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pubblicato il 18 aprile 2016

La Cassazione difende l’italiano multato

I giudici fanno annullare le multe ingiuste. Ecco qualche caso

La Cassazione difende l’italiano multato

La vita dell’automobilista che si deve difendere dalle multe è davvero dura: basti pensare che spesso, per tutelare i propri diritti, deve addirittura arrivare in Cassazione. Che è il terzo grado di giudizio. Una battaglia legale così lunga e perigliosa che non tutti se la possono permettere. Un caso recente riguarda la violazione del Codice della Strada per stato di necessità: il guidatore ha infranto la legge perché proprio non poteva farne a meno. Nello specifico, un cittadino s’era visto appioppare una lunga serie di multe per eccesso di velocità, rilevato dal Tutor in autostrada. Di fronte alla Cassazione, il sanzionato ha dimostrato che, in quel preciso istante, c’era un pericolo (una persona da portare al pronto soccorso). L’urgenza ha inevitabilmente determinato l’infrazione: l’uomo doveva correre per salvare una vita. E gli ermellini, con sentenza 7198/2016, gli hanno dato ragione.

Da provare

Ovviamente, affinché il verbale (o le varie contravvenzioni) venga annullato, è necessario dimostrare lo stato di necessità. Serve la prova dell’urgenza e del pericolo. Ossia: il certificato di pronto soccorso. Ma anche una telefonata del medico che consigli caldamente di correre al pronto soccorso. In alternativa, in mancanza di prove, il giudice può credere alla buona fede dell’automobilista, e cancellare la multa, ritenendo che abbia agito per il bene del trasportato: una fuga in ospedale perché il passeggero pareva stesse molto male.

Vecchia residenza

Una seconda sentenza della Cassazione che vede vincere l’automobilista (cui è era stata notificata una cartella esattoriale) è la numero 7200/2016. Sentite i giudici: “La notifica non è stata richiesta (ed effettuata) nel luogo di abitazione del destinatario nel suo Comune di residenza (come risultante dal certificato storico-anagrafico depositato), ma nel diverso luogo di abitazione di un parente stretto (sorella), che lo ha ricevuto in tale qualità”. Secondo la burocrazia, il cittadino doveva comunque pagare la cartella esattoriale notificata alla vecchia abitazione, e ricevuta dalla sorella. Stando alla Cassazione, invece, una volta affermata l’invalidità della notifica dell’atto, viene meno anche la cartella.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , multe


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