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pubblicato il 28 marzo 2016

Scatola nera, ecco perché converrebbe alle compagnie

Le lobby assicurative in Senato premono per farla diventare obbligatoria

Scatola nera, ecco perché converrebbe alle compagnie

Caro-polizze a Napoli: la scatola nera salva il portafogli. È il pensiero dell’Ania (Associazione assicurazioni), espresso di recente al Mattino. Grazie alla black box, ecco sconti differenziati, “che colmano in larga parte la distanza fra prezzi pagati in aree virtuose e meno virtuose”, parola di Maria Bianca Farina, presidente Ania. Il riferimento è alla Tariffa Unica Rca in discussione al Parlamento all’interno del Disegno legge Concorrenza: obiettivo, far pagare ai guidatori virtuosi (che non fanno mai incidenti) del Sud le stesse tariffe di quelli del Nord. Così, un automobilista in prima classe a Napoli non dovrebbe sborsare somme folli per coprire i costi dei sinistri e delle truffe di quell’area, potendo pagare come un automobilista di Bolzano. L’idea non va giù all’Ania, che punta invece sulla scatola nera, lo strumento che registra la dinamica dei sinistri.

Lobby al Senato

La pressione delle lobby assicurative in Senato è così forte che la Tariffa unica pare essere stata accantonata e addirittura si fa strada una norma particolare: la scatola nera obbligatoria per tutte le auto e per tutte le Rca. In teoria il fine è nobile: zero frodi con la black box che sa tutto sul guidatore (dove va, su quali strade, com’è avvenuto il sinistro). Quindi meno costi per le compagnie. E prezzi meno cari per tutti, anche al Sud. Ma le cose stanno veramente così come ci vengono dipinte da chi spinge la Rca con scatola nera obbligatoria?

Molti dubbi

Anzitutto va dimostrato che le frodi diminuirebbero con la scatola nera. Attenzione: così come i ladri scavalcano gli antifurto delle auto, inclusi quelli satellitari, allo stesso modo non è un’impresa da fantascienza alterare la scatola nera magari per usarla proprio per mettere in piedi una frode. E comunque, la Rca con scatola nera obbligatoria, sarebbe un bel regalo nelle mani delle compagnie, che potrebbero controllare il guidatore (stile di guida, incidenti, movimenti, tipi di strada) in cambio di promessi sconti sulla Rca. Occhio perché anche l’indennizzo diretto del 2007 (la compagnia fa il bello e cattivo tempo sui rimborsi) e la legge del Governo Monti del 2013 (lesioni fisiche da pagare dietro esame strumentale) dovevano portare a fortissime riduzioni tariffarie; e invece a fine marzo 2016 siamo ancora qui a parlare di caro-Rca.

E la libertà?

Non solo: i contratti Rca con scatola nera rischiano di spingere l’assicurato a far riparare l’auto dal carrozziere convenzionato con la compagnia, in barba alla libertà di mercato e alla concorrenza. L’automobilista perderebbe la preziosissima libertà di scegliere il carrozziere indipendente, quello di fiducia (qui Federcarrozzieri). Pertanto, la semplificazione “scatola nera uguale Rca migliore” è notevolmente lontana dalla realtà, nonostante l’opera di lobby su alcuni senatori.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , assicurazioni


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