Attualità

pubblicato il 7 giugno 2016

Uber, piovono petroldollari: il 5% è arabo

Il fondo sovrano dell'Arabia Saudita investe nell'app, che ora è quotata 20 miliardi più di GM

Uber, piovono petroldollari: il 5% è arabo

Odiatissima dai tassisti nel mondo, detestata e osteggiata anche in Italia (specie a Milano e Roma), ma sempre più in ascesa: è Uber, il taxi alternativo. Su cui anche il fondo sovrano dell’Arabia Saudita ha messo gli occhi, investendo ben 3,5 miliardi di dollari e portando a 11 miliardi di dollari le riserve per investimenti dell’app californiana (schizzando inoltre al 5% di Uber). Si tratta del maggior investimento mai fatto in una compagnia privata da parte del fondo: il suo direttore generale Yasir Al Rumayyan entrerà nel consiglio di amministrazione. Perché una quantità così enorme di petrodollari? Perché la società di San Francisco, fornendo servizi di trasporto privato attraverso una app che mette in collegamento passeggeri e autisti, s’è diffusa ovunque. Pure in Medio Oriente e al Cairo. Senza contare che l’Arabia Saudita ha fame di mobilità, per via della discriminazione contro le donne al volante.

Valutazione stellare

Stando al Wall Street Journal, in questo modo Uber viene valutata 68 miliardi di dollari, 20 miliardi in più della General Motors, il principale produttore automobilistico del Paese. Per questo, i sauditi guardano con interesse ad attività che permettano loro di diversificare rispetto ai tradizionali investimenti: la mobilità del futuro (è il caso degli esperimenti sulla guida autonoma), in parallelo al petrolio. Un po’ come fanno anche i cinesi. E proprio in Cina, Uber sta combattendo una lotta dura contro la start-up cinese Didi Chuxing, finanziata anche da società straniere tra le quali Apple e da i principali giganti della Rete in Cina, e cioè Tencent Holding Ltd e Alibaba.

Obiettivo lavoro

Sulla questione Uber è intervenuto di recente pure Alan B. Krueger, fondatore del Princeton University Survey Research Center, già capo del Consiglio dei consulenti economici del presidente Barack Obama: "Su 15 milioni di posti di lavoro creati negli Stati Uniti in questo periodo di ripresa, la gran parte è generata da questo settore economico alternativo". Il riferimento è diversi servizi offerti attraverso nuove piattaforme online, che creano la sharing economy, l’economia condivisa: Uber, ma anche Taskrabbit (lavoro) e Airbnb (case) e tante altre. "Negli Stati Uniti - ha sottolineato Krueger - il 61% degli autisti Uber ha un altro lavoro: sono geometri, insegnanti, agenti immobiliari che scelgono di integrare il proprio reddito prestando la propria auto e il proprio tempo per trasportare passeggeri nella propria città".

Un passo in più

Negli Stati Uniti, il colosso della grande distribuzione Walmart a Phoenix (Arizona) ha deciso di sperimentare la consegna a domicilio della spesa affidando il servizio a Uber. Nel mirino, ci sono i servizi di Amazon e altre società simili del settore dell’e-commerce. I clienti potranno ordinare la spesa online e un addetto di Walmart chiamerà Uber (o Lyft) per la consegna a casa. Invece, ad Amsterdam, è ora disponibile il servizio UberBike per prenotare un passaggio a quattro ruote e caricare anche la bicicletta. L’annuncio è arrivato sul blog ufficiale del servizio di trasporto tra privati ed è già operativo nella capitale olandese.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , uber


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