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Curiosità

pubblicato il 4 luglio 2016

Bosch Boxberg Klassik, vivere le classiche

Al volante di un Bulli e una Volvo P1800E in un evento molto particolare, per scoprire cosa fa Bosch Automotive Tradition

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"Due carburatori doppio corpo? Se va bene questo fa i 6 al litro" mi dice perplesso Gaetano, il mio compagno di equipaggio al Bosch Boxberg Klassik: uno che di classiche sa praticamente tutto e di Bulli ne ha avuti due. È anche in dettagli del genere che capisci la differenza d'approccio tra italiani e tedeschi verso le auto d'epoca. Perché come c'è raduno e raduno, c'è passione e passione: noi siamo più puristi, quasi maniaci dei dettagli originali. Loro invece no, loro se ne fregano: per cui è normale trovare sotto a un Volkswagen T1 del 1966 non il "solito" milletre asmatico da una trentina di cavalli, ma un bel due litri boxer preso da un T3, tirato a lucido e messo là con due enormi carburatori doppio corpo - perché nel dubbio, meglio esagerare. Che poi il motore cromato e rumoroso - manco fosse quello di un Porsche 356 Carrera - non è neanche l'elemento più vistoso del "nostro" T1: vogliamo parlare della carrozzeria gialla e rossa? O dell'enorme simbolo Bosch sul muso messo al posto di quello Volkswagen? Il risultato, però, è decisamente spettacolare: qui davanti al Motorworld di Böblingen, 20 km a sudovest di Stoccarda, ci sono più di un centinaio di storiche d'ogni genere, ma il Bulli di Bosch Automotive Tradition che guiderò per i prossimi due giorni si fa decisamente notare.

Radunarsi intorno alla passione

Mentre io e Gaetano appiccichiamo gli adesivi coi nostri cognomi alle fiancate del T1, i partecipanti alla Bosch Boxberg Klassik continuano ad arrivare sul piazzale assolato, annunciati dallo speaker: 135 auto di tutti i tipi e tutte le età, dalle muscle car americane, ai berlinoni Mercedes-Benz tirati a lucido, da una Rolls-Royce del 1932 a una Ferrari Mondial cabrio del 1986 guidata da una ragazza dieci anni più giovane dell'auto. Perché al Boxberg non conta il marchio, il periodo storico o l'originalità: da 17 anni, qui quello che conta è solo la passione. Gente diversa e auto diverse che s'incontrano per passare due giorni in compagnia a guidare tra le colline del Baden-Württemberg, ai margini della Foresta Nera, uniti dall'amore comune per le auto con qualche decade sulle spalle.

Abilità insolite

Lo spirito del Bosch Boxberg Klassik è spontaneo, senza impegni e proprio per questo mi piace; così come apprezzo l'aria che si respira: quasi familiare, dovuta al fatto che questa non è una vera e propria gara di regolarità. Si segue un roadbook, è vero, ma non ci sono medie da tenere, solo prove di abilità lungo il percorso, alcune molto insolite, come quella in cui bisogna fare un percorso in 40 secondi esatti con il copilota che regge un vassoio carico di birre e carne arrosto fuori dal finestrino. Vince l'equipaggio che si avvicina di più al tempo assegnato e fa cadere meno birra o cibo: puntualità e grassi saturi, vi viene in mente qualcosa di più tedesco?

Bulli che bello

La tappa del primo giorno parte da Böblingen e finisce all'enorme sede Bosch Engineering di Abstatt. Fin dai primi metri capisco che guidare un furgone degli anni Sessanta non è esattamente una passeggiata: lo sterzo non assistito richiede sforzi inumani in manovra e in movimento ha la stessa precisione di un timone, mentre i freni - nonostante davanti, al posto dei tamburi originali, ci siano due dischi - vanno considerati più un invito a fermarsi, che un vero e proprio sistema per farlo. Risultato? Il Volkswagen T1 è divertentissimo da guidare. Anche i difetti, infatti, non fanno che aggiungere fascino al Bulli e alla sua esperienza di guida, coinvolgente come solo quella al volante delle auto d'epoca sa essere: bisogna essere sempre attenti, giudicare bene le doppiette in scalata, le frenate, anticipare le curve in cui il T1 si corica un bel po' e le gomme molto sottili rischiano sempre di perdere trazione. Altro che differenziali attivi, ABS o diavolerie moderne.

