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pubblicato il 7 aprile 2016

Sindacopoli, lo scandalo tangenti continua

In Sardegna appalti truccati e mazzette da oltre 300.000 euro. Ecco la fase due

Sindacopoli, lo scandalo tangenti continua

Si sta indagando e occorre aspettare l’ultimo grado di giudizio per una valutazione obiettiva della questione: comunque, lo scandalo tangenti in Sardegna lascia sbigottiti. Una "cupola mafiosa" gestiva gli appalti di mezza Sardegna, stando alla prima parte dell’operazione Sindacopoli di aprile 2015: un giro di gare pilotate che fece finire in manette 21 persone tra amministratori locali, professionisti e funzionari. Adesso, la cricca delle tangenti è ancora più nei guai, stando alla seconda parte di Sindacopoli, di aprile 2016, esattamente un anno dopo. Il nome, l’avrete capito, deriva dal fatto che sono coinvolti anche sindaci, politici a livello locale.

Statale Sassari-Olbia: una "torta" gustosa

Gran parte dello scandalo tangenti ruota attorno alla Statale Sassari-Olbia (sotto gestione Anas): sono ben 16 le persone arrestate dalla Guardia di finanza di Oristano e dai carabinieri di Tonara (Nuoro) con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d'asta e alla corruzione. In carcere sono finiti il vicepresidente del Consiglio regionale della Sardegna Antonello Peru, l'ex consigliere Angelo Stochino, entrambi di Forza Italia, e l'imprenditore già coinvolto nel primo troncone d'inchiesta, Salvatore Pinna, titolare di due aziende coinvolte nelle indagini. In manette pure due funzionari Anas, Agostino Sandro Urru, del compartimento Sardegna, e Nicola Dinnella, dell'Anas nazionale.

Ramificazioni da perderci la testa

Orientarsi nella giungla di tangenti, appalti sporchi, trucchi di vario genere, con ramificazioni ovunque, è difficile. Impossibile sintetizzare un faldone di addirittura 350 pagine di ordinanza il Gip Annie Cécile Pinello del Tribunale di Oristano: "Peru e Stochino sfruttavano i poteri e l'influenza connessa alle cariche pubbliche elettive ricoperte per indirizzare gli organi politici regionali al finanziamento di opere pubbliche da realizzare nel territorio costituente il proprio bacino elettorale, in modo da controllare, attraverso l'influenza esercitata sugli amministratori degli enti locali, l'assegnazione degli appalti secondo il proprio tornaconto economico elettorale". In parallelo, agivano i faccendieri che si occupavano di organizzare le gare pilotate, coprendo i politici, indirizzandole alle aziende e ai professionisti compiacenti. L’ultimo livello della piramide del malaffare era occupato dai funzionai e dagli amministratori locali collusi: consenso elettorale, voti, potere politico in cambio di favori. Una mafia.

Quanti soldi ballavano

Ma cosa voleva la "cupola" dalle società che si aggiudicavano la gara? Il 3% dell'importo a base d'asta. Solo per la Sassari-Olbia sono stati pagati da ogni vincitore 300.000 euro. Affinché non emergessero irregolarità, venivano effettuati bonifici bancari per operazioni inesistenti, altre in contanti finivano anche su fondi all'estero. Il grosso delle tangenti incassate dai due politici regionali, veniva corrisposto sotto forma di prestazioni professionali fornite dalla compagna di Peru e dalla sorella di Stochino.

Cosa dice l’Anas

Dal canto suo, l’Anas ringrazia la Procura di Oristano per aver portato alla luce il sistema di controllo illecito degli appalti, messo in atto in danno all’azienda: si costituirà parte civile nell’eventuale giudizio relativo all’inchiesta Sindacopoli, nella quale sono stati coinvolti due suoi funzionari in relazione agli appalti dei lotti 3 e 8 della Sassari-Olbia, avviati nel 2012 e aggiudicati tra settembre del 2012 e luglio del 2013. Dall’operazione Dama Nera a Sindacopoli, per l’Anas sono colpi durissimi a livello d’immagine. Tocca alla nuova gestione cercare di rendere il gestore una struttura pulita, efficiente e moderna (qui il piano bastabuche).

Autore: Redazione

Tag: Attualità , infrastrutture


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