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pubblicato il 22 marzo 2016

Dossier #sapevatelo

Opel Omega Lotus, come lei nessuna mai

Il suo record di berlina di serie più veloce del mondo è durato oltre venti anni

Opel Omega Lotus, come lei nessuna mai
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Nel marzo 1989 il mondo automobilistico si fermò per cinque minuti. Nello stand Opel del Salone di Ginevra era appena stata presentata la Omega Lotus e il mondo non sarebbe mai più stato lo stesso. Un'auto come la Thema Ferrari diventava preistorica, ma anche la stessa Testarossa o la Porsche 911 Turbo tremavano al suo cospetto. L'anima hardcore tedesca si era unita al gene della pazzia britannico, prendendo una tranquilla berlina da famiglia e trasformandola in un mostro assetato di asfalto. Il suo motore era una versione profondamente rivista del 6 cilindri in linea da 2.9 litri della Omega Evo 500, che aveva comunque 230 rispettabilissimi cavalli. La Omega Lotus no, lei arrivava a 377 CV e lo faceva con la più sicura della ricette, quella di aggiungere un bel paio di turbo.

Due turbo grossi così

Nello specifico, si trattava di due giranti Garrett T25, che venivano raffreddate da un doppio intercooler aria-acqua. Ma anche il resto del motore era stato adeguato alle prestazioni, rinforzando soprattutto il basamento e aggiungengo due radiatori per il raffreddamento dell'olio che funzionavano anche dopo che il motore veniva spento. La testata, invece, era praticamente la stessa della Evo 500 ma cambiavano, ovviamente, gli alberi a camme. I pistoni forgiati erano prodotti dalla Mahle, così come le bielle che avevano specifiche originali Lotus. La cilindrata, in ogni caso, saliva fino a 3.6 litri (allungamento della corsa) e i turbo soffiavano a 0,7 bar, generando 570 Nm di coppia massima, scaricati solo sulle ruote posteriori. Il valore era impressionante per quei tempi e per gestirlo la Omega Lotus utilizzava lo stesso cambio manuale a 6 marce della Corvette C4 ZR1 (i tecnici Lotus avevano provato a usare anche il suo V8 ma non c'era spazio nel cofano), mentre il differenziale autobloccante arrivava dall'australiana Holden Commodore.

Ferrari e Lambo nel mirino

Anche i 5,2 secondi per passare da 0 a 100 km/h erano pazzeschi nel 1989 (pneumatici poco performanti e niente elettronica a supporto), ma la velocità massima lo era ancora di più: 283 km/h. Solo la M5 E34 aveva numeri lontanamente paragonabili, con 340 CV ma una velocità massima limitata a 250 km/h. A Russelsheim, invece, avevano deciso di non limitare un bel niente e di andare a caccia di berlinette emiliane. La Omega Lotus, dunque, era la berlina di serie più veloce del mondo e lo è rimasta fino al 2005, quando la Bentley Continental Flying Spur ha raggiunto i 313 km/h. Certo, ci sono anche i "missili" firmati Brabus, come la E V12 del 1996 da 330 km/h, ma non si possono definire auto di serie.

Freni racing

La Omega Lotus, comunque, non andava forte solo sul dritto, ma se la cavava pure tra le curve e parte del merito andava allo spettacolare impianto frenante (con ABS) AP Racing con dischi anteriori da 330 mm e posteriori da 300 mm e pinze a quattro pompanti, una misura buona ancora oggi e che infatti richiedeva i cerchi da 17 pollici quando praticamente non li usava ancora nessuno; quanto agli pneumatici, davanti c'erano dei 235/45, mentre dietro dei 265/40. Quanto alle sospensioni, se davanti rimanevano i McPherson delle altre Omega, seppure debitamente rivisti, dietro al multi-link venivano aggiunti gli ammortizzatori auto-livellanti della Senator, principalmente per ovviare al problema delle variazioni di camber alle alte velocità. A questo proposito, anche il servosterzo ad assistenza variabile arrivava dalla Senator, anche se i tecnici Lotus avrebbero preferito montarlo direttamente sul pignone, cosa che non fu possibile per la mancanza di spazio.

Prezzo da supercar

Insomma, c'è poco da aggiungere, la Omega Lotus era una supercar travestita da berlina e il prezzo di 115 milioni di lire ne era la diretta conseguenza. In totale ne furono prodotte solo 950, di cui 400 con guida a destra; delle 550 con guida a sinistra in Italia ne arrivarono 70, divise tra le concessionarie di Milano e Roma. Il colore disponibile era uno solo, l'Imperial Green, cioè un verde molto scuro che se non colpito direttamente dalla luce sembrava quasi nero.

Autore: Alessandro Vai

Tag: Curiosità , Opel , auto europee , auto storiche


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