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Curiosità

pubblicato il 15 luglio 2016

Nomi auto, quelli italiani "suonano" meglio

Le case straniere li scelgono per la loro melodia. Tanti gli esempi curisosi, come Cappuccino, Mobilio, Asso di Fiori...

Nomi auto, quelli italiani "suonano" meglio
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Maserati ha scelto di legarsi ai venti, ed è per questo motivo che la berlina Ghibli ne richiama uno che spira dal Sahara verso le coste libiche. Lamborghini si ispira invece ai tori e al mondo della tauromachia, mentre i veicoli commerciali Fiat riprendono il nome di monete del passato: oggi a listino troviamo ad esempio il Fiorino, il Talento e il Ducato. Ogni casa auto rispetta una sua politica in termini di denominazione: alcune preferiscono lettere (Mercedes Classe E) o i numeri (Mazda 3), ma una gran parte sceglie i riferimenti storici (Ferrari 612 Scaglietti), animali (Fiat Panda), luoghi geografici (Seat Ibiza) o termini di senso compiuto (Lancia Musa). Altre ancora si affidano più semplicemente a un nome dal suono accattivante. Questa pratica coinvolge spesso la lingua italiana, considerata melodica, le cui parole vengono spesso utilizzate in riferimento a modelli di automobile.

Ai tedeschi piace la lingua di Dante

L’abitudine è comune soprattutto fra le case tedesche e giapponesi. Nel corso degli anni Volkswagen ha lanciato per esempio l’utilitaria Lupo, la coupé Corrado e la berlina Vento, ispirandosi alla meteorologia anche per la coupé Scirocco e la berlina Bora. Ford - che ha chiamato un'auto "Figo" - ha dimostrato comunque una predilezione nei confronti della geografia: la Cortina, nata negli Anni '60; la Capri, una coupé prodotta fra il 1969 e il 1986; la Torino, una sportiva nota per la celebre apparizione nella serie tv degli anni ’70 Starsky e Hutch. Curiosità: Ford ha utilizzato il nome Puma ed anche una delle sue traduzioni in inglese, Cougar, in entrambi i casi per automobili coupé. Anche Opel si è lasciata influenzare dalla lingua italiana, scegliendo nel tempo denominazioni a noi molto familiari: oggi a listino si trova per esempio la berlina compatta Corsa, ma fino agli anno scorsi erano presenti l’utilitaria Agila e la cabriolet Tigra. Ad inizio anni ’90 risalgono invece la coupé Calibra ed il pick up Campo, mentre i termini Manta ed Omega sono utilizzati anche in lingua inglese: la prima era una coupé, la seconda una berlina. Da non dimenticare anche la coupé Monza, mentre Astra l’abbiamo esclusa in quanto non di senso compiuto

I giapponesi non si pongono limiti di fantasia

Ancor più fantasiosi e anticonvenzionali sono i nomi scelti dalle case giapponesi, che da sempre considerano le parole italiane un valore aggiunto per le rispettive automobili: Toyota, ad esempio, ha scelto Previa ispirandosi al termine previdenza e lasciando intendere la sua lungimiranza nello sviluppare una monovolume a motore centrale. Due popolari berline Toyota si chiamavano Carina e Corona, ma sono arrivate anche le Avanza, Innova, Passo, Porte, Premio e Verso. Mazda ha scelto i nomi Luce per una berlina di fascia alta, Bongo per un van e Cosmo per una sportiva, ma si è ispirata all’italiano anche per le berline Familia e Capella. Daihatsu ha utilizzato l’italiano più di qualunque altra azienda: nel corso degli anni sono arrivate le Compagno, Consorte, Domino, Materia, Mira, Sonica, Storia e Tanto. C’erano anche la Esse e persino il furgone Delta, lanciato nel 1970. Senza dimenticare la Cuore. Nissan ha optato per i nomi Cima, Fuga, Gloria, Largo, Serena Stanza. Oggi a listino sono presenti le Fuga, Murano e Versa. C’è anche la Note, che si pronuncia all’inglese ma è comunque una parola inserita nel nostro vocabolario...

Chrysler e GM scelgono l’inglese

A Suzuki spetta il merito di aver utilizzato una delle parole italiane più conosciute e popolari al mondo: nel 1991 venne infatti lanciata la sportiva Cappuccino. Hanno senso compiuto anche le parole Alto, Baleno, Cara, Cervo, Liana, Nomade, Palette e Samurai. Escudo, purtroppo per lei, viene tradita dalla vocale all’inizio. Isuzu ha utilizzato nella sua storia i nomi Como e Piazza, ma insieme ad Italdesign ha realizzato il prototipo Asso di Fiori. Honda è l’unica fra le case giapponesi ad aver sempre utilizzato poco italiano per i suoi modelli. Ci sono però alcune eccezioni: la Mobilio è quella più famosa, ma sono arrivate anche le Concerto e Domani. Mitsubishi ha scelto invece i nomi Carisma, Celeste, Diamante, Libero, Nativa, Pistacchio e Strada. Gli esempi sono minori per le case automobilistiche inglesi e d’oltreoceano: citiamo ad esempio le Austin Allegro, Marina, Maestro; le Chevrolet Beretta, Corsica ed Epica; la ChryslerPacifica e la Rover Metro. E poi c'è Ssangyong che di recente ha scelto di celebrare l'Italia battezzando Tivoli la sua prima SUV compatta.

Autore: Redazione

Tag: Curiosità , lifestyle


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