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pubblicato il 3 giugno 2016

Car sharing e ride sharing, ecco quali sono le differenze

Chi vuole viaggiare ora ha diverse alternative al vecchio autostop, ma non sono tutte uguali

Car sharing e ride sharing, ecco quali sono le differenze

Altro che autostop (illegale) degli anni 70, altro che viaggio con gli amici o la famiglia: grazie a Internet e allo smartphone, ora si condivide. Il presente e futuro si chiamano "auto in condivisione", car sharing e ride sharing (viaggio condiviso), di cui sotto vi daremo i significati. È vero che spesso quelle due etichette s’intersecano, sovrapponendosi, specie con l’evoluzione della tecnologia e con la nascita di servizi particolari; ma ci prefiggiamo solo lo scopo di orientarvi. Gli obiettivi di quelle formule sono molteplici a seconda dell’utilizzatore e si possono (brutalmente) sintetizzare così: viaggiare spendendo meno e inquinando meno. Essere insomma moderni, anche a livello di mobilità sostenibile e non solo in materia di utilizzo degli strumenti informatici e dei dispositivi.

Questione di etichette

1# Car sharing. È un noleggio. In Italia una società mette a disposizione un certo numero di macchine; i privati possono prenotarla con Internet o con uno smartphone, prenderla a nolo in un qualsiasi punto della città, utilizzarla, lasciarla in città. Scatta il "pay per use": paghi in base a quanto tempo l’hai utilizzata. In genere, se i minuti sono pochi conviene; un altro tipo di valutazione va invece fatta se la si sceglie per ore o addirittura per tutta la giornata. In ogni caso, sui piatti della bilancia, vanno messi il mancato acquisto della vettura, e poi l’assenza di voci pesantissime, quali: manutenzione, bollo, assicurazioni. All’estero, c’è anche il car sharing da privato a privato.

2# Primo "ride". I ride sharing sono due: partiamo con il ride sharing "on demand". È un servizio commerciale come quello del taxi. Le macchine vengono prenotate mediante un'app: tutto ruota attorno alla geolocalizzazione, così che il raggio d’azione venga limitato e ci sia effettivo risparmio. Si fa tutto in zona, a beneficio della rapidità e della comodità.

3# Secondo "ride". Il secondo ride sharing è il car pooling: l’uso condiviso di auto private tra due o più persone che percorrono uno stesso itinerario, senza finalità di lucro. Il viaggio può essere identico per tutti, o per qualcuno più breve, e comunque nessun privato ci guadagna. Il proprietario mette a disposizione la vettura a fronte di una condivisione delle spese. Esistono siti specifici, piattaforme, dove incontrarsi, capire le esigenze degli altri utenti, e mettersi d’accordo per il viaggio.

Il car sharing in Italia

Da noi, ad aprile 2016, gli iscritti totali al car sharing hanno raggiunto le 650.000 unità, con circa 11 milioni di noleggi e quasi 4.500 mezzi in flotta. I noleggi sono cresciuti di quasi il 17% l’anno, mentre le percorrenze sono rimaste in linea con i dati registrati nel 2014, ossia circa 24 minuti di media a noleggio, per una spesa media di 7 euro a viaggio. Milano (323.000 utenti e quasi 1.900 veicoli) resta la città in cui il servizio è più presente e utilizzato, seguita da Roma (226.000 utenti e 1.200 veicoli) e Torino (54.000 utenti e 810 veicoli).

Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , car design , viaggiare


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