Retrospettive

pubblicato il 3 aprile 2016

Elon Musk e la Tesla dei miracoli [VIDEO]

Vita, opere e omissioni di un guru che fa l'imprenditore

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Elon Musk è uno che divide. Sempre sull'altare, benché non pochi gli abbiano predetto la polvere. Non potrebbe essere percepito altrimenti: controverso, eccentrico, comunicatore a livelli di uno Steve Jobs. A 45 anni il prossimo 28 giugno, questo sudafricano naturalizzato statunitense guida in modo spericolato la Tesla, auto elettriche che gli fanno perdere soldi ma che fanno schizzare in alto il titolo in borsa. Eppoi Space X, con cui conta di colonizzare un giorno Marte e di portarci a spasso nello spazio attraverso propri razzi. E ancora Solar City, energie alternative, prima società di pannelli solari degli Stati Uniti. Non che non abbia una vita privata: cinque figli, un altro scomparso prematuramente, due mogli, di cui una lasciata e sposata due volte. Prima di tutto questo, ha già vissuto almeno un'altra vita: nel 1999, a 28 anni, vende una società di nome Zip2 e con i soldi diventa co-fondatore di PayPal, che diventerà il sistema di pagamento online più diffuso al mondo. Spende anche per sé, non si fa mancare nulla: poco dopo acquista per un milione di dollari una McLaren F1 (VIDEO), “ci sono 62 auto così nel mondo e io ne ho una”.

Incompreso a scuola, star su Twitter

Su Twitter è seguito da 3 milioni e 620.000 follower (qui il suo profilo). Per quanto possa permettersi di comprare ciò che vuole, tendiamo a credere che siano perlopiù veri. Musk non segue gli account di altre case automobilistiche che non sia la sua Tesla. Meno che mai top manager pari grado alla Sergio Marchionne, semmai sbircia il profilo di Sundar Pichai, l'amministratore delegato di Google che ha appena portato a casa un compenso record da 100 milioni di dollari (nel solo 2015). Di Musk, voce da ragazzino e faccia da studente fuori corso, dicono lavori tra le 80 e le 100 ore a settimana, calcolatrice alla mano tra le 11 e le 14 ore e mezza al giorno, weekend compresi. Lavorare stanca, per adesso non Musk che comunque ha un jet personale dodici posti della Dassault che riduce i tempi morti, se mai ne avesse. A noi qui interessano le sorti della Tesla, di cui stiamo per raccontarvi due o tre cose, ma sappiate che il giovane Elon a Pretoria (dove è nato per andare via a 17 anni per studiare in Canada e successivamente negli Stati Uniti) non era considerato un genio a scuola, non era simpatico ai compagni di classe, non era uno sportivo e girava sempre con un libro in mano (parola del fratello Kimbal). Un nerd, direbbe qualcuno. Di sicuro, aveva già capacità fuori dal comune nel fare software, maneggiare – come dimostrerà da grande – bit e atomi, più una fede incrollabile nella scienza delle cose. Ha soltanto 13 anni quando crea Blastar, un videogioco (altra passionaccia) in cui bisogna sconfiggere un alieno con la mania di spargere sulla terra bombe a idrogeno (qui il video del gioco).

Dai videogiochi alle auto: nasce Tesla

Agli inizi del millennio, Elon Musk, ormai cittadino di Los Angeles, va in ufficio ogni giorno a Palo Alto con la sua McLaren F1, di cui si libererà nel 2008 per fare cassa. Ha bisogno di soldi pur essendo un miliardario, perché quell'anno la sua Tesla è sull'orlo della bancarotta: ma tutte le sue attività sono state ogni tanto a un passo dal finire con i libri in tribunale. Nikola Tesla è un ingegnere elettrico serbo a cavallo fra l'800 e il '900, un genio dimenticato di cui Musk usa il nome per la sua avventura che nasce l'1 luglio del 2003. Non è una data qualsiasi: in fondo è la prima start up automobilistica in America dai tempi della Chrysler del 1925. Nel 2004, Musk diventa presidente e primo socio mettendoci 6,5 milioni di dollari. Intorno al progetto di auto elettrica, l'imprenditore chiama intorno a sé giovani affamati di novità, non esperti di automobili, raccolti e devoti a una batteria al litio. Non male per uno che, come auto personali, ha finora comprato roba intrisa di anidride carbonica: una Bmw 320i del 1970 a mezzi con il fratello, la McLaren, una 911 Turbo, una Jaguar E-Type e così collezionando.

