Retrospettive

pubblicato il 17 aprile 2016

Ford Fiesta, altro che crisi dei 40 anni!

Dal 1976 è tra le auto più amate d'Europa. Qual è il suo segreto di eterna giovinezza?

Ford Fiesta, altro che crisi dei 40 anni!
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La genialità sta (anche) nelle intuizioni apparentemente più banali, in azioni che sembrerebbero alla portata di tutti: dare il nome ad un'auto per esempio. In questo campo si potrebbe stilare un lungo eleno di "strafalcioni" grotteschi, ma anche di colpi di genio. Fiesta (prenota qui un test drive dell'ultimo modello) rientra senza dubbio fra i secondi. Il motivo, molto semplice, è che non solo rappresenta un momento - la festa - nel quale noi tutti vorremmo costantemente trovarci, ma perché in giro per l'Europa suona più o meno sempre allo stesso modo. Festa in portoghese e italiano, fest in tedesco, feast o fete (oltre che party) in inglese e fête in francese. Siccome la vettura in questione nasce proprio in esclusiva per l'Europa, anche se adesso il suo mercato è il mondo, capite bene come in Ford abbiano trovato, nel 1976, la quadratura... Dell'Ovale (blu). Va da sé che quelle sei pur felicissime lettere da sole non sarebbero bastate per il successo: dietro l'apprezzamento intramontabile della Ford di segmento B c'è ben altro; cosa, lo stiamo per scoprire insieme.

Una rivoluzione per Ford

Pensarlo oggi che la Fiesta è quasi sinonimo di Ford (almeno in Europa) fa un certo effetto, ma fino al 1976 questa vettura non esiste. La più piccola di Casa è infatti la Escort: figlia di un progetto ben più vecchio, è ancora a trazione posteriore, per esempio, quando si è ormai capito che per auto di questo genere la trazione anteriore è la scelta vincente, sia per motivi economici sia di sfruttamento dello spazio nell'abitacolo. Così la Escort si ritrova minacciata - per non dire schiacciata - da Fiat 127, Volkswagen Polo e Renault 5. Il Presidente di Ford Lee Iacocca intuisce il pericolo e dà il via, nel 1969, alle operazioni per portare sul mercato ciò che gli europei vogliono: un'auto compatta, economica nel prezzo d'acquisto e nei costi di gestione, spaziosa (in relazione all'ingombro esterno) e robusta. Il risultato lo si vede nel 1976: la Fiesta misura 3,57 metri (meno di una Ka odierna, per capirci, lunga 3,62 metri) in lunghezza, 1,56 in larghezza e 1,36 in altezza. Il peso? Piuma: fra 730 e 775 kg variabili in base ai motori. La meccanica ricalca ovviamente lo schema delle rivali: motore anteriore trasversale e trazione anteriore. Quanto ai motori, l'offerta si articola fra il 1.000 da 45 CV e il 1.100 da 53 CV. Le versioni invece sono la base, la Ghia e la sportiva S. A proposito di sportività, nel 1977 arriva la "1.3 S" da 66 CV.

Design italiano, produzione spagnola

Accadeva negli anni Settanta e accade ancora oggi: la linea di una vettura è spesso il frutto di una "gara" interna fra i vari centri design sparsi per il mondo. Ognuno propone la propria idea e i vertici scelgono. La proposta migliore viene dall'Italia, dalla Ghia di Torino per la precisione, e anche così si spiega il forte legame della Casa americana con Ghia, che nel corso degli anni utilizza questo marchio per le versioni più ricche negli allestimenti e ricercate nel design. Per la produzione della Fiesta viene invece scelta la Spagna, un Paese che in quegli anni si trova in pieno rilancio economico e fa ponti d'oro a chiunque voglia installare capacità produttiva (non solo automobilistica) sul proprio territorio.

