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pubblicato il 5 luglio 2016

Mobilità 2.0? L'Italia ha bisogno di un Mobility Champion

L'Unrae propone l’istituzione di una figura che faccia dialogare produttori, automobilisti e istituzioni per creare il nostro domani

Mobilità 2.0? L'Italia ha bisogno di un Mobility Champion

L’auto di domani sarà a basso impatto ambientale, intelligente (capace cioè di guidare anche da sola) e condivisa, un aspetto quest’ultimo che fa da anello di congiunzione tra il futuro ed il presente, visto che oggi l’auto in car sharing e in car pooling si sta diffondendo (gli utenti di car sharing solo a Roma e Milano sono già 550.000 e il 38% circa della popolazione è interessata all’auto in condivisione). E poi c’è il noleggio a breve e lungo termine che sta dilagando, come continuano a confermare i dati sull’immatricolato alle aziende (circa il 20% del totale). I dati sono stati riepilogati oggi a Roma durante l’incontro tra l’Unrae, la stampa e le Istituzioni, a cui era presente anche il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, che ha ribadito l’impegno del governo nella messa a punto di una rete infrastrutturale intelligente e digitale (che partirà dalla Salerno-Reggio Calabria). L’incontro è stato quindi l’occasione per l’Unrae di lanciare la sua proposta - concepire la figura del Mobility Champion - a sostegno della nuova “cultura della mobilità”, supportata dai risultati della ricerca condotta dal Censis, dal titolo: “Verso una mobilità 2.0: la gestione del cambiamento”.

Ostacoli e prospettive

Anche un domani sarà difficile sbarazzarsi del mezzo privato perché, come abbiamo sentito dire più volte, le aree limitrofe alle grandi città si stanno popolando sempre di più e il trasporto pubblico locale continua ad essere inadeguato (solo il 21% degli italiani ritiene che il TPL sia migliorato negli ultimi 5 anni, mentre il 45% pensa che sia peggiorato). Nel frattempo l’età media delle vetture è passata dai 7 anni e mezzo del 2006 ai dieci di quest’anno e se i 9 milioni di veicoli più inquinanti che emettono ogni anno circa 19,6 milioni di tonnellate di CO2 equivalente venissero sostituiti, le emissioni si ridurrebbero di 10,6 milioni di tonnellate. E anche la sicurezza ne guadagnerebbe: stando al Censis la sostituzione del parco auto più obsoleto determinerebbe una riduzione della mortalità del 7,3%, visto che il tasso di mortalità (morti per 1.000 autovetture coinvolte in incidenti) dei veicoli con più di 11 anni di vita è il triplo di quelle con meno di 2 anni. Questi sono i principali ostacoli alla modernizzazione in Italia e l’Unrae ha sottolineato quindi l’urgenza di una figura che riesca a traghettare il settore verso il domani, fatto di auto a guida autonoma e a basso impatto ambientale.

Serve una cabina di regia

Una mobilità connessa, condivisa e ad impatto zero è possibile ed è all’orizzonte, ma per arrivarci le parti devono lavorare insieme. Per questo, ha sottolineato oggi l’Unrae, “è arrivato il momento di concepire la figura del Mobility Champion, il promotore della ‘nuova cultura della mobilità’”, come lo ha definito il presidente Massimo Nordio. In pratica si tratta di individuare “un soggetto terzo, di grande autorevolezza, capace di una lettura davvero sistemica e non condizionata né da ideologismi né da riferimenti agli interessi economici di parte. Un leader in grado di generare awareness, una consapevolezza ampia riguardo ai processi e alle opportunità in essere, di ampliare i coinvolgimenti, di operare a tutto tondo sul fronte della comunicazione”. E’ un soggetto capace di far dialogare tutte le parti - costruttori, istituzioni e cittadini - per giungere a soluzioni strutturali e di lungo periodo. Trovare il nome e cognome però non sembra affatto facile.

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Tag: Attualità , car pooling , car sharing , mobilità sostenibile , trasporto pubblico


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