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pubblicato il 17 giugno 2016

Omicidio stradale, i Comuni rischiano sulle strade dissestate

Alcune responsabilità potrebbero interessare la mancata messa in sicurezza della viabilità. Ecco la polemica

Omicidio stradale, i Comuni rischiano sulle strade dissestate

Di sicuro c’è che il nuovo reato di omicidio stradale, da fine marzo 2016, colpisce chi guida in stato alterato da alcol o droghe, inasprendo le pene. Al di là di questa unica certezza, si brancola nel buio, tanto che sono arrivate numerose interpretazioni delle regole, evidentemente non chiarissime. Con relative polemiche. A gettare benzina sul fuoco delle discussioni sono ora Comuni e Province, che hanno scritto al ministero dell’Interno una lettera in cui esprimono grande preoccupazione. Per che cosa? Semplice: temono una responsabilità penale in caso di sinistro su una strada di pessima qualità, piena di buche o con la segnaletica orizzontale indegna di un Paese civile.

La lettera di Comuni e Province

La paura degli Enti locali nasce dalla Circolare 300/a/2251/16 del Dipartimento di pubblica sicurezza che, al punto 1.1, rubricato “omicidio stradale non aggravato”, indica, “come fattispecie generica, la responsabilità di reato anche di chi non conduce il veicolo, bensì di chi ha posto in essere comportamenti omissivi rispetto alla sicurezza stradale in termini di manutenzione e costruzione delle strade e dei veicoli”. Comportamenti omissivi, ossia non aver fatto qualcosa. Cioè non aver adempiuto al proprio dovere di tenere in ordine le strade, investendo i quattrini incassati con le multe nel miglioramento dell’asfalto.

Il punto chiave

La situazione è resa incandescente da un punto chiave della legge sull’omicidio stradale: al di là di alcol e droga, l’automobilista rischia il carcere per se procede in centro urbano a una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h; se viaggia su strade extraurbane a una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita; se attraversa un’intersezione con il semaforo rosso; se circola contromano; se fa inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi; se sorpassa in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua. È allora compito di Comuni e Province e dei gestori delle strade installare cartelli con limiti di velocità ragionevoli, curare il manto stradale, disegnare per terra strisce bianche che si vedano bene anche da lontano (e di notte con la pioggia).

Questione alcol

In parallelo, ecco la crociata dei pubblici ministeri di Genova contro chi rifiuta l’alcoltest dopo un incidente mortale. Ecco la decisione: chi, nelle circostanze più drammatiche, si rifiuterà di eseguire il test, subirà un prelievo di sangue obbligatorio. È il prelievo coatto. Il soggetto verrà portato al più vicino ospedale da poliziotti o carabinieri e affidato ai medici che dovranno determinare il reale quantitativo di alcol, prelevando un campione di sangue con una siringa, anche contro la sua volontà. Un’interpretazione della legge, questa, che non tutti condividono. E forse una delle chiavi dell’omicidio stradale, che potrebbe richiedere un’ulteriore specifica da parte del Governo: obiettivo, evitare in futuro altre animate discussioni. Sentiamo il procuratore capo Francesco Cozzi: “Abbiamo studiato le sentenze delle Corte costituzionale. Tra i poteri del pubblico ministero, c’è anche quello di poter disporre il prelievo coatto. È ovvio che sarà esercitato solo in caso d’incidenti gravissimi o mortali”. E per la droga? Le cose sono ancora più complicate, visto che occorre dimostrare come il guidatore fosse sotto l’effetto di stupefacenti e avesse assunto sostanze alteranti poco prima di mettersi al volante. Comunque, anche in questo caso, da Genova fanno sapere che l’impegno per snidare il colpevole sarà massimo.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , multe , sicurezza stradale


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