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Retrospettive

pubblicato il 1 maggio 2016

Porsche Boxster, la "piccola" compie vent'anni

Accolta tiepidamente, ha saputo conquistare nuovi clienti e convincere anche i più scettici

Porsche Boxster, la "piccola" compie vent'anni
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Gli "integralisti" l'hanno subito bollata come una Porsche di serie B; un vorrei ma non posso. Ma l'integralismo, si sa, offusca le idee. A noi piace invece pensare che la Boxster (con la sorella coupé Cayman, arrivata qualche anno dopo) fosse la Porsche che mancava, vent'anni fa. Una scoperta a due posti secchi dalle prestazioni certamente inferiori rispetto a quelle della 911, ma con il merito di dare accesso al mondo Porsche anche a qualche cliente più giovane. Un mondo fatto del sound inconfondibile del 6 cilindri boxer - almeno fino al debutto, di poche settimane fa, della 718 Boxster a 4 cilindri - e del piacere di guida di una Porsche vera, dell'esclusività senza eccessi tipica del marchio e della qualità che ogni prodotto "from Zuffenhausen" porta con sé. La Boxster nasce appunto nel 1996, allargando verso il basso la gamma del marchio tedesco, e con un'architettura più "normale" rispetto a quella della 911: il motore è in posizione posteriore, ma centrale, non a sbalzo.

Accusata di aver "contagiato" la 911

Come se non bastasse, gli appassionati più inflessibili di cui sopra trovano altre motivazioni per "odiare" la Boxster. Il primo, il più grave, è il raffreddamento a liquido: soluzione con la quale la roadster viene presentata fin dall'inizio e che, a distanza di due anni, viene allargata anche alla 911 edizione 996 (del 1998). Altro elemento di forte discussione è rappresentato dai fari anteriori, la cui forma che si allarga, nella parte bassa, fino ad accogliere gli indicatori di direzione, piace ben poco: non solo ai più estremisti, a dir la verità, come dimostra il fatto che, dopo la Boxster di prima generazione e la 911 modello 996, questa soluzione stilistica viene scartata.

Nasce per risollevare le vendite e per condividere i costi

Ovviamente, la direzione presa da Porsche nella seconda metà degli anni Novanta non è "colpa" della Boxster. Quest'auto, anzi, viene messa in cantiere proprio per risollevare - riuscendoci - le sorti di un'azienda che nel triennio 1991-1993 soffre un netto calo delle vendite. Si decide dunque di andare incontro a qualche nuovo potenziale cliente, più giovane (e dal budget tendenzialmente ridotto) e non legato alla tradizione del motore posteriore a sbalzo. Come tutti e in particolare in quel periodo, anche Porsche deve però stare attenta al portafoglio. Per questa ragione, la Boxster viene concepita fin dall'inizio per condividere il maggior numero possibile di componenti con la futura generazione di 911 (la 996, appunto), che dunque era già deciso che fosse raffeddata a liquido. In comune con la più "nobile" 911 c'è anche buona parte della parte anteriore del veicolo, sospensioni McPherson comprese.

Originariamente doveva essere una "replica" della 356

L'idea attorno alla quale viene sviluppata la Boxster è il meraviglioso concept (privo di motore) presentato al Salone di Detroit del 1993: una roadtser piccola nelle dimensioni ed essenziale nella struttura, che interpreta in chiave moderna - e riuscitissima - ciò che 356 e 718 rappresentarono circa 40 anni prima. Peccato che il prodotto finale, per offire una capacità di carico congrua alla clientela alla quale si rivolge e per rispettare le normative di sicurezza, viene allungato di ben 30 cm. Il risultato è comunque riuscito e piacevole, ma la "magia" della 356 è andata in buona parte persa. Poco male: la Boxster (nome che deriva dalla fusione di boxer e di roadster) piace e si vende facilmente, al punto che l'assemblaggio (motore e cambio sono prodotti sempre a Zuffenhausen) viene delocalizzata negli stabilimenti finlandesi della Valmet.

Una crescita costante

Per la cronaca, la Boxster prima serie è spinta da un 2.5 da 204 CV, è caratterizzata dallo spoiler posteriore che si alza al di sopra dei 120 km/h e scende sotto gli 80 km/h. Nel 2000 viene presentata la "S": motore 3.2 da 252 CV, presa d'aria anteriore specifica e scarichi sdoppiati; nel frattempo, la Boxster "base" cresce da 2,5 a 2,7 litri e da 204 a 220 CV. Nel 2003 la potenza di Boxster e Boxster S sale ancora: 228 e 260 CV, prima di lasciare spazio alla seconda generazione, del 2004. Presentata al Salone di Parigi, si ispira nel design alla meravigliosa hypercar Carrera GT (nei fari ovali, nella forma delle prese d'aria e negli scarichi), mentre la potenza sale a 240 CV, 280 CV per la "S", sulla quale si possono avere anche i freni carboceramici. Nel 2009 un leggero restyling interessa marginalmente la linea, più nella sostanza i motori: alla base c'è ora un 2.9 da 255 CV e la S conta su un 3.4 ad iniezione diretta da 310 CV. Debuttano, nella lista degli optional, il differenziale autobloccante meccanico ed il cambio automatico a doppia frizione PDK. Curiosa, infine, la storia della terza generazione: presentata al Salone di Ginevra del 2012, a distanza di soli 4 anni è stata stravolta nel profondo, diventando 718 Boxster. Storia recente, che vi abbiamo raccontato in tutti i dettagli.

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Tag: Retrospettive , Porsche , auto europee , auto storiche


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