Dettagli d'altri tempi

Persino la posizione di guida è unica nel suo genere: il volante sottile ha un diametro enorme ed è completamente verticale, quindi nei piccoli angoli mi ritrovo a usarlo spesso tenendo le razze. La lunga leva del cambio a 4 marce che esce dal pavimento, invece, è precisa come un mestolo infilato nella polenta e a volte ci vuole una bella dose di persuasione per far entrare i rapporti. In più l'ergonomia non è esattamente ideale: ogni volta che metto la seconda, la leva va a sbattere contro il mio ginocchio destro.
Il primo giorno passa tra boschi, colline coperte di viti e paesini sperduti dai tetti a punta e dal fascino fuori dal tempo, per poi concludersi con un acquazzone verso l'arrivo, che mette a dura prova i limiti di trazione del Bulli e la tenuta delle guarnizioni dei due vetri di cui è fatto il parabrezza, separati e apribili a compasso. Ottimi per arieggiare l'abitacolo col caldo, meno quando piove e un po' d'acqua s'intrufola dalle giunzioni non proprio perfette.

Tutto in famiglia

Quando arriviamo, nel salone della sede Bosch di Abstatt c'è un gruppo che suona e gente che balla rockabilly: aria di festa. Fritz Cirener, il capo di Bosch Automotive Tradition - la divisione dell'Automotive Aftermarket dedicata ai pezzi di ricambio delle classiche - spiega che sono tutti dipendenti Bosch che si sono prestati volontariamente per intrattenere i partecipanti e che fanno parte dei vari gruppi dopolavoro: quello musicale, quello di ballo, persino i 25 fotografi impegnati sul percorso sono tutti dipendenti Bosch con la passione dello scatto nel tempo libero.
La Bosch Boxberg Klassik, insomma, è una specie di evento in famiglia, tanto che quasi la metà dei partecipanti in gara sono dipendenti Bosch, alcuni provenienti anche dall'estero. Il contributo volontario all'organizzazione dei dipendenti - che comunque vengono compensati per quello che fanno - permette di tenere il costo di partecipazione alla Boxberg piuttosto basso (250 euro per i dipendenti Bosch, 390 euro per gli altri) e lo rende un evento molto popolare in Germania, con centinaia di richieste in attesa.

Volvo P1800, un classico moderno

La mattina del secondo giorno comincia al volante di una Volvo P1800E del 1972, dotata del motore B20E con D-Jetonic: il primo sistema d'iniezione elettronica prodotto da Bosch. Rispetto al Volkswagen T1, qui l'esperienza di guida è agli antipodi: assenza del servosterzo a parte, la Volvo P1800E è un'auto molto moderna, che si guida in modo altrettanto moderno. Merito dei quattro freni a disco, dei circa 130 CV del motore 2 litri a benzina e del cambio a quattro marce più overdrive, che s'inserisce con una levetta accanto al volante senza bisogno della frizione. L'arrivo finale a bordo della Volvo è a Boxberg, sede di uno dei principali centri prove Bosch. Qui il fornitore tedesco testa le sue tecnologie su circuiti e strutture appositamente sviluppate. È domenica e, oltre ai partecipanti alla Boxberg Klassik, il centro è aperto alla gente comune: dipendenti Bosch, ma anche tante semplici persone che sono venute dai paesi vicini, per dare un'occhiata in compagnia e godersi il meraviglioso spettacolo di 135 classiche che girano sulla parabolica del centro prove.

La tradizione vive su strada

Mentre sfreccio sulla parabolica a oltre 120 km/h sul Bulli col tachimetro a fondo scala - ma quanti cavalli avrà il motore? 90? 100? 110? Neanche quelli di Bosch sanno rispondere - e seguo una Fiat 128 3P con carreggiata posteriore allargata, pneumatici maggiorati e camber negativo che neanche un'auto da corsa, penso che, tutto sommato, quello che ho visto alla Bosch Boxberg Klassik è lo spirito giusto per vivere il fenomeno delle classiche.
Una filosofia che si riassume in un concetto semplice: usarle senza troppi pensieri per ciò per cui sono state progettate - ossia viaggiare, andare in strada - invece di tenerle in garage come fossero pezzi da museo.

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Curiosità , raduni


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