il discorso del prossimo anno è molto delicato, perché non avremo bisogno solo di una grande motore, ma anche di una grande macchina, per cui è difficile parlare di una figura importante come quella del direttore tecnico qui, in questo momento. Innanzi tutto bisogna approfondire il progetto del 2017 e capire dove si sta andando e quali sono le idee e, soprattutto, cercando di capire quali saranno i miglioramenti da fare rispetto alle debolezze che abbiamo oggi. Queste non sono decisioni che si prendono da soli, ammesso – e sottolineo ammesso - che si prendano”.

MotorSport.com: È ancora possibile raggiungere la Mercedes i materia di prestazioni se non per i punti?
Maurizio Arrivabene: "Onestamente come motore siamo lì. Se non siamo già come loro, ormai ci manca pochissimo, almeno in gara. Se si vuole arrivare vicino a loro ad Abu Dhabi bisogna lavorare da subito su altre aree”.

Capiremo presto con chi...

Questa e altre news su MotorSport.com.

Autore: Franco Nugnes

Tag: Motorsport , formula 1 , interviste


Top