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pubblicato il 10 maggio 2016

Dossier Auto e Salute

Gambe gonfie in auto, come limitare i guai

Basta qualche accortezza e si può già stare meglio. Ecco come

Gambe gonfie in auto, come limitare i guai

Stare in poltrona con le gambe gonfie è un vero stress; figuriamoci se si guida: il problema diventa pesantissimo. Etichettato come prevalente per il sesso femminile, questo fastidio colpisce anche l’uomo tra i 45-65 anni. Se comunemente si parla di gambe gonfie, dal punto di vista scientifico è un​'insufficienza funzionale del ritorno venoso o​ ​una ​dilatazione permanent​e​ dell​a rete​ ven​osa ​profonda​ e superficiale della gamba (varice)​. Nel mirino, ci sono caviglia e polpaccio superiore. ​Non pochi i fattori predisponenti, genetici, ma le cause vanno ricercate pure in ​stili di vita particolari: la contraccezione farmacologica, la gravidanza, ma soprattutto l’obesità, la sedentarietà, così come l’attività professionale in presenza di fonti di calore. Senza dimenticare le alterazioni ortopediche (piede piatto, lussazione dell'anca). E l’etilismo.

Come stare meglio

1# Sgranchirsi. Siccome chi guida lamenta pesantezza agli arti, tanto da sentire i movimenti limitati (le azioni sui pedali non sono fluide), con turgore fino all’edema alla fine del viaggio, allora la soluzione al volante è sgranchirsi le gambe. Consiglio valido per chiunque: a maggior ragione per chi soffre di gambe pesanti. Una sana camminatina di un 4 minuti ogni ora fa scorrere sangue a dovere nelle vene, e un po’ in tutto il corpo. Bastano 12 passi perché la pompa plantare e muscolare entri in azione. Distendere spesso le gambe, stirando le caviglie e ruotando i piedi: questi movimenti sono fondamentali per impedire la stasi del sangue. Fare almeno 2-3 minuti questi esercizi ogni 45 minuti durante il viaggio. L’invito è destinato ai passeggeri ma anche il guidatore può farlo fermandosi ogni ora.

2# Vestiti comodi. Mai indossare scarpe con tacco alto; ricorrete a calzature più compiacenti l’aumento di volume del piede e della caviglia. Sempre e comunque vestiti comodi, con calze elastiche, che possono aumentare la velocità di flusso e diminuire la stasi. Uso di calze o calzini elastici, con una compressione di almeno 70 denari. Ok pure farmaci che aumentano il tono venoso e diminuiscono la permeabilità o che riducono l’edema: ovviamente, occhio agli effetti collaterali, se guidate. Il trattamento medico in caso di tromboflebite si basa su antiflogistici ovvero anticoagulanti e farmaci trombolitici, che provocano la disaggregazione del trombo. Occorre anche che sia privilegiata una seduta comoda in auto in modo da mantenere un angolo ampio, tra 100 e 120 gradi, tra coscia e gamba allo scopo di favorire il ritorno venoso. Preferire scarpe comode, provviste di lacci, così da modularne la stretta sul piede.

3# Bere tanto. Idratarsi a tutto spiano, specie ora che arriva la bella stagione. Benissimo l’acqua durante il viaggio, ma anche un tè leggero va bene. L’assunzione di liquidi fluidifica il sangue, favorendo la circolazione, anche quella periferica. Sì a pasti leggeri, evitando come la peste tutti gli alcolici, caffè e cibi salati. No ai panini (o ai piatti) pesanti, elaborati, ricchi di grassi. Il fatto che talvolta vengano venduti negli autogrill non significa per forza che siano adatti a chiunque o che siano l’ideale per un viaggio in auto.

Un consiglio in più

Particolare attenzione devono porre i portatori di questa patologia, e comunque le gestanti, quando viaggiano. Già nel 1977 fu coniato il termine “Sindrome della classe economica” per indicare un stasi venosa periferica per un lungo viaggio aereo in classe economica​, impossibilitati a muoversi​: i soggetti colpiti sono prevalentemente quelli a rischio, tra cui i portatori di sindrome varicosa. Peraltro non appare importante quale vettore venga utilizzato, se aereo, autobus o vettura, quanto le modalità del viaggio che impediscano la deambulazione. Il fatto è che, in genere, i viaggi in aereo sono occasionali; mentre gli spostamenti in auto sono frequenti ed è su questi che occorre porre attenzione. Oltre le 6 ore di viaggio, il rischio di embolia polmonare è 150 volte più alto che nei tragitti inferiori, almeno nei pazienti candidati a tale evenienza.

In collaborazione con Aldo Ferrara, professore di malattie respiratorie dell’Università di Siena, e coordinatore scientifico dell’associazione European Automotive Medicine (ERGAM), autore di "Fisiologia Clinica alla guida", Piccin Ed. 2015

Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , salute


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