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Attualità

pubblicato il 4 luglio 2016

Incidente Tesla, l’azienda è stata chiara con i clienti?

I clienti hanno equivocato il messaggio dell’azienda nel pubblicizzare l’Autopilot, come dimostrano i molti video su YouTube

Incidente Tesla, l’azienda è stata chiara con i clienti?
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L’incidente mortale dello scorso 7 maggio ha costretto Tesla ad assumere una posizione sulla difensiva, portandola a scegliere toni di basso profilo e argomenti all’insegna dell’equilibrio. La società di Palo Alto è finita nell’occhio del ciclone perché il sistema Autopilot non ha risposto in maniera prevista davanti ad una situazione di pericolo: l’impianto di bordo è andato in crisi durante una giornata dal cielo molto vivido, non fermando l’auto quando si è trovata davanti un mezzo pesante. Tesla è al centro in questa fase di un’indagine preliminare, condotta dall’ente nazionale statunitense per la sicurezza stradale (NHTSA), i cui ispettori stanno effettuando una serie di accertamenti per chiarire la dinamica e le responsabilità dell’impatto. Tesla si è giustificata dopo l’incidente ripetendo che l’Autopilot non sostituisce la persona alla guida, obbligata a restare vigile, ma rappresenta un sistema di aiuto ed assistenza alla guida.

Sul mercato un dispositivo ancora in fase di sviluppo

Questo messaggio però non sembra aver fatto presa sugli automobilisti, che hanno riposto troppa fiducia in quello che ad oggi è ancora un apparato in fase di sviluppo: Tesla, non a caso, scrive sul proprio sito ufficiale italiano che le varie tecnologie presenti nell’Autopilot “permettono al sistema di imparare e migliorarsi continuamente”, segno che la tecnologia è ancora ben lontana dal suo massimo livello di sviluppo. La colpa dell’azienda sta nell’aver mantenuto lo stesso approccio delle società nel campo della telefonia o dell’informatica: le tecnologie di ultima generazione non sono mai del tutto pronte al loro arrivo sul mercato, ma vengono testate in situazioni reali dai cosiddetti beta tester, ovvero i primi utenti ad acquistare i prodotti. Tesla si è comportata nello stesso modo, lanciando un sistema non ancora maturo e affidabile, con il solo intento di bruciare la concorrenza e guadagnare un vantaggio da spendere poi in fase di percezione sugli acquirenti.

Descrizione troppo ottimistica

Sul sito ufficiale italiano è scritto che “il guidatore è sempre responsabile di ciò che accade e può prendere il controllo dell'auto in qualsiasi momento”. Si tratta però del solo messaggio di avviso, inserito fra cenni all'”unico pilota automatico totalmente integrato”, al “principio utilizzato dai piloti in aviazione quando le condizioni lo consentono” ed alla promessa di sgravare il conducente da “tutti gli aspetti più noiosi e potenzialmente pericolosi dello stare al volante”. Queste promesse hanno creato un evidente difetto di comunicazione, come facilmente visibile su internet: basta cercare Autopilot su YouTube per osservare una lunga serie di filmati in cui gli automobilisti lasciano guidare la propria Tesla o fanno tutt’altro. Il sistema si avvale di radar e telecamera frontali, di 12 sensori a ultrasuoni ad ampio raggio e di un sistema digitale di assistenza alla frenata ad alta precisione, grazie ai quali le Model S e Model X possono rimanere nella propria corsia, cambiare corsia e regolare la velocità. L’Autopilot costa in Italia 2.800 euro (più 600 di attivazione).

Tesla Autopilot, la prova di un automobilista americano

Un automobilista prova il Tesla Autopilot senza tenere le mani sul volante.

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Alcuni ragazzi provano l'Autopilot di Tesla Model S.

Autopilot Tesla, la prova dal garage di casa

Un automobilista prova l'Autopilot mettendo in risalto il tempo di guida manuale e quello di guida assistita.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , Tesla Motors , guida autonoma


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