Retrospettive

pubblicato il 27 marzo 2016

BMW Z3, tu vuò fa' l'americana

E' la prima bavarese assemblata negli USA e la prima roadster "popolare" della Casa tedesca

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Prima di lei, l'unica roadster "popolare" di BMW fu la mitica Z1, quella con le portiere ad apertura elettrica verticale: un'auto che piacque solo ai tedeschi e agli italiani e di cui, infatti, furono venduti meno di 10.000 esemplari. Sono invece quasi 300.000 le Z3 prodotte fra il 1995 e il 2002. Un'auto che ha un forte legame con gli Stati Uniti d'America, messo in chiaro ancor prima di essere commercializzata: nel 1995 compare infatti nel film 007 - Golden Eye. Ma c'è di più, perché la Z3 non solo è progettata per piacere agli americani, ma in America viene anche assemblata: la sua produzione inizia nel 1995 a Spartanburg e si tratta della prima BMW che esce esclusivamente da questa linea di montaggio. Lunga 4,02 metri, alta solo 1,27 e con un peso di poco superiore ai 1.200 kg, prima ancora che un'automobile la Z3 è un oggetto da guardare.

Seduti sulle ruote posteriori

A vederla a tetto aperto, ancora oggi a distanza di 20 anni, viene naturale tornare con lo sguardo alla posizione dei sedili e chiedersi: "Ma davvero sono così indietro?". Una "sproporzione" che regala un fascino unico alla roadster tedesca. Con quel cofano motore lunghissimo e la coda compatta, raccolta, la carrozzeria è quasi una radiografia di quello che c'è sotto. Certo, un minimo appassionati di automobili bisogna esserlo, ma non c'è bisogno di leggere la scheda tecnica per indovinare che il motore è montato in posizione anteriore longitudinale dietro all'asse e che la trazione è posteriore. Allo stesso modo, bisogna conoscere un po' di storia della BMW per riconoscere nelle "branchie" laterali posizionate all'altezza dei passaruota anteriori un omaggio dei designer della Z3 alla storica 507 Roadster.

Equilibrio quasi perfetto

L'archittura di cui sopra, ovviamente, non è un lusso fine a sé stesso né un adattamento degli ingegneri alle esigenze dei designer, anzi, è vero il contrario. Tutto nasce dal "manifesto" tecnico BMW - che in questi anni sta venendo gradualmente meno, con la diffusione del motore anteriore trasversale, ma questo è un altro conto - ovvero il posizionamento della meccanica all'interno degli assi, con la trazione sulle ruote dietro e una distribuzione dei pesi il più possibile vicina al 50:50, se non proprio perfettamente paritaria.

Sensazioni forti

Se è vero che sulla carta la Z3 è perfettamente equilibrata nella distribuzione delle masse, è anche vero che il suo comportamento al limite non è così semplice da gestire, in particolare con le motorizzazioni più potenti. Nello specifico, la versione M (sia roadster sia coupé) con il 3.2 sei cilindri aspirato da 321 CV è piuttosto selvaggia e, prima di dare del tu al pedale del gas, è bene collegare piede e cervello, anche e soprattutto perché i controlli elettronici non ci sono, su questa versione. Il sovrasterzo di potenza, in modo particolare sul bagnato, si traduce in testacoda nel giro di pochi istanti, se non si hanno la freddezza e la perizia di dosare potenza e controsterzo come si deve.

Nel 1998 è tempo di coupé

Due anni dopo la roadster, la gamma della Z3 si allarga alla Coupé: i posti rimangono due, la meccanica è la stessa della versione aperta, ma il tetto chiuso stravolge la fisionomia della vettura. Il grande finestrino posteriore, il lunotto più verticale rispetto a quello di tante SW e uno "sbilanciamento" delle proporzioni ancora più accentuato verso il retrotreno la fanno sembrare quasi un'altra auto. Una shooting brake a tutti gli effetti: primo perché le porte sono due, secondo perché al bagagliaio si accede attraverso un ampio portellone, terzo perché il vano di carico è generoso, in rapporto alle dimensioni esterne. Sono, queste appena descritte, le caratteristiche che rispecchiano in pieno le esigenze dei nobili inglesi con il pallino per la caccia, per i quali nascono le shooting brake. Detto questo e nonostante un comportamento stradale migliore rispetto a quello della roadster (in virtù della maggior rigidezza della scocca regalata dalla presenza del tetto, dell'abbinamento ai soli motori più potenti e del differenziale autobloccante di serie ), la Coupé non convince mai fino in fondo e rimane confinata a un ruolo di comprimaria.

Motori a 4 e 6 cilindri

Come già scritto, la Z3 nasce come oggetto di puro piacere, prima estetico che adrenalinico, e in BMW ci vanno cauti con la potenza, almeno all'inizio. Ma si sa, i tedeschi amano fare le cose in grande e in BMW, che in quanto a motori hanno poco o nulla da imparare, in casa hanno l'imbarazzo della scelta per dare un po' di brio in più alla Z3. L'inizio comunque è molto cauto: si può scegliere solo fra due 4 cilindri, un 1.8 da 115 CV e un 1.9 da 140. Già nel 1997 arriva ciò che i puristi BMW si aspettano e ciò che secondo loro una BMW "deve" avere: un sei cilindri, a maggior ragione visto che la Z3 è una scoperta e il sound del propulsore è la colonna sonora principale. Si tratta del 2,8 litri da 192 CV, che da molti viene considerato il complemento ideale per la Z3. Potente al punto giusto senza essere cattivo, rotondo ai bassi regimi e con un sound perfetto. Con il restyling del 1999, il 3.0, sempre a sei cilindri, sostituisce il 2.8: accreditato di 231 CV, ha un tiro esemplare da 1.500 a oltre 6.000 giri, ma per certi versi è fin troppo potente per la filosofia della Z3, più da "struscio" che da tempi sul giro. A sua volta, nella parte bassa della gamma il 1.900 viene sostituito dal 2 litri da 150 CV a sei cilindri; motore che dura solo un anno. Nel 2000 arriva al suo posto il 2.2, sempre a sei cilindri in linea, che con i suoi 170 CV è poco più potente del 2.0, ma decisamente più brillante nelle risposte.

M come mostruosa

Si può resistere a tutto, ma non alle tentazioni: nel 1998 è tempo di M, spinta dal motore 3.2 da 321cv utilizzato anche sulla M3 E36. Rispetto a questa applicazione, però, gli ingegneri intervengono sull'elettronica, per "ammorbidire" le risposte di un motore che per la Z3 sarebbe fin troppo aggressivo. Non bisogna infatti dimenticare che le Z3 M (a differenza delle versioni più "tranquille" prima dotate di controllo di trazione e poi anche di ESP) sono prive di qualsiasi controllo elettronico.

Pochi aggiornamenti in sette anni di carriera

La Z3 è cambiata poco, fra il 1996 e il 2002, quando è stata sostituita dalla Z4. Le modifiche più importanti le abbiamo peraltro già citate e interessano la gamma motori. Per il resto, dal punto di vista estetico va segnalato il restyling del 1999: il lato B diventa più "sexy" per tutte le motorizzazioni, grazie ai passaruota bombati che fino a quel momento erano prerogativa delle versioni Motorsport e 2.8. Proprio dalla 2.8 viene preso anche il paraurti anteriore più pronunciato ed esteso a tutta la gamma. Lievi modifiche interessano i gruppi ottici posteriori e l'abitacolo, impreziosito da cornici cromate attorno ai comandi del climatizzatore.

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Tag: Retrospettive , Bmw , auto europee


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