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pubblicato il 21 giugno 2016

Brexit, ecco perchè non conviene all'industria dell’auto (inglese)

Jaguar Land Rover, Toyota, BMW e Vauxhall sostengono la politica di David Cameron. Anche Nissan spera nel no

Brexit, ecco perchè non conviene all'industria dell’auto (inglese)

E' dal 1973, cioè da quando il Regno Unito ha fatto il suo ingresso nella Comunità Economica Europea, che oltre la Manica si discute se il Paese debba restare o meno nell'Unione Europea. Giovedì 23 giugno sarà il giorno della svolta ovvero del referendum sulla permanenza nell'Ue, un voto che - per chi ancora non lo avesse capito - viene chiamato "Brexit" per la fusione delle parole "British" ed "Exit". Il voto, che si svolge nel Regno Unito e a Gibilterra, fa paura a molti, soprattutto ai mercati, che come avrete letto in questi giorni hanno fortemente sofferto dei pronostici. E l'industria dell'auto non fa eccezione. Jaguar Land Rover, Toyota, BMW e Vauxhall (Opel) sostengono la politica di David Cameron ovvero sono contro l'uscita, un'ipotesi che solo a Jaguar Land Rover, tanto per fare un esempio, costerebbe la bellezza di 1,7 miliardi di sterline entro il 2020. A far trapelare i conti sono stati due fonti interne all'azienda che hanno riferito i dati alla Reuters. Parliamo di perdite di bilancio dovute alle nuove tassazioni che l'azienda con base in Gran Bretagna dovrebbe sostenere per le esportazioni nei paesi europei.

Qualche numero

Questo potrebbe anche voler dire per i clienti finali un aumento dei listini. "Guardare ai fenomeni macro economici e alla geopolitica rientra nel nostro lavoro di pianificazione aziendale - ha detto una delle fonti -. Abbiamo quindi varie ipotesi per ogni tipo di impatto che potrebbe seguire il 23 giugno, ma non entriamo in simili dettagli". Come anticipato però non è un problema solo di Jaguar Land Rover. Il comparto auto contribuisce all'economia nazionale per un valore complessivo stimato attorno ai 15,5 miliardi di sterline e conta 800mila dipendenti. Come comunica la SMMT (Society of Motor Manufacturers and Traders) l'80% delle auto prodotte in Gran Bretagna viene esportato e di queste più della metà (il 57,7%) viene venduto in paesi europei. Se quindi la Gran Bretagna uscisse dall'Ue più di un costruttore potrebbe rivedere i propri piani e produrre le auto altrove. Anche Nissan, che a Sunderland impiega ben 7mila persone per produrre ogni anno circa mezzo di milione di auto (il 70% delle quali viene esportato in Ue), si augura che non ci sia il cambiamento.

Il "caso" Nissan

Il CEO, Carlos Ghosn, ha detto qualche mese fa: "Come Nissan non possiamo schierarci politicamente, ma da azienda possiamo dire che la nostra preferenza è, ovviamente, che la Gran Bretagna resti nell'Unione Europea, perché ha più senso per il mantenimento dei posti di lavoro e il contenimento dei costi di produzione e logistica. Per noi la stabilità è sicuramente più positiva di una collezione di ipotesi". La società sembrava comunque determinata a restare nel Regno Unito anche in caso di uscita dall’Unione Europea, tanto che il suo logo è finito sul volantino di una campagna pro Brexit. Per questo uso improprio non autorizzato Nissan ha annunciato che farà causa. “La campagna Leave continua a usare il nostro logo nonostante le nostre ripetute richieste di smettere - dice un portavoce della Nissan - il permesso per utilizzarlo non è stato richiesto; se lo fosse stato, sarebbe stato negato”.

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Tag: Mercato , dall'estero


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