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Curiosità

pubblicato il 21 marzo 2016

Nissan NTCE-S, a Barcellona si fa tutta la messa a punto per l'Europa

Dal centro ricerche catalano passa ogni auto destinate alle nostre strade

Nissan NTCE-S, a Barcellona si fa tutta la messa a punto per l'Europa
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L'Europa è la patria del diesel, ma è anche un mercato così esigente da richiedere sempre attenzioni specifiche. Per questo motivo anche una Casa automobilistica come Nissan, che grazie alla partnership con Renault dispone di ottimi motori diesel, ha un proprio centro di ricerca e sviluppo nel Vecchio Continente. Si chiama Nissan Technical Centre Spain e si trova a Barcellona, dove svolge principalmente tre tipi di attività: lo sviluppo dei motori diesel, lo sviluppo completo dei veicoli commerciali leggeri e dei pick-up e, infine, la messa a punto finale delle auto. E' da qui che sono passate sia la Juke che la Qashqai prima di ricevere il via libera per arrivare negli autosaloni europei ed è sempre qui che si fa costante ricerca su quel 1.5 dCi che sti trova sotto il cofano di un'infinità di auto, molte anche con marchi diversi tra loro. Ma è anche qui che si studia la concorrenza, come ho potuto vedere durante la visita che Nissan ha organizzato.

Concorrenza sotto esame

Per nulla protette dagli sguardi indiscreti - in effetti di solito qui non ce ne sono - tra le vie e i capannoni del centro ricerca catalano abbiamo visto tre Volkswagen (una Golf GTE, un Amarok e una Touareg), ma anche una Peugeot 308, una Ford Focus e un pick-up Toyota. “E' la cosa più normale del mondo, lo facciamo noi qui ma lo fanno tutte le Case auto - mi spiega Josep Meseguer, il direttore del reparto test - osservare e studiare quello che fa la concorrenza, ovviamente quella migliore, è sempre stimolante e fonte di ispirazione. Alla fine, se qualcuno fa una cosa che funziona, stai tranquillo che tutti la copieranno”. La Golf GTE, in particolare, è stata acquistata per studiare la gestione del calore all'interno del corpo vettura e del cofano motore, mi racconta Meseguer, ma alla mia conseguente domanda su un prossimo arrivo dell'ibrido plug-in su una Nissan ovviamente risponde solo con una smorfia indecifrabile.

Telai sotto stress

Continuando il giro vedo un sacco di cose interessanti, soprattutto i macchinari per testare lo stress di componenti singoli. Così imparo che il “ponte torcente” si chiama così perché torce davvero e ci pensano due grossi pistoni idraulici a confermarlo; questa macchina sta eseguendo un test di durata su un pezzo che deve avere caratteristiche di rigidezza assai precise. Ancora più impressionante è invece il robot che sta “strizzando” il telaio a longheroni di un pick-up Navara, che vedo nella sua interezza, a pochi metri di distanza, “ballare” a due metri dal suolo su quattro grandi stantuffi. “Contrariamente a quello che sembra, non stiamo testando le sospensioni, bensì la resistenza degli assemblaggi e degli interni alle sollecitazioni dovute all'uso del mezzo - mi racconta Meseguer - con questo robot in sole 3 settimana possiamo simulare gli effetti di 100.000 chilometri su strada”.

Feeling da trovare

Saluto mentalmente il Navara “ballerino” e, dopo aver percorso qualche altro metro, vengo attratto da una curiosa coppia di leve del cambio, entrambe collegate a un computer, ma una con un numero tale di sensori che sembra stia per ricevere un check-up ospedaliero. Lo scopo di questo esperimento, mi spiega il tecnico che ci sta lavorando, è quello di trovare il giusto feeling per questo cambio manuale a 5 marce. Uno dei due è troppo duro e l'altro troppo morbido, dunque la verità sta nel mezzo e questo macchinario serve proprio a trovarla. “In Giappone solo il 10% delle auto ha il cambio manuale e si tratta anche di modelli particolari - mi spiega ancora Meseguer - per questo i nostri colleghi non ci dedicano tantissimo tempo e a volte non hanno neanche l'esperienza necessaria per fare una messa a punto fine. Noi invece sappiamo cosa vuole l'automobilista europeo e riusciamo sempre ad accontentarlo”.

Software da creare

Ma le 340 persone che lavorano qui - fanno parte delle 22.000 in tutto il mondo che Nissan dedica alla ricerca - fanno anche altre cose, come per esempio creare l'algoritmo perfetto per gestire il servosterzo elettrico dei Qashqai destinati all'Europa, oppure la mappatura giusta per il 1.5 dCi che deve andare sotto il cofano della Juke. Nel primo caso, quando lo sviluppo del componente è stato terminato in Giappone, in Spagna arrivano un certo numero di auto corredate da software “neutri”, algoritmi, cioè, da cui partire per poi trovare quello più affine al mercato europeo. E lo stesso vale per il motore, perché nonostante il “K9K” sia super collaudato, ogni applicazione ha bisogno di un affinamento differente. Questo dipende sia dal gusto del cliente che guiderà l'auto, che cambia di marchio in marchio, ma anche da elementi tecnici come la posizione e la portata dell'impianto di aspirazione e soprattutto da quello di scarico.

Autore: Alessandro Vai

Tag: Curiosità , Nissan , auto giapponesi


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