Attualità

pubblicato il 2 giugno 2016

Certificato di Proprietà digitale, Unasca controreplica ad ACI

Si inasprisce la polemica e le autoscuole tornano alla carica. Ecco cosa ribadiscono

Certificato di Proprietà digitale, Unasca controreplica ad ACI

Continua la telenovela Unasca-ACI (Automobile Club d’Italia, che gestisce il PRA, Pubblico Registro Automobilistico). Nelle precedenti puntate, l’Unasca sosteneva una tesi precisa: il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha stabilito che il Certificato di Proprietà digitale sia di carta, annullando una Circolare ACI. E questa aveva replicato: "Il TAR ha riconosciuto la piena legittimità del Certificato di Proprietà digitale introdotto dall’ACI". Sostenendo che il CdP digitale vada a gonfie vele, come testimoniato dai numeri. Adesso però l’Unasca torna all’attacco.

"La condanna c’è"

L’Unasca ribadisce che la Sentenza del TAR del Lazio numero 5861 del 17 maggio 2016 ha dichiarato illegittimo il Certificato di Proprietà digitale. Il motivo? Il CdPd vìola la legge che prevede il rilascio del Certificato di proprietà al momento della prima iscrizione o di ogni altra successiva pratica riguardante il veicolo. "Il TAR ha condannato l’ACI a corrispondere 8.000 euro di spese di lite, sottolineando che nessuna norma, nemmeno del Codice dell’amministrazione digitale, impedisce al cittadino che ha acquistato un veicolo o che ha effettuato il trasferimento della proprietà di esso di ottenere una copia cartacea del certificato", così evidenzia l’Unasca.

Tutto più difficile

Secondo l’Unione autoscuole, i giudici del TAR "sono stati lapidari nell’ammonire ACI: il ricorso di Unasca va accolto e il CdPd annullato perché sostituisce il rilascio del Certificato di Proprietà del veicolo con l’attestazione di presentazione delle formalità. E perché impedisce di ottenere il Certificato in formato cartaceo, anche su richiesta della parte. Insomma, per l’Unasca, il TAR ha posto la parola fine al Certificato di Proprietà digitale e alla complicatissima e illegittima procedura ideata da ACI. Ecco l’accusa Unasca: "È una procedura incomprensibile e vessatoria per i cittadini che sono stati privati del Certificato di Proprietà della loro auto, e gettati in un turbinio di pdf di ricevute prive di valore, di servizi online, di password, di codici di accesso, di smartphone". Un problema durante i passaggi di proprietà. Tutto più difficile, sostiene l’Unasca: altro che semplificazione. Morale: "Si deve tornare al vecchio certificato di proprietà cartaceo e al rispetto della legge ha appunto statuito il TAR".

Autore: Redazione

Tag: Attualità , aci


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