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Retrospettive

pubblicato il 26 giugno 2016

Mercedes 500 E, Porsche nell’anima


Nasce nella "culla" della 959, su progetto Porsche e base Classe E. E’ il 1991

Mercedes 500 E, Porsche nell’anima

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Cose d’altri tempi. Tempi nemmeno troppo lontani: 26 anni fa, quando però Porsche non era del Gruppo Volkswagen (sì, ok, dei legami ci sono sempre stati ma non così stretti come dopo l'acquisizione del 2012) e a Zuffenhausen erano liberi di stringere accordi con chi pareva a loro. Mercedes per esempio, che per realizzare una versione sportiva della Classe E modello W124 (partendo dalla 300E) decide di affidarsi, per una volta, non ad AMG, ma a Porsche. Il motivo? Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, AMG non è l’azienda che è oggi, strutturata e dalle capacità progettuali e organizzative paragonabili a quelle di una vera e propria casa automobilistica a sé stante. In Mercedes, da parte loro, hanno tutti gli ingegneri impegnati su linee di progetto nuove: non a caso, da lì in avanti la gamma della Stella a tre punte conosce una vera e propria esplosione nel numero di modelli, varianti di carrozzeria e motori. Capita così che tra vicini di casa (Zuffenhausen è a pochi km dal quartier generale Mercedes di Stoccarda) ci si parli e che si trovi una convergenza di interessi.

Addio 959, benvenuta 500 E

Sì, perché quel periodo non è felicissimo per Porsche, in sofferenza sia nelle quote di mercato sia nel bilancio. Urge trovare qualche idea per risollevare i conti e l’idea viene pensando al costruttore che, per filosofia, è probabilmente tra i più lontani da Porsche, dove tra l’altro hanno anche un altro problema: la linea di assemblaggio della 959 è ferma, dopo il pensionamento del modello nel 1989. Insomma, si parte: Mercedes fornisce le linee guida del progetto per la Classe E più cattiva e Porsche ha il compito di raggiungerli. Gli obiettivi non sono per nulla facili, la trasformazione della vettura è profonda e il suo processo di produzione complesso. Le Classe E "grezze" destinate a diventare 500E, infatti, lasciano le linee di produzione Mercedes-Benz per andare a Rössle Bau, dove vengono allargati i passaruota, al fine di ospitare i nuovi cerchi, più grandi, e le carreggiate allargate. Cambiano anche i freni, ovviamente potenziati. Modifiche fondamentali per arginare qualcosa che a sua volta cambia radicalmente, il motore: più che essere modificato, iviene proprio sostituito. Sotto il cofano trova posto un 5.0 V8 di origine Mercedes SL che richiede anche la sospensione posteriore rinforzata.

Si torna in Mercedes

Dopo aver lavorato su carrozzeria, sospensioni e motore, le vetture tornano in Mercedes, per la verniciatura, ma la "trafila" non è ancora conclusa: il tocco finale, il sigillo sulla qualità prima di andare in concessionaria spetta infatti a Porsche. Il "ping-pong" dura 18 giorni, molto del lavoro è svolto manualmente, ma il risultato giustifica ampiamente lo sforzo, almeno nei numeri: la 500E conta su ben 326 CV (oggi questa cifra fa sorridere, ma con i pneumatici di allora e l’assenza di controllo elettronici c’era poco da ridere), su un abitacolo corsaiolo grazie ai 4 Recaro iper-avvolgenti e uno 0-100 km/h in 6 secondi, che avrebbe potuto essere anche più veloce, se non fosse stato problematico metter giù tutta la potenza in una volta sola nello scatto da fermo. La velocità massima? Circa 260 km/h.

Più da Autobahn che da misto stretto

La W124 (poi Classe E) nasce come berlina per macinare km nel massimo comfort e senza pensieri di affidabilità; siamo nel periodo delle Mercedes capaci di fare un milione di km a "cofano chiuso", o quasi. L’agilità in curva non è certo un cruccio degli ingegneri che la progettano e questa caratteristica le rimane cucita addosso anche dopo che in Porsche ci mettono le mani. Ovviamente l’assetto più rigido e ribassato, le carreggiate più larghe e le gomme maggiorate migliorano le doti in curva, ma una BMW M5, tanto per citare la rivale diretta, è senza dubbio più votata all’handling e al piacere di guida, anche perché la 500 E ha un solo cambio disponibile: un automatico con convertitore di coppia (non che ci fossero molte alternative, 25 anni fa…) a quattro marce che non è certo un fulmine di guerra. Insomma, per fare un Monaco-Berlino sulle autostrade tedesche senza limiti, la 500 E conosce poche rivali, per come lo sa fare forte e senza affaticare, ma per chi ama guidare e sentirsi la macchina in mano non è certo il massimo. Nel 1995, dopo circa 10.000 esemplari prodotti e un restyling che nel 1993 lo vede cambiare nome in E 500 (è nata ufficialmente la Classe E), il modello va in pensione.

AMG ci mette comunque lo zampino

Dicevamo prima di AMG: in realtà una sua piccola rivincita se la prende, perché nel 1992, sulla base della E 500, realizza una E 60 AMG. Come a dire: ciò che hanno fatto in Porsche, a noi, non basta. Come suggerisce la sigla, la cilindrata aumenta a 6 litri, mentre l’architettura rimane V8. Crescono però i CV, fino a quota 376, mentre il tempo per completare lo 0-100 scende fino a 5,2 secondi. Non contenti, sul finire della produzione della W124 (siamo quasi al 1995), in AMG ritoccano ancora questi valori: 399 CV, ma soprattutto assetto, cerchi da 17" e scarico tutti realizzati da AMG.

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Tag: Retrospettive , Mercedes-Benz , auto europee , auto storiche


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