Quattro generazioni in 26 anni

La prima Fiesta viene sostituita dalla seconda generazione nel 1983, dopo i canonici 7 anni di vita di un modello. In realtà è più corretto parlare di restyling, seppur pesante: la forma della carrozzeria (con montante posteriore molto inclinato) rimane identica, così come molto della meccanica, anche se evoluta e migliorata; il cambio passa da 4 a 5 marce, per esempio, mentre sotto il cofano arriva anche il motore diesel 1.6 da 54 CV. La terza serie di Fiesta, presentata nel 1989, nasce invece dal foglio bianco: lo si intuisce dalla forma generale, dal fatto che per la prima volta sono disponibili le 5 porte e se ne trova conferma una volta dentro, visto che l'abitacolo è molto più moderno ed ergonomico. Il segnale che i tempi sono cambiati lo dà anche il fatto che ben presto, dopo circa tre anni dal debutto, per la Fiesta viene lanciata una lunga serie di allestimenti speciali. Soprattutto, però, nel 1994 arrivano gli airbag anteriori e il piantone dello sterzo collassabile. La Fiesta IV del 1996, come la II, è una rivisitazione pesante del modello precedente. In vendita fino al 2002, dice finalmente addio agli obsoleti motori ad aste e bilanceri (anche se poi il 1.300 "vecchio stampo" rientra nella gamma nel 1997), per accogliere sotto il cofano i più moderni Zetec in alluminio e con doppio albero a camme in testa.

Più altre due in 14 anni. In attesa della settima

Dalla generazione IV alla V, la Fiesta vira dal 100% "tondo" all'alternanza di spigoli/linee tese e curve. La lunghezza arriva quasi a 4 metri - 3,92 - mentre tecnicamente la maggiore novità sono i turbodiesel common rail da 1,4 e 1,6 litri. Altra rivoluzione di design con la Fiesta VI, che dà la sua interpretazione del Kinetic Design Ford con una linea di cintura molto alta e un aspetto mai così sportivo, confermato peraltro dalle sensazioni al volante: anche le versioni meno potenti hanno una messa a punto più unica che rara di sterzo e assetto, senza che questo pregiudichi il comfort. Quest'anno la Fiesta VI compie sei anni e in Ford hanno già pronta l'erede, di cui manca solo la definizione degli ultimi dettagli.

XR2, RS Turbo, ST... I tanti nomi della sportività

La prima Fiesta "cattiva" è datata 1981, è costruita sulla base della prima generazione del modello, il suo motore 1.6 eroga 82 CV (poco oltre i 170 km/h la velocità massima, per uno 0-100 km/h in 10,1 secondi), mentre l'estetica si caratterizza per i fendinebbia rotondi. Sulla Fiesta II, la XR2 vede crescere la potenza a 96 CV, ma il grande balzo viene compiuto con la Fiesta III RS Turbo del 1990: 133 CV e soli 7,9 secondi per scattare da 0 a 100 km/h. Esiste anche la XR2 da 110 CV, ma la vera protagonista della saga delle piccole "bombe" degli anni Novanta è senza dubbio la RS Turbo, con quei minacciosissimi quattro fendinebbia rettangolari (due per lato) che avevano un sapore inconfondibilmente rallystico. Dopo la RS Turbo, Ford si prende un "periodo di riflessione": niente sportiva per la quarta generazione. Il filo del discorso lo riprende la Fiesta V in versione ST: per lei motore aspirato 2.0 da 150 CV e un telaio affilato che, al di là delle prestazioni, regala un piacere di guida unico. Divertimento e feeling sono i punti di forza anche della ST su base Fiesta VI. Questa volta però anche il motore cresce di "importanza": 1.6 turbo da 182 CV e, soprattutto, una coppia che incolla al sedile. Come e più della generazione precedente, la Fiesta ST dà il meglio di sé fra le curve, grazie a un equilibrio raro fra prontezza di risposta dello sterzo, capacità di "comunicare" con il guidatore e di regalargli il piacere del sovrasterzo in rilascio. Si tratta di leggeri "arrotondamenti" della traiettoria da parte del retrotreno, che nulla tolgono alla sicurezza (comunque sorvegliata dall'ESP), ma che molto regalano al divertimento.

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Tag: Retrospettive , Ford , auto americane , auto europee , auto storiche


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