Roadster tira giù, Space X tira su 

Musk continua a mettere milioni dentro Tesla. Raggiunge i 40 nel 2006, coinvolgendo amici del calibro di Sergei Brin e Larry Page, fondatori di Google, ai quali più volte - in quei primi anni durissimi – è tentato di vendere la "baracca" che perde un mucchio di soldi. Soltanto diciotto persone lavorano al primo modello Tesla: a sorpresa, è una, anzi la Roadster. Dovrebbe andare in vendita nel 2005 ma le batterie esplodono, il cambio costruito da una società inglese ha problemi e così arriverà sul mercato nel luglio del 2006 al prezzo stratosferico di 90.000 dollari. Lo sviluppo della Roadster, stimato in 25 milioni nel 2004, tocca nel 2008 la cifra pazzesca di 140 milioni. Tesla ne brucia 4 al mese, in un solo giorno di settembre escono una cinquantina di articoli che danno l'azienda per spacciata. Musk si salva siglando un contratto fra Space X e la Nasa per 1,6 miliardi di dollari: par di capire che i soldi sono suoi e li gestisce come vuole. Anche – se necessario - travasandoli da una società e l'altra.

Model S, elettrica "di serie"

Nell'estate del 2008, Musk assume come capo designer Franz von Holzhausen, ex Ford, ex Gm, ex Volkswagen (suo, fra le altre cose, il vasetto beat di portafiori sulla plancia della New Beetle). Lascia la Mazda con questa convinzione: “Alla Tesla non c'era storia, solo una visione di prodotti che potrebbero cambiare il mondo. Chi non avrebbe desiderato esserci?”. In soli tre mesi, von Holzausen disegna il 95% della Model S, immensa berlina elettrica che porta la sfida alle ammiraglie tedesche con motore termico. È Musk a volerla a sette posti e con il touch screen verticale da 17 pollici. I soldi però non bastano mai e Musk conferma di essere un grandissimo fundraiser. Nel maggio del 2009 Mercedes compra il 10% di Tesla mettendoci 50 milioni; nel gennaio del 2010 il Dipartimento all'energia del governo federale statunitense presta 465 milioni all'azienda californiana (restituiti nel giugno del 2013); in aprile, si accorda con la Toyota da cui ottiene altri 50 milioni per una quota del 2,5% e l'acquisto di una parte della vecchia fabbrica di Fremont, ex joint venture fra i giapponesi e Gm; in giugno Tesla Motors viene quotata a Wall Street (prima Ipo di un costruttore di auto dopo Ford nel 1956), portando a casa altri 226 milioni.

Dalla Model X alla Model 3

La Model S non è sufficiente però a far guadagnare soldi a Musk. Il quale, nell'aprile del 2013, ne perde ancora così tanti che – con sole due settimane di cash a disposizione - pensa di cedere Tesla all'amico Larry Page. Valutazione: 6 milioni di dollari soltanto. Ma succede un altro miracolo e Musk riparte, anche perché nel frattempo è diventato famoso come una rockstar. Nell'ottobre del 2014 presenta l'Autopilot, il suo sistema di guida ancora semiautonoma, nel settembre del 2015 comincia a vendere il suv Model X con portiere posteriori ad ali di gabbiano, tre giorni fa ha presentato la berlina dal prezzo più accessibileModel 3, che però venderà non prima della fine del 2017.

Il samurai del XXI secolo

Il modello di business di Musk è atipico rispetto a quello dell'industria dell'auto. Tesla, ricordiamo, non ha ancora presentato un bilancio in nero (promesso ora per la fine dell'anno), anche se il titolo a Wall Street viaggia intorno ai 230 dollari per azione sulla base di sole 50.000 macchine vendute nel 2015. Con una capitalizzazione monstre rispetto per esempio a quella di Gm, che di veicoli ne ha venduti però quasi 10 milioni. Tesla sostiene di guadagnare dalle vendite e non dal post vendita tradizionale: si fa pagare l'aggiornamento dei software con cui l'assistenza interviene in remoto sulle macchine dei clienti, per esempio di notte quando l'auto non è in uso e sta parcheggiata in garage. Bisogna credergli? Musk si muove più come un guru che come un imprenditore, non concepisce dubbi, chi non è con lui è contro di lui. Anche in senso letterale, come quel suo ingegnere che una volta non si presentò a un evento Tesla e fu licenziato. A nulla valse la giustificazione che avesse in quello stesso giorno il battesimo del figlio. Parola di Musk: “La mia mentalità è quella di un samurai. Preferirei fare harakiri che fallire”.

Elon Musk riceve la sua McLaren F1

Elon Musk protagonista di un documentario sui milionari più ricchi del mondo, riceve la sua nuova McLaren F1 all'età di 28 anni

Autore: Francesco Paternò

Tag: Retrospettive , Tesla Motors , auto elettrica , auto americane , VIP


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