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pubblicato il 27 maggio 2016

ACI replica ad Unasca: sì al certificato digitale

Non si placa la polemica sulla sentenza del TAR del Lazio. L'Automobile Club Italia incalza

ACI replica ad Unasca: sì al certificato digitale

L’Unasca (Unione autoscuole) attacca, l’ACI (Automobile Club d’Italia) risponde per le rime: oggetto della contesa, il certificato di proprietà. Se per l’Unasca il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha stabilito che sia di carta, annullando una Circolare ACI, questa replica: “Il TAR ha riconosciuto la piena legittimità del Certificato di Proprietà digitale introdotto dall’ACI. E non avrebbe potuto fare altrimenti, stanti le norme dettate sin dall’emanazione del Codice dell'Amministrazione digitale”. Lo ha dichiarato Giorgio Brandi, direttore del servizio PRA (il Pubblico Registro Automobilistico, gestito dall’ACI), intervenendo “per fare chiarezza su alcune interpretazioni non corrette di una recente sentenza dei giudici amministrativi del Lazio; interpretazioni che rischiano di creare disorientamento tra gli automobilisti e gli operatori del settore”.

Cosa dice l’ACI

Secondo l’interpretazione ACI, la recente sentenza del TAR prevede solo che, nel caso un cittadino ne faccia esplicita richiesta, il Certificato di Proprietà possa ancora essere rilasciato in forma cartacea, utilizzando la modulistica del 1992. Si tratta, dice Brandi, di un’opzione a favore di quei cittadini “che, per ragioni sociali o anagrafiche, potrebbero avere, in questa fase di cambiamento dei processi, difficoltà a rapportarsi con l'elemento di grande novità costituito dal Certificato di Proprietà digitale”. In termini semplici: per chi è pratico di cose moderne (Internet, computer, smartphone, email e quant’altro), ok il digitale; per gli altri (specie gli anziani), bene la carta.

Servizi moderni

L’ACI rincara la dose: “La digitalizzazione del Certificato di Proprietà ha come obiettivo principale proprio quello di semplificare la vita degli automobilisti, soprattutto di quelli meno attenti alla gestione dei documenti della propria auto. È chiaro, però, che, come ogni significativa innovazione, ha bisogno di essere metabolizzata”. I vantaggi del CdP digitale, insiste l’ACI, sono evidenti e innegabili: la carta scompare e i certificati, nella loro versione digitale, vengono custoditi negli archivi informatici del PRA, senza alcun onere, né rischio per gli automobilisti. Niente più frodi per furto, smarrimento o falsificazione, dunque, e niente più denunce di smarrimento (se ne contavano più di 300.000 ogni anno), né spese per il rilascio dei duplicati”. Intanto, l’ACI ha presentato EasyCar (“Auto facile”), un mosaico di servizi digitali, sviluppato in linea con le indicazioni del Codice per l’amministrazione digitale, che interessa i quasi 40 milioni di automobilisti italiani. E il CdP digitale è il cuore di quel sistema...

Autore: Redazione

Tag: Attualità , aci


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