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pubblicato il 30 giugno 2016

Honda Driving Experience, alla scoperta della gamma

Un giorno per rispondere a una domanda: cosa c'è dietro un marchio mondiale poco diffuso in Italia?

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Prendere la tua Honda per andare al porto a navigare con i tuoi Honda. O magari prendere il tuo Honda per andare all'aeroporto a volare con il tuo Honda. Non è un nuovo tipo di scioglilingua, ma una possibilità reale: quando si tratta di motori, Honda sa fare praticamente tutto, dalle moto ai fuoribordo, dagli scooter agli aeroplani. E il discorso non cambia poi molto se passiamo alle auto: dalle minuscole kei car alla supercar NSX in arrivo a breve, passando per i best seller globali HR-V e CR-V, nel periodo 2015/2016 - solita stranezza giapponese, dove l'anno fiscale va da marzo a marzo - Honda ha venduto 4,74 milioni di auto nel mondo. Se a livello globale Honda e i suoi marchi sono quindi una potenza consolidata, in Italia invece i numeri assoluti sono decisamente più ridotti. Il 2016, però, si sta rivelando un anno eccellente per il costruttore giapponese sul mercato italiano, giacché nei primi cinque mesi dell'anno le vendite sono cresciute del 113,8 per cento (il dato più alto tra i generalisti, SsangYong a parte), passando dalle 1.947 unità dello stesso periodo 2015 alle 4.163 attuali. Un deciso balzo in avanti dovuto alla ripresa generale e all'arrivo del SUV compatto HR-V, un prodotto che s'inserisce nel segmento oggi più caldo e desiderato dai clienti. Ma come mai tanta differenza tra la dimensione mondiale e quella italiana? Tra gli 1,58 milioni di veicoli venduti l'anno scorso negli Stati Uniti e le poche migliaia da noi? Con questa domanda che mi frullava in testa, sono andato all'autodromo di Franciacorta per la Honda Driving Experience, una giornata tra pista, handling e sterrati per guidare parte della gamma Honda e scoprire qualcosa in più sui prodotti con la H sul cofano e sulla filosofia che ci sta dietro. Cosa ho imparato? Leggete qui sotto.

Honda Jazz, spaziale e spaziosa

Se nell'auto contassero solo le dimensioni - interne, in questo caso - la Honda Jazz vincerebbe a mani basse e su tutti i fronti. Il design esterno, un po' spaziale, può piacere o non piacere, ma dentro la piccola Honda offre una quantità di spazio notevole per il segmento. E non è solo una questione di centimetri o litri - che comunque ci sono - ma di praticità delle soluzioni, che rendono la vita quotidiana più semplice. Un esempio su tutti? I famosi sedili posteriori, la cui seduta può essere sollevata contro lo schienale, per liberare un vano alto 128 centimetri e buono per caricare tanti scatoloni o addirittura una bicicletta. Con i suoi 354 litri, poi, anche il bagagliaio offre un sacco di spazio e la sua forma squadrata, regolare, con la soglia di accesso bassa aiuta ulteriormente a renderlo sfruttabile. Tutto questo però non sacrifica l'abitacolo, dove quattro adulti stanno comodi come su un'auto di dimensioni ben superiori e anche in cinque si può viaggiare tranquillamente. Se ci aggiungete il 1.3 i-VTEC da 102 CV e 123 Nm, dispositivi di sicurezza come il sistema City-Brake Active e l'assistenza al guidatore ADAS, ce n'è abbastanza per candidarla (quasi) al posto di auto di famiglia.

Honda CR-V, il SUV più venduto sa sporcarsi

Anche qui le impressioni che mi sono portato a casa sono simili a quelle della Jazz, ma applicate a un altro tipo di funzionalità, che riguarda l'attenzione quasi ossessiva - tipicamente giapponese - nei confronti delle prestazioni. Dal 2012 l'Honda CR-V è il SUV più venduto sui 53 mercati principali del mondo e gli americani l'anno scorso lo hanno scelto in oltre 345mila. Perché? Una mia risposta l'ho trovata dopo aver provato il CR-V sul percorso offroad allestito intorno all'autodromo di Franciacorta: perché in fuoristrada ci sa andare davvero. Per noi europei il SUV è più questione di posizione di guida, di sentirsi sicuri, di status, che di prestazioni. Non per niente li compriamo spesso a trazione anteriore. Dove però la natura è più selvaggia - fino a diventare a volte violenta, come negli USA - sapersela cavare in situazioni difficili può diventare fondamentale. E in questo l'Honda CR-V mi ha convinto: la trazione integrale 4WD real time a gestione elettronica E-DPS, accoppiata al 1.6 turbodiesel da 160 CV e al nuovo cambio automatico a 9 rapporti, la CR-V ha affrontato fango, salite, discese e twist senza difficoltà, dimostrando di nuovo che la filosofia giapponese non sacrifica mai la sostanza.

Honda Civic Type-R, potentemente efficace

Secondo voi potevo andare a Franciacorta e non fare qualche giro di pista con la Type-R? No, e infatti ci sono andato eccome. La Honda Civic Type-R l'ha già provata il nostro Andrea sul circuito dello Slovakia Ring, quindi posso saltare le presentazioni e rimandarvi al suo video per ogni curiosità. Ma anche qui, l'abilità tra le curve della hot hatch giapponese da 310 CV e 270 km/h mi ha fulminato: ogni dettaglio, ogni soluzione tecnica è finalizzata a rendere la Honda Civic Type-R più efficace, più focalizzata, più precisa. Il protagonista dello spettacolo tra i cordoli è il posteriore, che si allarga in inserimento e aiuta così a chiudere meglio le curve, senza però mai cedere a pericolosi sovrasterzi. Così basta l'input giusto di freni e volante in entrata, per trovarsi agilmente fuori dalla curva e riaprire rapidi, sfogando tutta la forza del V-TEC da 2 litri. L'ha detto Andrea ma lo ripeto anche io: la Type-R in mani esperte sa fare cose straordinarie, come testimoniano i record tra le trazioni anteriori sui circuiti di Silverstone, Spa-Francorchamps, Monza, Estoril e Hungaroring.

Honda, un filo comune che arriva al cliente

Auto diverse per clienti e utilizzi diversi queste Honda, quindi, ma legate da un filo comune: la grande attenzione all'utilizzo che il proprietario ne farà. Una specie di sottinteso rispetto nei confronti di chi spenderà i propri soldi per mettersi in garage un prodotto di cui ci si può fidare, che deve essere utile. Certo, noi europei - italiani, in particolare - spesso non siamo convinti dal design giapponese, a volte troppo anonimo, altre troppo carico di dettagli. Ed è forse proprio questa la ragione principale per cui le snobbiamo, perché molti di noi le auto le comprano soprattutto con gli occhi. Ma se c'è una cosa che ho imparato dalla Honda Driving Experience, è che dietro al lavoro dei progettisti Honda - siano auto, moto o marine - c'è una cultura della ricerca dell'eccellenza quasi timida, che si scopre con calma giorno dopo giorno, ma che alla prova dei fatti convince. Forse bisogna solo avere la pazienza e la curiosità di toccarla con mano.

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Test , Honda , auto giapponesi


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