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pubblicato il 10 marzo 2016

Strade dissestate: 6 italiani su 10 hanno rischiato un incidente nell'ultimo anno

Resta il secondo pericolo più avvertito dopo il furto in casa

Strade dissestate: 6 italiani su 10 hanno rischiato un incidente nell'ultimo anno

Serve una ricerca per dire che in Italia le strade fanno "pietà"? No. Basta guidare un’auto per qualche minuto in una città qualsiasi o andare in moto su qualche Statale celebre per le buche. Peggio ancora per chi va in bici (e anche i pedoni ne pagano le conseguenze). È un problema così sentito che i Comuni si proteggono con costosissime polizze assicurative, utili quando un cittadino, esasperato dalle voragini, fa causa all’amministrazione locale per via dei danni subiti dall’auto o addirittura delle lesioni fisiche. Però, anche se la drammatica realtà è sotto gli occhi di tutti, uno studio consente di avere le idee più chiare in merito. Le strade cittadine sono sempre più “a rischio incidente”, soprattutto a causa dei manti stradali danneggiati per l’assenza di un’adeguata attività di manutenzione. E, per le strade dissestate, 6 italiani su 10 hanno rischiato un sinistro nell’ultimo anno. Proprio a causa delle buche e della situazione di dissesto, l’incidente resta il secondo pericolo più avvertito dalla popolazione, dopo il furto in casa, ma prima di rapina, scippi e aggressioni. Sono questi i principali risultati evidenziati dallo studio/sondaggio “Gli italiani e la percezione della sicurezza stradale”, promosso dalla Fondazione Luigi Guccione vittime della strada in collaborazione con il Siteb (Associazione italiana bitume e asfalto) e Assosegnaletica e condotto da IPR Marketing, l’istituto specializzato in ricerche e analisi di mercato.

Comuni nel mirino

La ricerca evidenzia in maniera incontrovertibile come la sicurezza della circolazione sulle strade cittadine è oggi percepita come un'emergenza da affrontare al più presto: ben il 67% degli intervistati dichiara di vivere questo disagio nel proprio Comune di appartenenza. Ma quali sono le modalità di circolazione sentite come meno sicure dagli italiani? Oltre l’80% definisce “a rischio” le strade per le due ruote (moto o bici), il 74% ritiene che le città siano più pericolose per i pedoni, il 65% le definisce tali anche per chi si sposta in auto. Il 60% degli intervistati dichiara di aver rischiato nell’ultimo anno di restare vittima di un incidente per le pericolose condizioni stradali.

Sud, le cose peggiorano

Secondo l’analisi, mentre lo stato di segnaletica, semafori e illuminazione delle strade viene giudicato abbastanza soddisfacente, la presenza (o meglio l’assenza e l’inadeguatezza) di guardrail e, soprattutto, la condizione dell’asfalto vengono valutati negativamente dalla quasi totalità degli intervistati: solo il 20% esprime commenti positivi e il dato scende addirittura al 5% nel Sud e isole. Proprio la cattiva manutenzione dell’asfalto e le conseguenti buche che si vengono a formare sempre più di frequente rappresentano l’elemento più pericoloso per la sicurezza stradale cittadina (oltre il 76% lo segnala). Ed ecco il guaio: le “priorità stradali” delle amministrazioni locali sembrano focalizzarsi su altri elementi, in primis la regolamentazione di soste e parcheggi (41%), poi il ripristino di semafori non funzionanti (30%) e la realizzazione di ZTL o aree pedonali (29%).

Meno investimenti

Le valutazioni espresse nel sondaggio trovano conferma nelle ultime stime elaborate dal Siteb, secondo le quali dal 2006 al 2015, anche a causa del rispetto del Patto di Stabilità, gli Enti gestori della rete stradale italiana non hanno messo in opera ben 96 milioni di tonnellate di asfalto necessarie a tenere in buona salute le nostre strade, per un valore complessivo pari a 9 miliardi di euro. “Il mancato investimento in opere stradali di questi ultimi anni - lancia l’allarme il direttore del Siteb, Stefano Ravaioli - ha generato una situazione diffusa di dissesto delle nostre strade di cui oggi paghiamo le conseguenze, con addirittura alcune Provincie costrette a vietare la circolazione su alcune arterie perché non in grado di garantirne la fruibilità in sicurezza o con le carreggiate delle tratte Anas chiuse o a circolazione limitata per buche e deformazioni del manto stradale”. Per il Siteb, il Paese non ha bisogno di grandi opere, ma di badare alla sicurezza della rete esistente, prima che questa collassi: “Auspichiamo che l’allentamento del patto di stabilità per gli Enti Locali, previsto per i lavori stradali nel testo dell’ultima Legge di Stabilità 2016 e i fondi stanziati ad hoc per le manutenzioni possano cambiare decisamente il quadro, mettendo in sicurezza il nostro patrimonio stradale e fornendo maggiori certezze ad automobilisti, motociclisti e pedoni”.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , sicurezza stradale


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