Attualità

pubblicato il 24 marzo 2016

Codice della Strada, la riforma è al palo in Senato

Approvata come Disegno di legge alla Camera, è ferma da ottobre 2014. Mancano le coperture

Codice della Strada, la riforma è al palo in Senato

"In sede di revisione del Codice della Strada di cui al Disegno legge delega al Governo AS 1638, si potrà provvedere alla modifica dell’articolo 61 in coerenza con la norma comunitaria": lo ha appena detto la nona Commissione Trasporti. Fuori dal burocratese, c’è un’altra norma da cambiare. Il che, in sé, non è un male. Il problema è che il progetto di riforma profonda e completa del Codice della Strada è una promessa vecchissima della politica: quel Ddl è stato approvato alla Camera a ottobre 2014, ma s’è arenato in Senato. Qualche giorno fa, il viceministro ai Trasporti Riccardo Nencini, ha detto: "Sono in corso gli approfondimenti tecnici sui profili finanziari del Ddl 1638, necessari per superare il parere contrario, reso sul testo dalla Commissione Bilancio ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione". Insomma, manca la copertura finanziaria: non ci sono soldi per attuare la riforma.

Una "macchina" pesantissima

Il ministero dei Trasporti ha predisposto una nuova relazione tecnica, che è stata inviata al ministero dell'Economia. Nencini auspica che quest’ultimo dicastero e la Ragioneria generale dello Stato "completino quanto prima tali adempimenti, al fine di consentire alla Commissione di riprendere rapidamente l'iter del provvedimento". Il fatto è che si sono accavallate le proposte di modifica (emendamenti), le une sulle altre. Abbiamo numerosi subemendamenti alla marea di emendamenti dei relatori su alcuni articoli. Un Codice della Strada bloccato da una "macchina" politico-burocratica pesantissima.

E la sicurezza stradale?

Un guaio, questa paralisi politico-burocratica, visto che ne va della sicurezza stradale. In particolare, sarebbe necessario alleggerire il Codice della Strada, che sono un insieme di regole troppo articolate e complesse. Andrebbe ammodernato, visto che è del 1993: non è al passo coi tempi, essendo alla base delle tensioni sociali che riguardano le nuove app mobilità (come Uber). Ci sarebbero da tutelare gli utenti deboli della strada, quali i motociclisti, obbligando i gestori a migliorare le infrastrutture. Andrebbero cambiati i limiti per i neopatentati, allentando i vincoli che impediscono ai ragazzi di fare subito esperienza al volante. Si aspetta che il taglio dei punti della patente costituisca atto amministrativo definitivo, limitando i casi in cui la decurtazione dei punti possa essere sostituita dal pagamento di una sanzione supplementare di circa 300 euro (spese di notifica incluse). Urgono linee guida per garantire uniformità nell'operato delle commissioni mediche locali e dei medici monocratici per il conseguimento o il rinnovo della patente. È vero che intanto è arrivato il reato di omicidio stradale. Ma questo è stato trasformato da doloso (volontario) a colposo (per imprudenza), togliendolo dalla riforma del Codice della Strada e trattandolo a parte. E scatenando le polemiche dei penalisti. Un escamotage che non può essere utilizzato per la riforma del Codice della Strada: così, al Senato è paralisi.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , codice della strada


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