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pubblicato il 24 maggio 2016

Dossier Auto e Salute

Gallerie, i tre fattori di rischio

Scarsa luminosità, colpi di sonno e claustrofobia: ecco cosa ci rende "talpe" nei tunnel

Gallerie, i tre fattori di rischio

Una galleria su strada o autostrada sarà anche un’opera di ingegneria, ma va sempre presa con le pinze: parliamo proprio di salute del guidatore. Infatti, il tunnel impone all’automobilista di adattarsi, e in frettissima, a una novità: luce, aria, spazio, diventa tutto diverso d’improvviso. Senza che il conducente possa modificare granché la velocità (sarebbe pericoloso). Lì dentro, nelle gallerie, già di per sé ambienti pericolosi, rallentare troppo significa essere un pericolo su ruote. Analizziamo allora i possibili guai per la salute del guidatore legati al tunnel.

Quattro punti "caldi"

1# Vista. Il primo problema per voi driver è l’ingresso in galleria per l’istantanea modificazione della acuità visiva: insomma, ci vedrete meno bene. In qualunque momento del giorno ciò avvenga, vi è sempre un cambiamento di luminosità. Durante le ore diurne, passate da un ambiente luminoso a uno più scuro, l’opposto avverrà nella fase di uscita. Durante le ore notturne, avviene il reciproco sia all’ingresso sia all’uscita (dal buio alla galleria illuminata e viceversa). La luce forte porta a una chiusura della pupilla, che può ridurre bruscamente l’acuità visiva. L’uscita nel buio invece provoca dilatazione della pupilla . I fenomeni fisiologici richiedono tempi che sono diversi per età, abitudini e durata del viaggio con possibile stanchezza neurosensoriale.

2# Questione luce. L’illuminazione non è sempre presente nelle gallerie, specie quelle con lunghezza inferiore al chilometro. In quelle più grandi l’illuminazione non è sempre adatta. Se eccessiva o a lampade ravvicinate (luce continua), dà fastidio. Talvolta, con lacrimazione e stimolo allo stropicciamento oculare e successivamente cefalea per stimolazione nervosa. Non tutti i guidatori sono atleti che fanno sport, in condizioni psicofisiche scintillanti. Esistono anche conducenti che, per mille motivi, sono molto più esposti a guai del genere. Se l’illuminazione è distanziata, a voi driver arriva una stimolazione intermittente: c’è chi s’innervosisce o si stressa, ma per alcuni ( pochi soggetti per fortuna) può scatenare crisi epilettiche.. In generale, la cattiva illuminazione può abbagliare o mortificare la vista nella fase di ingresso ed uscita. Viste le condizioni delle gallerie in Italia, occorre davvero essere molto prudenti, e guidare facendo un ulteriore sforzo di concentrazione.

3# Comportamento. Una modificazione del comportamento può verificarsi in soggetti normali a rischio di affaticamento, dopo 4-5 ore di guida, oppure in soggetti claustrofobici in cui la riduzione drastica dei volumi e il passaggio in una fase canalare (tunnel) di cui non si intraveda l’uscita, può creare disfunzione comportamentale. Il risultato? Riflesso vagale con sudorazioni, tremori, palpitazioni e disorientamento. Nessuna esagerazione in queste righe: gl’incidenti vengono spessissimo addebitati genericamente a velocità o distrazioni, quand o le cause sono spesso molto più profonde. Un’unica soluzione: massima prudenza. Secondo gli studi più recenti sono i primi 50 e gli ultimi 50 metri della galleria sede degli incidenti più gravi. Il motivo: brusche frenate in entrata ed altrettanto brusche frenate uscita per cambio improvviso della visibilità ottica individuale e non generale .

4# Sveglia! Altro guaio è il colpo di sonno. La costruzione dei tunnel è generalmente lineare o rettilinea. Ciò impone a voi guidatori una particolare attenzione più rivolta a sé che alla strada. Questa, lineare, inganna: pare non comporti problemi. In realtà, l’abbassamento della concentrazione e il colpo di sonno sono favoriti dalla linearità della strada.

Questo sì che è un tunnel: a Laerdal, Norvegia

In Norvegia, a Laerdel, sul collegamento stradale Oslo-Bergen, c’è il più lungo tragitto del mondo in galleria, 24 km: per tale caratteristica, si è dovuti intervenire per evitare i quattro guai di cui vi abbiamo detto sopra. L’illuminazione è alternata con sequenza incrementale dall’inizio galleria alla sua fine mediante lampade a bassa intensità. Ogni due chilometri, viene apposta una curva che consenta di aumentare il livello di attenzione. Ma ciò che rende unico questo tunnel è l’apposizione di aree di compliance neuro-visiva (aree ristoro), caratterizzate da allargamenti del percorso con aumento di volumetria ai lati, illuminate in modo soft e con colori caldi che rievocavo i colori dell’alba (blu, giallo, verde). Il conducente nell’attraversamento di queste aree riposa la vista e riduce la tensione muscolare inducendo una fase di recupero neurosensoriale. Poiché però non deve essere distratto, ogni area di ristoro non supera i 300 metri e l’intervallo tra una e l’altra è di circa 7 chilometri.

In collaborazione con Aldo Ferrara, professore di malattie respiratorie dell’Università di Siena, e coordinatore scientifico dell’associazione European Automotive Medicine (ERGAM), nonché autore di "Long Term Driving" (in editing).

Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , salute


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