Mercato

pubblicato il 24 giugno 2016

Brexit, i rischi per il mondo dell'auto

La cautela è d'obbligo perchè ci vorrà tempo prima di vedere le concrete conseguenze. Intanto ecco che aria tira

Brexit, i rischi per il mondo dell'auto

È successo quello che - nell'industria automobilistica, per lo meno - nessuno si augurava. E in pochi si aspettavano. Nel referendum sulla Brexit, in cui ieri i cittadini britannici erano chiamati a decidere tra permanenza o uscita dall'Unione Europea del Regno Unito, hanno vinto i "leave". UK fuori dalla Ue, quindi? Parrebbe di sì, ma comunque non subito: il processo di distacco dall'entità politica ed economica del Vecchio Continente richiederà circa due anni, pronosticano gli esperti. La voglia di autonomia dei sudditi di Elisabetta II ha prevalso per appena un 4 per cento di scarto, ma tanto è bastato a innescare reazioni violente e (apparentemente) disordinate sui mercati finanziari di tutto il mondo. La valanga d'incertezza coinvolge da vicino anche le case automobilistiche, le cui quotazioni nella mattinata di venerdì fanno segnare perdite che si avvicinano anche al 10 per cento. La preoccupazione, invece, aumenta: quali saranno le conseguenze della Brexit sul mondo dell'auto? E cosa cambierà, in particolare, per i gruppi che hanno sede e/o stabilimenti di produzione nel Regno Unito? Impossibile dirlo a poche ore dal risultato ufficiale del referendum: quello che si può fare ora è, con la dovuta cautela, individuare i principali punti critici e fare - per quanto possibile - un po' di chiarezza sulle potenziali implicazioni di una decisione così storica e fondamentale.

Un mercato importante

Produzione e finanza a parte, non bisogna dimenticare che il Regno Unito - dopo la Germania - è il secondo mercato nazionale europeo per volumi e pesa per il 18,54 per cento sul totale della Ue. Nel 2015 gli inglesi hanno acquistato 2.633.503 di auto (+6,3%) e nei primi cinque mesi di quest'anno il mercato automobilistico ha fatto segnare una crescita del 4,1 per cento a 1.164.870 unità. Naturale quindi interrogarsi sulle conseguenze dell'uscita dagli accordi di libero scambio che garantiscono la circolazione delle merci tra i membri dell'Unione Europea. Torneranno i dazi doganali sulle auto prodotte in Ue (o in paesi che hanno accordi commerciali con l'Unione) e vendute oltremanica? E se sì, quanto peseranno? Le prime ipotesi parlano di una tariffa del 10 per cento per le auto che attraverseranno lo stretto, ma sono tutti dettagli che dovranno essere rimessi in discussione quando la procedura d'uscita del Regno Unito sarà portata a termine. Un altro elemento da tenere sotto controllo è l'economia inglese, che nelle prossime settimane sarà messa sotto pressione dalla reazione dei mercati. Quali saranno le conseguenze interne? E quelle sui mercati mondiali? Perché se una recessione (anche solo temporanea) in UK peserebbe sull'industria europea, un rallentamento dei mercati mondiali potrebbe portare a un altro momento buio dell'economia globale, come quello vissuto dopo la crisi finanziaria del 2008 da cui molti paesi - Italia compresa - non si sono ancora del tutto ripresi.

Produzione auto: leave or remain?

Nelle scorse settimane, le case automobilistiche con stabilimenti di produzione del Regno Unito - dalle giapponesi Nissan e Toyota, al gruppo BMW, proprietario del marchio MINI - si erano schierate esplicitamente a favore del "remain" nel mercato unico europeo. Oggi, visto l'esito del voto, le razioni oscillano tra il cauto e lo stizzito: da BMW fanno sapere che quello che seguirà sarà un "periodo d'incertezza", ma che non ci saranno cambiamenti immediati nelle attività produttive in UK. La preoccupazione delle case giapponesi e coreane, invece, riguarda gli investimenti ed è dovuta all'incertezza sui futuri accordi commerciali che dovranno essere ridiscussi tra il Regno Unito e l'Unione Europea, che resta comunque il mercato di sbocco principale della produzione inglese. Nel caso in cui venissero reintrodotti i dazi, la produzione in UK potrebbe diventare poco competitiva e quindi i costruttori potrebbero dovere spostarsi altrove.

Il caso FCA

La vittoria del "leave" tocca da vicino anche l'Italia e in particolare Fiat Chrysler Automobiles, che nella sua nuova forma societaria ha non solo domicilio fiscale a Londra, ma anche passaporto olandese. Una delle prime reazioni politiche di stamattina all'esito del referendum è venuta proprio dall'Olanda, dove il leader dell'estrema destra, Geert Wilders, ha reclamato il diritto dei cittadini dei Paesi Bassi a pronunciarsi sulla loro permanenza nell'Unione Europea. Nel caso di un'altra vittoria del "leave", FCA potrebbe ritrovarsi a dover traslocare negli USA o magari tornare in Italia. Molte nuvole e poca luce all'orizzonte per ora, quindi. La cautela è d'obbligo, perché nessuno è in grado di prevedere le conseguenze del voto inglese di ieri. Quello che è già certo, però, è che la Brexit rimetterà in discussione molti equilibri non solo a livello politico ed economico, ma anche automobilistico. Per il resto, non resta che attendere. Ma ci vorrà tempo.

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Mercato , dall'estero


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