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pubblicato il 23 ottobre 2007

Biocarburante panacea di tutti i mali?

Leggete cosa ne pensa l’OCSE

Biocarburante panacea di tutti i mali?

Iniziamo subito col ricordare che l'OCSE è l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ha sede a Parigi ed è un Organismo Sopranazionale formato dai principali paesi occidentali allo scopo di favorire l'integrazione e la cooperazione economica fra stati membri.

Nel corso di una tavola rotonda (Round Table on Sustainable Development) conclusasi pochissimi giorni fa a Parigi, sono stati presentati i risultati di uno studio che doveva cercare di rispondere alla domanda: servono effettivamente i biocarburanti a ridurre il surriscaldamento globale oppure non rappresentano essi stessi un problema per l'ambiente?

Dopo tanto discettare sull'argomento ed osannare questa soluzione, gli esperti dell'OCSE - che non sono né verdi e né petrolieri - hanno sottolineato che in realtà l'utilizzo di questo carburante non fornirà un contributo decisivo alla riduzione dei cosiddetti gas serra.

Questa determinazione scatenerà quantomeno un acceso contraddittorio tra sostenitori e detrattori di questa soluzione.

Senza avere alcuna pretesa di esaustività, data la vastità dell'argomento, cerchiamo comunque di tratteggiare la situazione:

->PETROLIO: c'è chi dice che si esaurirà entro il 2030 e chi a fine secolo; il dato di fatto è che nell'arco al più tardi di un paio di generazioni la locomozione dovrà aver trovato soluzioni alternative;

->ANIDRIDE CARBONICA: le attuali e future normative europee, per non parlare di quelle statunitensi - californiane in particolare - impongono emissioni di CO2 x KM. sempre più basse;

->BIOCARBURANTI: ottenuti dalla fermentazione di alcuni prodotti agricoli sembrano garantire tale abbattimento; sono peraltro prodotti ed utilizzati da anni in Sud America e, in tempi più recenti, in Svezia;

->PRODUZIONE: nel 2004 si producevano in Eurolandia 2,4 milioni di tonnellate di biocarburanti; L'UE si è posta l'obiettivo di veder tale produzione crescere sino a 17,5 milioni di tonnellate.

->ADEGUAMENTO PARCO AUTO: già dalla fine degli anni '90 le auto prodotte in Europa possono essere alimentate con una miscela che contenga il 5% di bioetanolo; Case come Ford e Volvo hanno già messo in commercio modelli Flexi-Fuel mentre Renault e Saab stanno per farlo; in Brasile la Fiat produce modelli alimentati con la cosiddetta E85 (85% bioetanolo e 15% benzina normale) e non dovrebbe quindi essere particolarmente complicato un travaso di tecnologia da questa parte dell'Oceano.

->ITALIA: da noi, sia detto per inciso, chi acquista un'auto flexi-fuel deve andare a rifornirsi in Francia e Svizzera, soluzione non particolarmente pratica per chi non risieda in zone di confine; tale situazione probabilmente cambierà una volta varata, in armonia con la normativa UE, la defiscalizzazione di tale tipo di carburanti.

Mercato e normativa spingono evidentemente verso questa soluzione che però, come dicevamo in apertura, non sembra presentare solo vantaggi. L'Automobile, giornale dell'ACI, pubblica una intervista che in sostanza anticipa l'esito degli studi OCSE, nella quale il Prof. Giorgio Forti - ordinario della Facoltà di Scienze dell'Università di Milano - sottolinea come "per avere bioetanolo sufficiente per l'intero parco automobilistico circolante, occorrerebbe mettere a coltura (barbabietola e mais) il 10,6% della superficie italiana".

Se ciò avvenisse si potrebbero creare degli squilibri ambientali in quanto, se da una parte effettivamente etanolo e bioetanolo riducono l'emissione di CO2, dall'altra il processo produttivo sembra essere fortemente inquinante.

Altri pesanti effetti collaterali sarebbero:

->DOMANDA/OFFERTA: (barbabietola e mais) sottoposti all'aumento della richiesta, che andrebbe ad erodere il già precario potere di acquisto delle classi locali meno abbienti; ad esempio il costo del piatto tipico messicano, la tortilla, è aumentato del 20% su base annua;

->BIODIVERSITA': mettere a mono-coltura enormi estensioni di terreno, significa ridurre la biodiversità e quindi peggiorare la qualità dell'aria;

->CAMBIO DI DESTINAZIONE: attualmente mais e barbabietola servono come materia di base per mangimi animali; il dirottamento di parte della produzione sui carburanti, provocherà una diminuzione dell'offerta per mangimi, con conseguente incremento dei prezzi;

->AMBIENTE: secondo lo studio dell'OCSE, la sostituzione del carburante da petrolio con quello da vegetali, non produrrà effetti apprezzabili sulla qualità dell'aria, in altre parole addio eco-compatibilità.

Se la situazione rappresentata dall'OCSE fosse totalmente vera, verrebbe una volta in più confermata la mancanza di visione d'assieme e l'approssimazione di chi - a livello sia nazionale che transnazionale - decide delle nostre sorti, in questo caso automobilistiche.

Autore: Giovanni Notaro

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