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pubblicato il 4 aprile 2016

Guida autonoma, Ericsson e MIT uniscono le forze

Tra gli obiettivi: capire meglio le preferenze e i comportamenti di chi guida

Guida autonoma, Ericsson e MIT uniscono le forze

L’auto che guida da sola arriva nel 2020, parola di molti costruttori che si sono impegnati a metterla in vendita per quella data. Nel frattempo, a studiarla non sono solo le case ma anche aziende e istituti. Di recente è stato per esempio firmato un accordo di collaborazione tra l’Ericsson e il programma di System Design & Management (SDM) del Massachussetts Institute of Technology (MIT). Il progetto si chiama Autonomous Driving e si basa su un approccio software che coniuga dati e analisi per comprendere meglio il contesto, i profili del guidatore e la conoscenza della rete, a supporto della creazione di app per l’auto a guida autonoma, incluso il servizio di streaming media intelligente. Tra le sfide del progetto c’è quindi anche l’accesso in modo sicuro alle informazioni sul guidatore per capire meglio le sue preferenze e i comportamenti. Il team del progetto SDM del MIT lavorerà con Ericsson per definire e progettare questo modulo riguardante l’identità del guidatore e gli interrogativi sulla privacy a questo punto sorgono spontanei.

In un presente in cui si è connessi, il prossimo futuro sembra ancora più monitorabile da estranei attraverso la tecnologia. In questo caso specifico la raccolta serve per mettere a punto auto capaci di guidare da sole in maniera efficiente e utile per l’essere umano, ma è inevitabile domandarsi, anche nel nostro settore, come in quello della telefonia o di particolari sistemi d’allarme, quanto sia protetta (davvero) la nostra vita privata. La questione è già da tempo entrata nel dibattito automobilistico e, per esempio, Rupert Stadler, CEO di Audi, ha detto sul tema: "Al giorno d’oggi l’automobile è come un secondo salotto. È privato. L’unica persona che ha bisogno di accedere alle informazioni di bordo è il cliente. Audi considera questo aspetto in modo serio. Il cliente vuole essere messo al centro dell’esperienza, non sfruttato". E lo stesso approccio vale per gli altri costruttori, ma come la mettiamo con gli hacker? Negli USA stanno comparendo le prime leggi per proteggersi, lo stesso accadrà da noi; quando, lo vedremo.

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Tag: Attualità , guida autonoma


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