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Retrospettive

pubblicato il 24 aprile 2016

Lotus Elise, vent'anni vissuti alla leggera

Fedele alla "dottrina minimalista" del fondatore Colin Chapman, è l'emblema della sportiva all'inglese

Lotus Elise, vent'anni vissuti alla leggera
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Di concetti come piacere di guida, sportività e leggerezza si riempiono la bocca in tanti, ma pochi, pochissimi possono sostenere - in coscienza - di mettere su strada automobili che li rispettino tutti e tre insieme. Fra questi c'è sicuramente la Lotus, per cui la riduzione del peso non è un claim voluto dal marketing ma un'ossessione che agita i sonni degli ingegneri e dei designer, che nei loro "incubi" vedono la faccia di Colin Chapman. Per chi non lo sapesse, Chapman è il geniale fondatore della Lotus e strenuo sostenitore del contenimento delle masse, sulle auto di serie ma anche e soprattutto su quelle di Formula 1: a volte, come nel caso dell'austriaco Jochen Rindt (vittima di un guasto meccanico sulla sua monoposto), anche a scapito dei suoi piloti. Ma questa è un'altra storia e di corse anni Settanta, adesso, non ci occupiamo. Lo spazio se lo merita l'Elise, che nasce vent'anni fa e dal basso dei suoi 725 kg entra dritta dritta nel cuore degli appassionati della guida di tutto il mondo.

120 CV e ti senti un pilota

Il bello della Elise è che rende grandi anche cose "piccole" come lo possono essere i 120 CV di potenza del suo 1.8 a quattro cilindri by Rover. Un motore non esaltante nei numeri e nel modo in cui li mette su strada, almeno fino a che non viene montato sulla due posti inglese. Posizionato dietro all'abitacolo in posizione centrale posteriore, grazie ai soli 725 kg di peso della vettura pare un fulmine di guerra. Il rapporto peso/potenza è da supercar, 6 kg/CV, e ci si arriva grazie all'eliminazione di tutte quelle tecnologie che su una creatura 100% british sono considerati appesantimenti non solo inutili, ma persino dannosi: tra questi, il climatizzatore e il servofreno.

La volle Romano Artioli in persona

Forse non tutti ne hanno sentito parlare, ma Romano Artioli è tra i protagonisti dell'automobile, in Italia e non solo, di 20/30 anni fa. E' l'imprenditore che a fine anni Ottanta compra il marchio Bugatti, costruisce una fabbrica a Campogalliano (MO) e dà il via al progetto EB110 ingaggiando, tra gli altri, uno dei papà della Miura: l'ingegner Stanzani. Sempre lui, Artioli, nel 1993, rileva anche la Lotus. Sua la decisione - felice - di mettere in cantiere l'Elise, che viene presentata nel 1995 e che, ancor prima di andare in produzione nel 1996, raccoglie tantissimi ordini.

Motori da 120 a 177 CV per la prima serie, fino a 222 per la seconda

Come detto, l'Elise debutta con un modesto 1.8 da 120 CV. Un motore che viene affiancato solo nel 1999 da un 1.8 da 145 CV, accoppiato ad un cambio a rapporti ravvicinati. Già nel 2000 c'è un altro step di potenza la 340R, priva di tetto e portiere, sembra un prototipo da Salone invece è omologato per la strada. A spingerla, sempre un motore 1.8, ma da 177 CV. Come suggerisce il nome, questa variante viene prodotta in 340 esemplari. L'Elise viene sostituita dalla seconda generazione nel 2001. L'anima - il telaio in estrusi d'alluminio - rimane sostanzialmente invariata, ma cambia radicalmente l'estetica e l'abitacolo, più moderno. I motori? Si parte dai soliti 120 CV, si sale a 158 con la versione più spinta e finalmente, nel 2004, ecco la prima importante evoluzione sotto al cofano: un nuovo 1.8 Toyota da 192 CV. Nel 2008 arriva anche la variante sovralimentata da 222 CV.

Tutto il know-how inglese in un telaio

Come ultimo paragrafo abbiamo lasciato un approfondimento per gli appassionati della tecnica: la "magia" dell'Elise sta tutta nel telaio in alluminio estruso e incollato, unitamente alla sospensione a doppi triangoli sovrapposti di concezione sportiva, mentre i pannelli della carrozzeria sono realizzati in materiale composito leggero. In questo modo il telaio è estremamente rigido: per gli amanti dei numeri: sono necessari 9.500 Nm per torcerlo di appena un grado (stiamo parlando dell'Elise attualmente in commercio). Il tutto, è valorizzato da ammortizzatori Bilstein e molle Eibach, oltre che da un lavoro certosino di messa a punto. Perché una Lotus non è chiamata "solo" a offrire la massima efficacia in pista; deve anche saper comunicare al guidatore tutto ciò che accade sotto le sue ruote.

Lotus Elise S3

Lotus Elise terza serie, lo spot "Lifes a Rollercoaster".

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Tag: Retrospettive , Lotus , auto inglesi , auto storiche


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