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pubblicato il 20 giugno 2016

A 19 anni uccide amico 18enne: omicidio stradale, i dubbi aumentano

Dopo l’ennesimo sinistro mortale dovuto all’alcol, crescono le perplessità sul nuovo reato

A 19 anni uccide amico 18enne: omicidio stradale, i dubbi aumentano

Ancora un sinistro mortale dovuto all’alcol. Ma stavolta la notizia è più eclatante per varie ragioni. Anzitutto, perché coinvolge un conducente e passeggeri giovanissimi. Nell’incidente tra sabato e domenica, all’una di notte, una BMW 320d si è cappottata lungo la Provinciale 57 Carlentini-Brucoli, nel Siracusano: ha abbattuto un traliccio del telefono e si è fermata in equilibrio su un fianco. Guidava Emanuele, 19 anni appena compiuti, che per fortuna si è salvato. È invece morto Sebastiano Miceli, 18 anni, che viaggiava dietro. Davanti, se l’è cavata Simone, 17 anni, ricoverato all’ospedale di Lentini, non in pericolo di vita. Erano compagni di classe, ultimo anno all’industriale di Carlentini, una succursale del Nervi di Lentini. Quinta A, amici per la pelle. Si sarebbero diplomati tra pochi giorni. Il secondo motivo per cui l’incidente sconvolge è che Emanuele è neopatentato. Per lui, non vale il solito limite di mezzo grammo di sangue per litro di sangue: c’è tolleranza zero (per i primi tre anni dal conseguimento della patente). Non può bere neppure un goccio. I Carabinieri gli hanno fatto l’alcoltest e il risultato lo inchioda: 0,4 grammi di alcol per litro di sangue. Emanuele è stato accompagnato all’ospedale, dove gli hanno medicato qualche graffio; quindi in caserma, dove gli hanno fatto le foto segnaletiche. Infine, è stato arrestato in flagranza di reato con l’accusa di omicidio stradale. È ai domiciliari.

Auto troppo potente

C’è un terzo fatto inquietante: Emanuele guidava un macchinone potente (una BMW 320d). Ma i neopatentati non se lo possono permettere: per un anno dal rilascio della patente, possono condurre solo vetture con potenza specifica, riferita alla tara, non superiore a 55 kW/t. Nel caso di veicoli di categoria M1 (cioè autovetture), si applica un ulteriore limite di potenza massima pari a 70 kW.

Possibile rivalsa

Quarto aspetto drammatico: la possibile rivalsa assicurativa. Guidava una persona in stato alterato da alcol, su un’auto che non poteva condurre. Ci sono le premesse perché la compagnia risarisca i danni (inclusi quelli ai familiari della vittima), ma poi si rivalga sul proprietario del mezzo: la mamma di Emanuele. L’impresa ha diritto a farsi rimborsare tutto quanto indennizzato: è in ballo una montagna di denaro, visto che parliamo di un 18enne.

Omicidio stradale: qualcosa non quadra

Al di là di due norme del Codice della Strada certamente non rispettate (tolleranza zero in fatto di alcol, limite di potenza), c’è un quinto punto tremendo di tutta questa storia: l’incidente avviene poco dopo l’introduzione del reato di omicidio stradale previsto dal Codice penale. L’obiettivo del legislatore era quello di ridurre i sinistri dovuti ad alcol e droga, ma gli episodi recenti dicono che la legge sta fallendo (nel fine settimana, altri due sinistri con morti causati dall’alcol). Difficile capire perché nel complesso le norme del Codice della Strada e del Codice penale non funzionino; ma si può avanzare qualche ipotesi. Per cominciare, il reato di omicidio stradale non è così severo come in origine era stato concepito: si pensava a un omicidio doloso (volontario) e s’è trasformato in omicidio colposo (per imprudenza), con pene meno dure della prima versione. Inoltre, abbondano ovunque controlli elettronici, automatici, con telecamere che consentono agli Enti locali e gestori di fare cassa, ma che forse non svolgono appieno la funzione deterrente. Urgono controlli sulle strade, con alcoltest e drogatest svolti da Forze dell’ordine in carne e ossa. Va infine analizzata la questione con molta calma, e probabilmente il legislatore dovrà mettere mano alle regole: se è giusto punire con severità chi si ubriaca o si droga prima di porsi al volante, occorre capire se sia giusto sanzionare con parecchi anni di carcere un 19enne con 0,4 grammi di alcol per litro di sangue. Non ubriaco fradicio né drogato. Chissà, magari il sinistro è stato causato da altro: una distrazione, la stanchezza, l’inidoneità a guidare in certe condizioni e in determinate situazioni. Di fatto, l’omicidio stradale, senza far calare gli incidenti, sta alimentando polemiche e dubbi. Inclusi quelli che riguardano la qualità (si fa per dire) delle nostre strade (i Comuni rischiano sulle strade dissestate).

[Foto: Corriere.it]

Autore: Redazione

Tag: Attualità , neopatentati , sicurezza stradale


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